#atavolaneisecoli – Il Seicento

Il terzo appuntamento con la mostra Time Table – A tavola nei secoli è nientemeno che alla tavola di Don Rodrigo, nel 1627. Protagonista, Fra Cristoforo.


A cena da Don Rodrigo
#aTavolaneiSecoli è il gioco di lettura e riscrittura su Twitter che TwLetteratura dedica alla mostra Time Table – A tavola nei secoli, in corso a Torino a Palazzo Madama dal 24 giugno al 18 ottobre. Scopri come si gioca e siedi a tavola con TwLetteratura.
 
Mercoledì I luglio 2015 – #aTavolaneiSecoli/03

“Forchette”, “coltelli”, “bicchieri”, “piatti”. E poi “sottocoppe”, “ampolle”, “calici”. Quante volte abbiamo letto questa scena de I promessi sposi senza soffermarci sulle parole che descrivono la tavola di Don Rodrigo? Siete pronti a “sedere”, “mangiare”, “chinare il capo”, “sorridere”, “parlare”, “schermirvi”, “gridare”, “gustare”, “assaggiare”, “mescere” e “sorbire” con Fra Cristoforo in compagnia ㄧ vostro malgrado, beninteso ㄧ dei peggiori commensali di sempre? Non scappate, siete #atavolaneisecoli!*
 
Attraversati due o tre altri salotti oscuri, arrivarono all’uscio della sala del convito. Quivi un gran frastono confuso di forchette, di coltelli, di bicchieri, di piatti, e sopra tutto di voci discordi, che cercavano a vicenda di soverchiarsi. Il frate voleva ritirarsi, e stava contrastando dietro l’uscio col servitore, per ottenere d’essere lasciato in qualche canto della casa, fin che il pranzo fosse terminato; quando l’uscio s’aprì. Un certo conte Attilio, che stava seduto in faccia (era un cugino del padron di casa; e abbiam già fatta menzione di lui, senza nominarlo), veduta una testa rasa e una tonaca, e accortosi dell’intenzione modesta del buon frate, ㄧ ehi! ehi! ㄧ gridò: ㄧ non ci scappi, padre riverito: avanti, avanti ㄧ. Don Rodrigo, senza indovinar precisamente il soggetto di quella visita, pure, per non so qual presentimento confuso, n’avrebbe fatto di meno. Ma, poiché lo spensierato d’Attilio aveva fatta quella gran chiamata, non conveniva a lui di tirarsene indietro; e disse: ㄧ venga, padre, venga ㄧ. Il padre s’avanzò, inchinandosi al padrone, e rispondendo, a due mani, ai saluti de’ commensali.

L’uomo onesto in faccia al malvagio, piace generalmente (non dico a tutti) immaginarselo con la fronte alta, con lo sguardo sicuro, col petto rilevato, con lo scilinguagnolo bene sciolto. Nel fatto però, per fargli prender quell’attitudine, si richiedon molte circostanze, le quali ben di rado si riscontrano insieme. Perciò, non vi maravigliate se fra Cristoforo, col buon testimonio della sua coscienza, col sentimento fermissimo della giustizia della causa che veniva a sostenere, con un sentimento misto d’orrore e di compassione per don Rodrigo, stesse con una cert’aria di suggezione e di rispetto, alla presenza di quello stesso don Rodrigo, ch’era lì in capo di tavola, in casa sua, nel suo regno, circondato d’amici, d’omaggi, di tanti segni della sua potenza, con un viso da far morire in bocca a chi si sia una preghiera, non che un consiglio, non che una correzione, non che un rimprovero. Alla sua destra sedeva quel conte Attilio suo cugino, e, se fa bisogno di dirlo, suo collega di libertinaggio e di soverchieria, il quale era venuto da Milano a villeggiare, per alcuni giorni, con lui. A sinistra, e a un altro lato della tavola, stava, con gran rispetto, temperato però d’una certa sicurezza, e d’una certa saccenteria, il signor podestà, quel medesimo a cui, in teoria, sarebbe toccato a far giustizia a Renzo Tramaglino, e a fare star a dovere don Rodrigo, come s’è visto di sopra. In faccia al podestà, in atto d’un rispetto il più puro, il più sviscerato, sedeva il nostro dottor Azzecca-garbugli, in cappa nera, e col naso più rubicondo del solito: in faccia ai due cugini, due convitati oscuri, de’ quali la nostra storia dice soltanto che non facevano altro che mangiare, chinare il capo, sorridere e approvare ogni cosa che dicesse un commensale, e a cui un altro non contraddicesse.

ㄧ Da sedere al padre, ㄧ disse don Rodrigo. Un servitore presentò una sedia, sulla quale si mise il padre Cristoforo, facendo qualche scusa al signore, d’esser venuto in ora inopportuna. ㄧ Bramerei di parlarle da solo a solo, con suo comodo, per un affare d’importanza, ㄧ soggiunse poi, con voce più sommessa, all’orecchio di don Rodrigo.

ㄧ Bene, bene, parleremo; ㄧ rispose questo: ㄧ ma intanto si porti da bere al padre. Il padre voleva schermirsi; ma don Rodrigo, alzando la voce, in mezzo al trambusto ch’era ricominciato, gridava: ㄧ no, per bacco, non mi farà questo torto; non sarà mai vero che un cappuccino vada via da questa casa, senza aver gustato del mio vino, né un creditore insolente, senza aver assaggiate le legna de’ miei boschi ㄧ. Queste parole eccitarono un riso universale, e interruppero un momento la questione che s’agitava caldamente tra i commensali. Un servitore, portando sur una sottocoppa un’ampolla di vino, e un lungo bicchiere in forma di calice, lo presentò al padre; il quale, non volendo resistere a un invito tanto pressante dell’uomo che gli premeva tanto di farsi propizio, non esitò a mescere, e si mise a sorbir lentamente il vino.
 

* Nella foto, coltello, cucchiaio e forchetta dell’Italia settentrionale (XVII secolo, ferro dorato), parte della collezione di Palazzo Madama. Il brano, inutile dirlo, è tratto dal capitolo V de I promessi sposi di Alessandro Manzoni.

Ti aspettiamo a Palazzo Madama domenica 12 luglio 2015, alle ore 11, per un workshop di twitteratura su carta e in digitale con cui festeggeremo il gioco dal vivo. Per prenotare il workshop, telefona al numero 011.52.11.788 (prenotazioniftm@arteintorino.com): il costo del workshop è di 4 euro e include l’ingresso alla mostra.
 
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