#Basia1000: lo studio non si impone dall'alto

Con #Basia1000 Elisa Lucchesi ha portato il metodo Twitteratura a scuola: cosa significa per gli studenti di San Marcello Pistoiese studiare Catullo su Twitter?



Cosa è #Basia1000? Ovvero, perché portare su Twitter la storia d’amore fra Catullo e Lesbia?

#Basia1000#Basia1000 è un progetto di rilettura del Liber di Catullo in collaborazione con Utet (De Agostini Libri). Dal 16 Settembre al 30 Ottobre 2013, gli studenti di #unblogdiclasse ripercorrono le tappe della tormentata storia d’amore tra Catullo e Lesbia sulla base di venti componimenti scelti. Ogni lunedì, mercoledì e venerdì – dalle ore 14,30 alle ore 15,30 – viene eseguito un live twitting dall’account Twitter @unblogdiclasse e una delle poesie viene presentata nelle linee essenziali da uno studente o da piccoli gruppi di due/tre allievi. La comunità social ha poi modo di cimentarsi nella traduzione del componimento (la versione digitale di Utet, partner del progetto, non è che il punto di partenza) e di fornire spunti, immagini, commenti e riflessioni.

L’hashtag che caratterizza l’iniziativa è #Basia1000, seguito di volta in volta dal numero del carme di riferimento. La presentazione di ogni singolo carmen catulliano, insieme alle più significative note a margine, viene raccolta su piattaforma storify e pubblicata sul blog dell’Istituto Omnicomprensivo di San Marcello Pistoiese. Il progetto è ormai giunto a metà. In questa seconda fase, i live twitting degli studenti vengono impreziositi da uno o più tweet dei redattori del “Lolington Post”, portale di satira con cui collaboro dal Luglio 2013. Mi piacerebbe coinvolgere in questo tipo di sperimentazione anche altre figure di rilievo del web.

Integrare lo storyboard di ogni componimento con il diverso stile di scrittura della guest star che ospitiamo di volta in volta e incastonarne i tweet – come gioielli – all’interno dei live twitting è la nuova sfida che intendo affrontare insieme ai miei studenti. Su  #unblogdiclasse potete trovare informazioni dettagliate sul calendario dei live twitting, nonché i link agli storify dei componimenti già pubblicati. Il migliore storify sarà premiato in modalità analoga a quanto avvenuto a  conclusione del progetto estivo di www.twitteratura.it #PaesiTuoi, con copie dei classici Utet in una nuova veste (ebook compreso). Vorrei rivolgere uno speciale ringraziamento a Luna Orlando e Sara Porro, che hanno creduto in questo progetto.

Perché proprio Catullo e Lesbia? Si tratta essenzialmente di un atto d’amore nei confronti di un poeta straordinario, nonché di un gesto di cura nei riguardi di una lingua, il latino, che ha bisogno di essere tolta dagli scaffali polverosi delle biblioteche per mostrare tout court la sua luminosa attualità. Il progetto, già a partire dal titolo – #Basia1000 – nonché dal logo che ho disegnato, pare improntato a una marcata sensualità: si parla d’amore e l’obiettivo, neppure troppo nascosto, è quello di far riscoprire agli studenti la bellezza di un poeta immortale attraverso la forza dei sentimenti universali che descrive.

Credo non ci sia miglior periodo dell’adolescenza per affrontare la tematica amorosa, intesa sia nei termini di un tripudio di baci che in quelli, più tormentati, di passione bruciante e talora distruttiva: in questo senso, l’augurio è che Catullo e Lesbia possano presto diventare famosi tra i teenagers almeno quanto Romeo e Giulietta. Del resto sia Catullo che Romeo provengono da Verona, come sottolinea Elsa Morante nel grazioso libello “Catullo e Lesbia” (ed. Henry Beyle) che abbiamo tenuto come punto di riferimento insieme alla versione digitale del Liber nel percorso di rilettura: non basterà certo la mancanza di una sepoltura condivisa con la Giulietta di turno né quella di uno statuto da eroe tragico a negare al buon  Catullo una rinnovata giovinezza.



Attraverso “Un blog di classe”, a San Marcello Pistoiese hai intrapreso un lavoro pionieristico: cosa cambia e cosa resta dell’insegamento tradizionale se in classe entra la twitteratura?

Io San Marcello#unblogdiclasse nasce nel Febbraio 2013 come blog didattico volto a dare risalto e visibilità alle molte iniziative a cui il nostro Istituto Omnicomprensivo prende parte. La peculiare e incantevole posizione geografica della struttura, nel cuore della Montagna Pistoiese, rende talvolta difficoltosi gli scambi con le realtà limitrofe, soprattutto nei mesi invernali: per questo alcuni studenti preferiscono ‘migrare’ nella vicina Pistoia, rinunciando in questo modo al fondamentale contatto con le proprie origini e al radicamento in un territorio straordinariamente ricco di risorse. Insieme alla mia Dirigente Scolastica, Ing. Maria Lucia Querques, stiamo ormai da tempo operando per eliminare questa ‘fuga di cervelli’ in erba offrendo un ambiente scolastico accogliente e al tempo stesso d’avanguardia.

La scelta di un blog didattico rappresenta in questo senso la volontà di valorizzare le potenzialità degli studenti e di far acquisire loro adeguata sicurezza nelle capacità che vengono elogiate nel silenzio e nell’isolamento delle pareti bianche della classe. Presentarli al pubblico potenzialmente infinito del web nella veste frizzante e professionale di giovani redattori consente di raggiungere due importanti obiettivi: mantenere intatto il radicamento dei giovani nella montagna – così carica di risorse e suggestioni – e, nel contempo, proiettarli con dinamismo e leggerezza (oserei dire degna di Calvino) in una scuola 2.0.

Grazie a classi dai numeri molto contenuti, è possibile operare con metodologie pionieristiche, dando alle attività didattiche un carattere prettamente sperimentale e laboratoriale. L’insegnamento di tipo tradizionale, in questo senso, trova una fusione pressoché ottimale con l’utilizzo delle nuove tecnologie, tanto auspicate dal nostro Ministero dell’Istruzione. Il testo letterario – ormai da tempo oggetto privilegiato di studio nelle programmazioni didattiche – assume rilevanza centrale in questo tipo di metodologia. Esso viene dapprima proposto alla classe in modo tradizionale. Nel caso di #Basia1000, per esempio, ogni singolo componimento catulliano è oggetto di una lezione frontale di circa due ore. A seguire, i ragazzi a cui è affidato il compito di redazione approfondiscono lo studio in modo autonomo in piccoli gruppi, tramite l’ausilio di testi di riferimento, anche di carattere universitario. Il testo studiato viene quindi confezionato in una forma appetibile per il web: si crea dunque uno storyboard di circa 20/22 tweet a cui aggiungere i miei quattro, di semplice presentazione e saluto. Ho pubblicato su Twitter, nei giorni scorsi, le foto delle intelaiature preparatorie ai live twitting, dando loro il nome di Anatomia di #Basia1000.

Ultimamente tali schematizzazioni si sono rarefatte, a testimonianza che i ragazzi stanno raggiungendo la piena autonomia nell’elaborazione testuale. Quest’ultimo aspetto mi pare assai significativo: testimonia che nella redazione, piuttosto complessa, che porta dal macro testo complessivo ai micro testi in 140 caratteri, gli studenti sviluppano ottime competenze attive di scrittura in lingua italiana e imparano a ben padroneggiare l’argomentazione, in termini strutturali, di temi assai complessi. A livello editoriale, abbiamo optato per la redazione di un testo godibile, che unisca accuratezza filologica e analisi linguistica con uno stile fluido e a tratti ironico, che ammicchi all’attualità e sappia fare – se opportuno – della satira. Il lavoro del singolo studente è, in questo caso, il lavoro di tutto #unblogdiclasse. Lavorare per portare il prodotto a rifinitura consente di favorire le reti relazionali all’interno delle classi coinvolte (il triennio superiore di un Liceo Scientifico) e stimola una naturale peer education. Il live twitting, la ‘messa in onda’ dei lavori, costituisce un momento fondamentale di riscontro della bontà del lavoro svolto, che va ben oltre la semplice valutazione del docente, espressa in termini di voto.

Del resto, la figura docente stempera in questa sua nuova versione il consueto carattere di Minosse, giudice infernale, per assumere il ruolo assai più rincuorante di un dubbioso Virgilio che insieme a Dante solca il mare di un’avventura ancora inesplorata. Mi piace pensare che i giovani siano il nostro futuro: lungi da denigratorie definizioni ‘bimbominkiose’ e alla moda, i nostri adolescenti mostrano in modo cristallino, se adeguatamente stimolati, un potenziale infinito, che attende – anzi esige – di essere valorizzato. È nello sguardo dei miei studenti, così pieno di speranze eppur velato di timore, che trovo ogni giorno la forza e la voglia di sperimentare.


Cosa pensano i tuoi studenti dell’esperienza che stanno svolgendo su Twitter? Credi che per loro sia un gioco o qualcosa di più serio? Quali effetti rilevi sui loro risultati? I loro comportamenti di apprendimento sono cambiati?

Gli studenti di San Marcello PistoieseCredo che i miei studenti siano entusiasti di questa esperienza. Lungi dal prenderla come un gioco, vi stanno investendo le loro migliori energie e quel particolare entusiasmo che solo i diciott’anni sanno regalare. Il sentirsi d’improvviso animatori di una progettualità complessa e apprezzata li aiuta, più di tanta retorica di stampo buonista, a capire che sono capaci di ottenere ottimi risultati e che la scuola è una palestra, dove posso esperire – protetti da figure competenti – infinite prove di volo. Mi piace pensare che la colla che sto spalmando sulle ali delle giovani menti che mi vengono affidate sia ben più solida della cera di Dedalo.

Del resto l’insegnamento ha un altissimo valore morale, che tengo ogni giorno presente nella mia utopica (eppur ostinata) volontà di costruire un futuro migliore, radicando in questi giovani cuori la Speranza, la Fiducia e la Responsabilità. A livello metodologico il rendimento complessivo è nettamente migliorato: ciascuno di loro si impegna per dare il meglio. Dopo l’iniziale ‘doccia fredda’ che questo tipo di approccio didattico comporta (e che certo richiede un avvicinamento graduale e un’adeguata preparazione già a partire dal biennio inferiore), il timore di non riuscire lascia di solito spazio alla curiosità e in seguito a un’instancabile partecipazione, carica di entusiasmo.

Intendiamoci: chi preferirebbe raccontare alla Professoressa una poesia di Catullo in una classe magari distratta e annoiata, piuttosto che guidare la rilettura di quello stesso testo poetico – complice l’insegnante – sotto gli smaglianti riflettori della rete e sentendosi laudare? La scelta di utilizzare il profilo ufficiale TW del blog (@unblogdiclasse) cerca poi di proteggere e tutelare i discenti dai pur sempre possibili rischi che l’uso della rete comporta. Credo che i comportamenti di apprendimento dei ragazzi di #unblogdiclasse siano profondamente cambiati in seguito a questa esperienza: allo studio individuale iniziano a preferire quello di gruppo, amano confrontarsi e discutere con l’insegnante i prossimi progetti di cui saranno partecipanti e protagonisti. Lo studio non è più qualcosa che viene imposto loro dall’alto, ma si configura piuttosto come un percorso da costruire giorno per giorno insieme al docente con semplicità ed entusiasmo, captando dall’esterno i molteplici spunti e suggestioni culturali ormai a portata di click. Del resto, la stessa fisionomia della classe mostra sostanziosi cambiamenti: le cattedre spariscono, addossate a fondo classe e i banchi sono isole di lavoro intorno a cui aggregarsi spontaneamente, allontanandosi e avvicinandosi a seconda delle necessità, con la regolarità calma delle onde che si frangono sulla battigia. O come i battiti del cuore.


Se dovessi immaginare la scuola del futuro, come la disegneresti? E soprattutto, studenti, genitori e docenti sono pronti metodi di insegnamento innovativi? Quali ostacoli affronta un docente italiano che vuole cambiare e sperimentare un nuovo approccio didattico?

Anatomia di Basia1000Nella scuola del futuro, immagino che i libri di testo lascino il posto a piattaforme digitali in cui gruppi di professionisti di vari settori (docenti, studiosi, intellettuali) possano animare progettualità sempre nuove. L’aggregazione spontanea di una terza Liceo di Bergamo, guidata dalla Prof. Giuseppina Zizzo, al progetto #Basia1000, ha costituito un primo embrione di questo tipo di metodologia, di cui con Utet stiamo valutando la portata e la futura spendibilità. Del resto esperimenti di rilettura come “I Promessi Sposi”, di cui proprio www.twitteratura.it sarà animatore saranno un importante e ulteriore banco di prova. #unblogdiclasse garantisce naturalmente fin da ora piena partecipazione e supporto: sarà un modo per rileggere e – perché no? – dare nuova linfa vitale a un grande classico, attualizzandolo. In futuro, sperimentazioni sulla satira legate al mondo classico e alle “Operette Morali” di Leopardi – in collaborazione con @IdeeXScrittori e @LaPausaCaffe e sempre supportate da Utet – consentiranno inoltre a #unblogdiclasse di sviluppare un interessante intreccio tra mondo editoriale, mediatico e scolastico.

Non so fare ulteriori previsioni: navighiamo a vista in mari ancora inesplorati. I genitori degli allievi sono pronti a supportare con entusiasmo l’utilizzo di metodologie innovative quando riscontrano nei propri figli un rinnovato interesse per la scuola e la possibilità di un confronto più diretto con il mondo circostante.
È naturale che questo tipo di approccio didattico richieda un costante confronto con le famiglie, teso a costruire un cammino condiviso. L’atteggiamento dei colleghi è piuttosto neutro. Grazie all’azione capillare operata dalla Dirigente Scolastica, nella nostra scuola il termine “perdita di tempo”, soprattutto se riferito alle attività progettuali, è stato bandito. La fatica oggettiva e il corposo numero di ore pomeridiane che trascorro a scuola mette al riparo da possibili obiezioni. Ecco, diciamo che lavoriamo nel rispetto reciproco su mondi paralleli. Sento invece di poter affermare che con la Dirigente Scolastica c’è piena sintonia ed è soprattutto grazie a lei che #unblogdiclasse sta prendendo il largo. Sul web, del resto, ci sono colleghi straordinari, con cui è possibile condividere idee e progettualità: mi vengono in mente Vittoria Baruffaldi, Eva Cruciani, Giovanni Fanfoni, solo per citarne alcuni. In questo modo, un Collegio Docenti virtuale si sta strutturando per discutere via etere di una scuola che cambia.

Credo che la trasformazione e il rinnovamento siano alla base della sopravvivenza del sistema scolastico nazionale. Finora ho faticato molto, ma non ho trovato difficoltà nel portare avanti le mie idee: il supporto di importanti realtà editoriali (Mondadori per #lapiramidedelcaffè e Utet per #Basia1000), l’attenzione di importanti organi di comunicazione quali il domenicale de “Il Sole 24 Ore” o Rai Educational (a breve la video intervista curata da Emilia Zazza), la stima espressa sul web nei riguardi delle nostre iniziative (ricordo la prestigiosa menzione, accanto a Marco Stancati, che mi hai regalato l’anno scorso, in occasione del Salone del Libro di Torino) hanno messo fin da subito a tacere possibili critiche. Come dico sempre ai miei studenti: “Puntiamo in alto. Di fronte ai cori degli angeli le malelingue di paese non troveranno ascolto”.


Elisa LucchesiElisa Lucchesi (@IsaInghirami) – E’ nata in Toscana nel 1976. Dopo la laurea in Glottologia, a Pisa, perfeziona gli studi all’Università “La Sapienza” di Roma. Nel 2004 consegue il dottorato di ricerca in “Linguistica Storica e Storia della Linguistica italiana” ed è borsista DAAD presso lo Sprachwissenschaft Institut di Köeln. Dal 2012 insegna Latino e Materie Letterarie presso il Liceo Scientifico “E. Fermi” di San Marcello Pistoiese (PT). Dal 2012 partecipa al Festival Antropologico “Pistoia – Dialoghi sull’Uomo” in qualità di Twitter Coordinator. Nel Febbraio 2013 ha fondato #unblogdiclasse, che attualmente dirige. Dal Luglio 2013 è redattore sul “Lolington Post”.

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