La meta-sfera pubblica di Twitter

Dalla dialettica fra Twitteratura e Twitter Fiction, a #OccupyGezi e all’IPO di Twitter, le nostre sinapsi hanno fatto ginnastica con il flusso radiofonico di Tiziano Bonini.



Con #GrimmRemix e #00fiabit sei uno dei pionieri della twitteratura in Italia, possiamo dire così senza essere retorici? La distinzione fra scrittura e ristruttura, però, non ti ha mai appassionato, perché in Twitter vedi soprattutto un flusso che presenta forti analogie con quello radiofonico: ci spiegheresti perché?

GrimmRemix - Tiziano BoniniPioniere non lo so, credo siano più pionieri gli autori della riscrittura di Pavese e di Calvino. No, è vero, la differenza tra scrittura e riscrittura non mi appassiona molto. Nella riscrittura ci vedo un bellissimo processo di rilettura attiva di grandi classici, rilettura connessa e rilettura aumentata dai contributi degli altri. Hai ragione tu quando parli di “social reading”, una pratica di lettura collettiva, che ha un valore sociale, più che letterario (o non solo e non sempre letterario). A me però interessa più in generale l’uso a fini narrativi di Twitter, Twitter come macchina narrativa, siano queste narrazioni riscritture, remix o nuove storie originali scritte per la prima volta per Twitter. A me interessa osservare – e contribuire a creare, vedi Grimm Remix – l’emergere di formati narrativi adatti alla grammatica di Twitter.

Twitter è famoso soprattutto, giustamente, come piattaforma di condivisione di informazione, ma a me interessa studiare e capire come le persone lo usano per creare mondi finzionali, universi paralleli, dentro i quali vivere storie immaginarie. Un format di finzione può essere un giallo, un thriller, una riscrittura, collettiva o singola, che importa. E’ per questo che preferisco parlare di Twitter Fiction invece che di Twitteratura, che forse ne è solo una branca.

Doppiozero - Tiziano BoniniCon la radio torna un altro parallelo: all’alba della storia radiofonica, quando si cominciava a usare la radio non solo per raccontare le notizie in tempo reale ma anche per raccontare storie immaginarie, molti studiosi dell’epoca si interrogavano sulla sua estetica. Alcuni sostenevano che doveva avere un carattere “riproduttivo”, ovvero riprodurre medium precedenti (adattamento di un testo teatrale o trasmissione di un concerto dal vivo), altri sostenevano che doveva essere un mezzo “produttivo”, ovvero inventare linguaggi autonomi (il radiodramma scritto apposta per la radio, il concerto eseguito dentro gli studi della radio). I tedeschi addirittura hanno 3 parole diverse per distinguere il teatro dalla radio: shauspiel, l’opera teatrale; sendesspiel, l’opera teatrale registrata e/o trasmessa in diretta alla radio; horspiel, l’opera pensata per l’orecchio e scritta apposta per il mezzo radiofonico. Ecco, credo che in Twitter stiamo assistendo alla stessa cosa, alla nascita di formati di finzione autonomi, pensati per il mezzo e non adattamenti di mezzi precedenti. Il romanzo adattato in qualche migliaio di tweet dimostra un uso riproduttivo del mezzo, le operazioni di GrimmRemix e della Fondazione Pavese un uso produttivo, per intenderci.



In un tuo articolo su #OccupyGezi scrivevi che “The next revolution will not be televised, it will be tweeted”. Mi trovo sostanzialmente d’accordo, eppure non pensi che alla fin fine Twitter rimanga una gabbia autoreferenziale per hipster globalizzati? E’ davvero un medium di massa?

#Occupygezi - Tiziano BoniniTwitter rimane una gabbia autoreferenziale per hipster globali? Sì e no. anche l’Unità o il Manifesto negli anni settanta potevano essere letti come una gabbia autoreferenziale per giovani attivisti. Twitter cambia a seconda delle persone che segui e delle fonti che scegli. Può rappresentare un filtro alla realtà (la famosa Filter bubble di Pariser) se tendi a seguire solo persone simili a te, allo stesso modo del lettore de l’Unità che leggeva solo quel giornale. C’è sicuramente una lettura di classe di Twitter, nel senso che ad usarlo di più sono soprattutto i giovani con gradi di istruzione più alta e con maggiori connessioni sociali, però è anche vero che a Istanbul e in Egitto non erano certo gli hipster ad usare Twitter. Twitter è una meta-sfera pubblica, una sfera di sfere. Là dentro accadono relazioni sociali e dibattiti politici, ma c’è anche tanta spazzatura. E’ uno specchio del mondo, più o meno deforme.


A quasi due anni di distanza da #GrimmRemix e #TweetQueneau stanno effettivamente nascendo alcuni format di intrattenimento colto su Twitter: in un certo senso potremmo dire che c’è un settore, ma non c’è un mercato. Ogni manifestazione culturale, tuttavia, non riesce a svilupparsi se non si organizza economicamente. Come può crescere allora questo gioco? E poi, è davvero necessario?

Twitterature - Tiziano BoniniEsiste un mercato dove c’è un pubblico. In questo caso il pubblico attratto finora dai formati narrativi di Twitter, non solo in Italia, è ancora molto marginale. Parliamo, quando va bene, di qualche migliaio di persone, sempre più che a teatro, ma ancora troppo poche per interessare a qualche pubblicitario o sponsor culturale. Col tempo, alcuni formati attrarranno pubblici molto più ampi e allora a quel punto si potrà parlare di mercato. Ma il mercato importa fino a un certo punto, perché tutti questi formati di intrattenimento colto o popolare nascono come giochi, per la maggior parte, di associazioni e utenti che vogliono, soprattutto, divertirsi o giocare con una propria passione. Inventare un gioco, un formato narrativo, su Twitter è semplicemente bello e divertente e le persone partecipano perché gli piace, perché si intrattengono ma in maniera più attiva. Se poi alcune di queste cose diventeranno remunerative tanto meglio. E’ come con You Tube, milioni di persone producono video, soltanto poche decine ci campano. Certo è che se si vuole invece usare il mezzo per fare progetti culturali istituzionali, allora servono sponsor. Per esempio noi con GrimmRemix abbiamo avuto la fortuna di avere il sostegno illuminato del Goethe Institut di Roma.


A proposito di mercato, questa settimana abbiamo assistito all’IPO di Twitter al New York Stock Exchange. Molti analisti hanno sottolineato l’anomalia di un’azienda che amplia le perdite e non è in grado di dichiarare quando e se farà mai utile, ma sbarca in Borsa: non è un po’ come quotare la radio o la televisione? Insomma, Twitter non è piuttosto un bene pubblico, un presupposto per generare reddito anziché una fonte diretta di profitto?

Twitter IPO - Tiziano BoniniChiariamo una cosa: Twitter non è un bene pubblico. E’ un’azienda privata. Come Facebook e You Tube. Ci piacerebbe fosse un bene protetto dall’Unesco e di proprietà comune, sostenuto da utenti, fondazioni e stati nazionali, come lo è Wikipedia, ma se questo avverrà sarà in futuro e con altre piattaforme. Twitter è un condominio di un privato il quale affitta gli spazi comuni del suo condominio a noi utenti, per farci parlare assieme. La finanziarizzazione di Twitter è un passo comune in tutte le start up di Internet. Radio e Tv non vanno in Borsa (ma gli editori commerciali che ci stanno dietro sì che ci vanno) perché hanno modelli economici più solidi di Twitter e Facebook. Non so risponderti, non sono un economista, non so se Twitter sarà mai in grado di fare soldi, se questo è davvero importante, e se la bolla esploderà e gli utenti “occuperanno” Twitter e lo gestiranno collettivamente. Staremo a vedere.


Tiziano BoniniTiziano Bonini (@tbonini) – Laureato in Scienze della Comunicazione presso l’Università di Siena nel 2002 con una tesi in Teorie e Tecniche del linguaggio radio-televisivo.
 Dal 2002 al 2006 è stato borsista post laurea presso l’Istituto di Comunicazione dell’Università IULM di Milano. 
Nel 2005 è stato Invited Speaker presso il Department of Television and Radio del Brooklyn College, City University, New York. 
Dal 2006 al 2009 ha insegnato Linguaggi artistici digitali presso l’Università di Siena.
 2008: Dottorato in Media, Comunicazione, Sfera Pubblica dell’Università di Siena. 

Dal 2007/08 è ricercatore a tempo determinato in Linguaggi dell’arte e dello spettacolo alla IULM, dove è docente di Comunicazione Radiofonica. 
Nel 2009 è stato Invited Speaker presso la EBU (European Broadcasting Union) di Ginevra.
 Nel 2005 ha vinto la menzione d’onore per il miglior documentario radiofonico (Premio Canevascini della Radio Svizzera Italiana)
. Dal 2007 è stato regista di alcune trasmissioni di Radio2 Rai. Nel 2008/2009 è stato il regista di Amnesia, sempre su Radio2 Rai. Dal 2010 è autore radiofonico a Radio24.

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