#aTavolaneiSecoli: il Medioevo

Il primo appuntamento con la mostra Time Table – A tavola nei secoli è nel refettorio del Santa Maria della Scala di Siena, un esempio singolare di come si stesse a tavola nel 1300.


Time Table - Medioevo
#aTavolaneiSecoli è il gioco di lettura e riscrittura su Twitter che TwLetteratura dedica alla mostra Time Table – A tavola nei secoli, in corso a Torino a Palazzo Madama dal 24 giugno al 18 ottobre. Scopri come si gioca e siedi a tavola con TwLetteratura.
 
Lunedì 29 giugno 2015 – #aTavolaneiSecoli/01

Sorto a Siena a cavallo dell’anno 1000, l’ospedale di Santa Maria della Scala assisteva i malati e i poveri e si prendeva cura dei bambini abbandonati, nonché dei pellegrini che transitavano lungo la via Francigena. Nel tempo l’ospedale acquisì potere e importanza, soprattutto grazie a lasciti e elemosine e, in ragione di ciò, nel 1305 si diede uno Statuto che rappresenta un testo importante per comprendere l’età dei Comuni. Con questi brevi estratti dello Statuto, entriamo nel refettorio del Santa Maria e nelle rigide regole che – almeno apparentemente – ne regolavano la vita. Il testo con cui giocheremo è tratto dallo Statuto dell’Ospedale Santa Maria della Vergine di Siena dell’anno MCCCV.*
 
V. Che ciascuno frate sia tenuto di portare a lato uno coltellino sença ponta per casione di talliare el pane a sé e a li infermi e altre cose da mangiare.

Ancho che ciascuno frate del detto spedale sia tenuto e debbia portare a lato a la coreggia o ver centura uno coltellino senza ponta a talliare el pane e l’altre cose da mangiare, per servire a sé medesimo e a li povari infermi del detto spedale. E al contrafacente el rettore del detto spedale possa imponare e dare chella disciplina || la quale esso vorrà, considerata la conditione de la persona e la qualità del fatto.

[…]

 
VIII. Come li frati se debbiamo racolliare a mangiare, e come debbiano tenere silentio in rifettoro mentre che mangiano.

Ancho che tutti li frati del detto spedale li quali debbono mangiare nel rifettoro del detto spedale, siano tenuti e debbiano entrare et essere nel detto rifettoro al secondo suono de la campanella la quale è sonata al || mangiare de li frati predetti, o vero al meno quando si fa la benedictione de la mensa del detto rifettoro per li preti del predetto spedale. E s’alcuno incontra farà o sarà negligente non abbia a quel mangiare altro a mangiare che pane e vino, e sia tenuto di mangiare com li altri frati nel rifettoro. Salvo che s’alcuno avesse scusa legitima o vero raionevole sia scusato, la qual scusa sia tenuto di fare, innançi ch’esso mangi, a chel frate lo quale sarà posto e deputato per lo rettore a tenere e a far tenere silentio nel rifettoro del detto spedale, a bona fede sença frode.
 
VIII. Che sea ordinato e posto uno de li frati lo quale faccia servare silentio nel rifectoro, e che ne sia posto uno altro in suo loco per lo rettore o ver per lo vicario in mentre che chello frate non sarà presente.

Anco che, in però che – secondo ch’el savio detta – in moltiplicatione di parole non si schifa el peccato, volemo e stantiando firma||mo che per lo rettore del detto spedale sia deputato e ordinato uno de li frati conventuali li quali mangiano nel rifettoro del detto spedale, lo quale tegna e tener faccia silentio da tutti li frati li quali mangiano nel detto rifettoro. E tutti coloro li quali mangiaranno nel detto rifettoro, siano tenutti e debbiano obedire a quel frate, el quale sarà deputato a fare tenere silentio da li altri frati, in mentre che saranno nel rifettoro e per casione di mangiare. E se adevenisse che per alcuna iusta casione el detto frate posto a tenere e a far tenere silentio non potesse essere presente al mangiar de li frati nel detto rifettoro a fare el detto officio, sia tenuto e debbia dirlo innançi al rettore innançi la ora del mangiare, o vero al suo vicario s’el rettore non fusse presente, a ciò ch’el rettore, o vero el suo vicario s’el rettore non fusse presente, el detto officio faccia fare per uno altro frate infino a tanto che || colui il quale sarà in prima deputato a chello offitio potarà essar ritornato a fare el suo offitio. E se alcuno frate o vero familiare o vero converso ricusasse ovvero lassasse de obedire al detto frate offitiale posto a fare tenere silentio, el detto frate sia tenuto chello cotale incontrafacente accusare al rettore. E possa e debbia all’incontrafacente dare chella disciplina la quale parrà a lui che se convegna, considerata la conditione della persona e la qualità del fatto e de la casione. E le predette cose abbiano luogo da essere osservate nel rifettoro per casione di mangiare e non in altro tempo, e nelli frati li quali mangiano nel detto rifettoro. E tutti li frati li quali mangiarano a la prima mensa, poscia che sarano rindute laude a Ieso Cristo in mantenente siano tenuti d’iscire fuore dal detto rifettoro, e ine non stiano a ciò che per loro non sia prestato impedimento a li altri li quali man||giarano a la seconda mensa nel detto rifettoro.
 

* Nella foto, un’acquammanile a foggia di leone (Bassa Sassonia, fine XIV secolo), parte della collezione di Palazzo Madama. Il testo qui pubblicata riprende la versione dello Statuto pubblicata da Michele Pellegrini, La comunità ospedaliera di Santa Maria della Scala e il suo più antico Statuto, Ospedaletto, Pacini Editore, 2005.

Ti aspettiamo a Palazzo Madama domenica 12 luglio 2015, alle ore 11, per un workshop di twitteratura su carta e in digitale con cui festeggeremo il gioco dal vivo. Per prenotare il workshop, telefona al numero 011.52.11.788 (prenotazioniftm@arteintorino.com): il costo del workshop è di 4 euro e include l’ingresso alla mostra.
 
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