#atavolaneisecoli: il Cinquecento

Il secondo appuntamento con la mostra Time Table – A tavola nei secoli è alla tavola del vescovo di Verona Giovanni Matteo Giberti, nel XVI secolo. Narratore, Giovanni della Casa.


atavolaneisecoli - Cinquecento
#aTavolaneiSecoli è il gioco di lettura e riscrittura su Twitter che TwLetteratura dedica alla mostra Time Table – A tavola nei secoli, in corso a Torino a Palazzo Madama dal 24 giugno al 18 ottobre. Scopri come si gioca e siedi a tavola con TwLetteratura.
 
Martedì 30 giugno 2015 – #aTavolaneiSecoli/02

Dobbiamo proprio al successo del Galateo overo de’ costumi di Giovanni della Casa, scritto attorno al 1551 e pubblicato postumo nel 1558, se oggi la lingua italiana ricorre alla parola ‘galateo’ per definire l’insieme di quelle che sono ritenute – a torto o a ragione – le regole con cui comportarsi.

All’inizio del brano con cui giocheremo, l’autore si riferisce al vescovo di Verona Giovanni Matteo Giberti, capace di far notare con gentilezza al conte Ricciardo, suo commensale, la brutta abitudine che egli aveva di far rumore masticando. Insomma, buon divertimento: leggendo, però, sappiate ridere con garbo.*
 
[V] Ora che crediamo noi che avesse il vescovo e la sua nobil brigata detto a coloro che noi veggiamo talora, a guisa di porci col grifo nella broda tutti abbandonati, non levar mai alto il viso e mai non rimuover gli occhi e molto meno le mani dalle vivande e con ambedue le gote gonfiate, come se essi sonassero la tromba o soffiassero nel fuoco, non mangiare ma trangugiare? I quali, imbrattandosi le mani poco meno che fino al gomito, conciano in guisa le tovagliuole che le pezze degli agiamenti sono più nette? Con le quai tovaglioule anco molto spesso non si vergognano di rasciugare il sudore che per lo affrettarsi e per lo soverchio mangiare gocciola e cade loro dalla fronte e dal viso e d’intorno al collo, e anco di nettarsi con esse il naso quando voglia loro ne viene. Veramente questi così fatti non meritarebbono di essere ricevuti non pure nella purissima casa di quel nobile vescovo, ma doverebbono essere scacciati per tutto là dove costumati uomini fossero.

Dee adunque l’uomo costumato guardarsi di non ugnersi le dita sì che la tovaglioula ne rimanga imbrattata: perciocché ella è stomachevole a vedere. Ed anco il fregarle al pane che egli dee mangiare non pare polito costume. I nobili servidori, i quali si essercitano nel servigio della tavola, non si deono per alcuna condizione grattare il capo né altrove dinanzi al loro signore quando e’ mangia, né porsi le mani in alcuna di quelle parti del corpo che ci cuoprono; né pure fare sembiante, sì come alcuni trascurati famigliari fanno, tenendosele in seno o di dietro nascoste sotto a’ panni; ma le deono tenere in palese e fuori d’ogni sospetto, ed averle con ogni diligenza lavate e nette senza aversi sù pure un segnuzzo di bruttura in alcuna parte.

E quelli, che arrecano i piattelli o porgono la coppa, diligentemente si astenghino in quell’ora da sputare, da tossire e più da starnutire, perciocché in simili atti tanto vale e così noia i signori la sospezione quanto la certezza: e perciò procurino i famigliari di non dar cagione a’ padroni di sospicare, perciocché quello che poteva addivenire così noia come se egli fosse avvenuto. E, se talora averai posto a scaldare pera d’intorno al focolare o arrostito pane in su la brage, tu non vi dèi soffiare entro perché egli sia alquanto ceneroso, perciocché si dice che mai vento non fu senza acqua; anzi tu lo dèi leggermente percuotere nel piattello, o con altro argomento scuoterne la cenere.

Non offerirai il tuo moccichino, comeché egli sia di bucato, a persona, perciocché quegli a cui tu lo proferi, no ‘l sa e potrebbelsi avere a schifo. Quando si favella con alcuno, non se gli dee l’uomo avvicinare sì che se gli aliti nel viso: perciocché molti troverai che non amano di sentire il fiato altrui, quantunque cattivo odore non ne venisse. Questi modi ed altri simili sono spiacevoli, o vuolsi schifargli, perciocché posson noiare alcuno de’ sentimenti di coloro co’ quali usiamo, come io dissi di sopra. […]  

* Nella foto, una coppa in filigrana “a retortoli” con busto femminile (Murano, seconda metà XVI secolo, vetro dipinto), parte della collezione di Palazzo Madama.

Ti aspettiamo a Palazzo Madama domenica 12 luglio 2015, alle ore 11, per un workshop di twitteratura su carta e in digitale con cui festeggeremo il gioco dal vivo. Per prenotare il workshop, telefona al numero 011.52.11.788 (prenotazioniftm@arteintorino.com): il costo del workshop è di 4 euro e include l’ingresso alla mostra.
 
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