Pavese in terza persona

Paolo Costa >

Hassan Bogdan Pautàs – complice il direttore della Fondazione Cesare Pavese, Pierluigi Vaccaneo – ci riprova. Dopo avere coagulato una gioiosa avanguardia intorno al progetto #TweetQueneau (tre mesi di esercizi di stile sugli Esercizi di stile, con il vincolo dei 140 caratteri di twitter), lancia una nuova impresa.

Questa volta il materiale letterario su cui lavorare (ma, più che un lavoro, mi sembra uno splendido gioco) è La Luna e i falò di Cesare Pavese. Oltre alla Fondazione ci sono, a patrocinare l’operazione, il Parco Culturale Piemonte Paesaggio Urbano e l’ATL Alba Bra Langhe e Roero. Il via ufficiale è per il 25 giugno: 140 caratteri ogni due giorni, seguendo la traccia dei 32 capitoli del capolavoro di Pavese.

Le ragioni del progetto sono illustrate nel post di Hassan Bogdan Pautàs #LunaFalò (che, ovviamente, è anche l’hashtag da usare su twitter). Essendo stato catturato nella trappola di Hassan, ne ho subito avvertita la potenza ludica. #TweetQueneau è stato prima di tutto un gioco appassionante, ai limiti dell’assuefazione. A differenza di quanto ci accade su Facebook, dove non cerchiamo lo scarto, ma la conferma (il malinconico “like”), seguire un hashtag su twitter significa entrare in contatto con sconosciuti e con posizioni diverse dalle nostre. Ciò rende il piacere del gioco più profondo.

Cesare Pavese

Mi sembrano importanti due principi, alla base dell’operazione. Il primo è che non si tratta di letteratura su twitter, ma dell’uso di twitter a fini di decostruzione letteraria. Lo scopo – come suggerisce Rosie Miles, senior lecturer all’università di Wolverhampton, in un articolo recente sul “Guardian” – è andare sotto la pelle dei testi (cfr. Teaching with Twitter: how the social network can contribute to learning, 11 giugno 2012). Il secondo principio è quello della scrittura come disciplina, a partire dalla definizione di regole e vincoli. Fa bene, in questo senso, Hassan Bogdan Pautàs a richiamare il Calvino delle Lezioni Americane.

Ma come approcciare il testo della Luna e i Falò? Me lo sono domandato in questi giorni, impaziente di ripetere l’esperienza fatta nei mesi scorsi con Queneau. La scrittura di Pavese è una trappola, perché capolavoro di esattezza e rapidità. Ogni periodo del romanzo è un tweet perfetto, al punto che #LunaFalò potrebbe consistere in una semplice riproposizione dell’originale. Invece qui si tratta di costruire un metatesto collettivo, in cui Pavese faccia da substrato e in cui il senso complessivo della struttura sia dato dai legami fra i singoli contenuti condivisi. Dunque capirò che cosa avrò scritto solo dopo avere letto i tweet dei miei compagni di avventura, e viceversa. L’unica regola che mi sono preliminarmente imposto è di marcare lo scarto di livello (testo originale vs metatesto su twitter) rinunciando alla cifra autobiografica del romanzo. Per questo, da lunedì, il mio sarà un Pavese in terza persona.

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