Con #Brossa95 il ricordo di un grande artista

Juan Brossa − poeta, drammaturgo e artista catalano − nacque a Barcellona il 19 gennaio 1919. Con l’hashtag #Brossa95 la Fundació che ne porta il nome ha festeggiato i 95 anni dalla sua nascita.

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Il logo della fondazione

La Fundació Joan Brossa nacque il 20 ottobre 1999 per volontà dello stesso poeta con lo scopo di conservarne e diffonderne l’opera. Nel 2006 venne inaugurato uno spazio espositivo permanente a Barcellona, grazie a cui si iniziarono a organizzare le attività didattiche, oggi purtroppo chiuso. Tutta l’opera del poeta è oggi conservata nel Museo di Arte Contemporanea di Barcellona (MACBA). In occasione dei 95 anni dalla nascita del poeta e artista, la fondazione ha lanciato #Brossa95: ogni giorno @fundaciobrossa lanciava una parola in catalano e chiedeva agli utenti di Twitter di considerarla come un acrostico da sviluppare.

Abbiamo intervistato le responsabili dell’iniziativa, la catalana Judith Barnés (@juditbarnes) − responsabile della comunicazione, coordinatrice dei servizi educativi e delle attività della fondazione − e la sua tirocinante, l’italiana Laura Mureddu (@liiri_m).

Cara Laura, cominciamo con te: come mai sei a Barcellona, ora?

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Poesia visuale, 1971-1982 © Fundació Joan Brossa

Quando ho finito la triennale in Lettere Moderne, nel 2012, mi sono trovata davanti al più comune horror vacui e a due desideri contrapposti riguardo al mio futuro: continuare il percorso per diventare un “topo di biblioteca” (cosa che adoro e non smetterò mai di essere) in qualche città italiana studiando un corso di Laurea Specialistica oppure approfittare della conoscenza dello spagnolo e puntare direttamente a un Master, possibilmente di due anni, in Spagna. L’idea di non continuare gli studi in Italia si accorda con il secondo desiderio, ossia continuare a coltivare il sogno di lavorare con la cultura e lasciare però per un po’ l’Italia (e la Sardegna, da dove provengo). Ed eccomi qui a Barcellona, molto vicina al traguardo del mio Master in Gestione del Patrimonio Culturale presso l’Università di Barcellona, con un bagaglio di rabbia dove (forse) si nascondono le speranze per il futuro.

#Brossa95 nasce per celebrare il 95° anniversario della nascita di Joan Brossa. Judith, sai dirci quanti sono gli utenti di Twitter che hanno partecipato e se il loro numero è andato aumentando o diminuendo? Hanno partecipato utenti “famosi” o siete stati ripresi da media a grande diffusione?

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Poesia oggetto, 1967 © Fundació Joan Brossa

La Fundació Joan Brossa ha un profilo su Facebook e uno su Twitter, quest’ultimo molto recente. Partendo da ciò che Laura ci ha raccontato dei progetti di twitteratura abbiamo iniziato a pensare insieme a come poter approfittare delle potenzialità di questo social. L’idea di proporre ai nostri followers la possibilità di creare acrostici ci è sembrata da subito originale ma eravamo un po’ preoccupate, soprattutto per la data scelta per iniziare (il 1º gennaio). Ci ha realmente stupito la risposta che abbiamo ricevuto. L’hashtag #Brossa95 è stato usato dal 1° gennaio 1.800 volte tra tweet originali e retweet (vedi il tweetbook che li ha raccolti, realizzato dalla fondazione). Il fatto che più ci ha meravigliato è stata sicuramente la partecipazione italiana, e questo crea quella connessione che ci unisce ai progetti di twitteratura che state sviluppando e che già sono conclusi. La lingua più utilizzata è stata il catalano, però anche spagnolo, inglese, francese, portoghese e persino il latino sono state presenti. La partecipazione è stata ampia per quanto riguarda età, genere e professione. Ci ha reso molto felici il fatto che la proposta sia stata accolta anche a livello educativo da due scuole: gli alunni della Scuola Cooperativa El Puig del paesino di Esparraguera sono stati probabilmente i più prolifici, ma gli alunni della Scuola Randaccio di Cagliari non sono stati da meno.

A volte l’uso dei social network è molto monotono e per questo l’esperienza ha avuto un successo che non ci aspettavamo. La partecipazione, anche solo a livello di retweet o di diffusione dell’iniziativa, di professori universitari, giornalisti, studiosi di Brossa, del Centre de Cultura Contemporània de Barcelona (CCCB), del Master in Gestione del Patrimonio culturale (che a partire dal 6 gennaio non ha dimenticato di postare nessun acrostico), dell’Istituto Cervantes e di altre istituzioni è stata fondamentale per far conoscere l’iniziativa a tantissimi utenti a cui non saremmo diversamente arrivati.

Per quanto riguarda Laura, è stato gratificante che la fondazione abbia preso in considerazione la sua idea, che ha ottenuto molti feedback positivi per essere la prima esperienza di questo tipo. La scoperta del potenziale di questo social, che per tanti risulta complicato da utilizzare, è stata una sorpresa. E poi, siamo sinceri, leggere acrostici è divertente e scriverli ancora di più: ti obbliga alla ricerca di parole che non ci ricordiamo di conoscere e per noi che viviamo con due o tre lingue in testa sono stati 19 giorni di apprendimento!

Possiamo catalogare #Brossa95 come esperimento di twitteratura? Vi siete ispirate a precedenti esperienze, alle quali avete partecipato?

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Contes, 1986 © Fundació Joan Brossa

Innegabile la relazione con gli esperimenti di twitteratura: Laura in particolare è una delle “vittime” affascinate da quest’idea, anche se non è mai riuscita a completare la partecipazione ad uno dei progetti. Cerchiamo di seguire tutti i giorni #TwSposi, che riteniamo il più interessante degli esperimenti dal punto di vista didattico.

Ci piacerebbe tanto che #Brossa95 potesse essere considerato un primo passo verso un esperimento di twitteratura. In verità però è un esperimento ibrido: crediamo che la poesia abbia un potenziale twitt-letterario importante, bisogna solo scoprire come farlo brillare. Con #Brossa95 si gioca con parole chiave nell’opera dell’autore, si crea, si reinventano significati, si modificano le forme, si esercita il lessico, si coinvolgono persone e per la prima volta si usa Twitter per qualcosa di diverso dall’informazione, almeno qui a Barcellona. Lo stesso poeta si sarebbe divertito, come mi diverto e ci divertiamo noi, a leggere gli acrostici che ci scrivono! Però vi ripropongo la domanda: voi cosa ne pensate?

Joan Brossa era un poeta e un artista visuale e plastico. Leggo (su Wikipedia): “La sua opera, sia lirica che plastica, è sempre collegata alla visualità. La sua letteratura è imbevuta di uno spirito visivo, quasi fotografico, della realtà che deve essere scoperto e rielaborato dal lettore/spettatore secondo i propri atteggiamenti. La comunicazione è quindi contrapposta alla semplice espressione dell’artista, il quale deve assumere un ruolo di esca per le potenzialità di ciascuno. A tale scopo le armi brossiane sono la satira, la seccatura, l’ironia, la critica e addirittura l’irriverenza”. Credete che anche #Brossa95 possa andare in questa direzione, cioè che Twitter riesca a far emergere l’aspetto visuale e plastico della parola (come nel caso degli acrostici da voi proposti) e soprattutto a stimolare il coinvolgimento del singolo? Ci sarà un motivo se avete scelto Twitter e non Facebook…

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Poesia visuale, 1970-1978 © Fundació Joan Brossa

Partiamo dalla scelta tra i due social. Facebook credo che non si presti a questo tipo di utilizzo: per la forma in cui si visualizzano le informazioni, per la poca praticità nella ricerca, ma soprattutto per il ruolo sociale che ormai ricopre. Credo che Twitter, soprattutto grazie all’obbligo di sintesi che impone (e che la maggioranza delle persone non riescono a controllare) e al carattere un po’ elitario di questa piattaforma (Reddite quae sunt Caesaris Caesari), si adatti molto meglio e con esperimenti come #TwSposi si apre a scuole, adolescenti, studenti.

Per quanto riguarda invece la prima parte della tua domanda, l’opera di Joan Brossa esprime una dialettica continua tra mondo interiore e mondo esteriore. Il poeta sceglie sempre come punto di partenza la realtà. La sua opera è una “cronica” della vita quotidiana, con cui cerca di svelare un mondo oltre l’apparenza e le menzogne sociali. Non ci si può dimenticare che si formò come poeta durante la dittatura di Franco, scrisse in catalano, la sua lingua, clandestinamente e le sue parole riflettono spesso il malessere provocato da queste circostanze storiche. Però, lo fa con una leggerezza che sarebbe piaciuta a Calvino: attraverso, per esempio, la semplice valorizzazione delle lettere che compongono le nostre parole, le quali ci aprono le porte della conoscenza, come diceva lo stesso Joan Brossa per spiegare l’ossessionante presenza della A nelle sue opere, sia plastiche che letterarie. Volevamo fare un omaggio a tutto questo e anche a tutto ciò che non è stato detto di Brossa, e quale maniera migliore se non un acrostico che racchiude in sé l’importanza delle lettere, la poesia, la fantasia, la trasformazione? Sono stati 19 giorni leggeri, colorati. Dopo questa esperienza dovremmo considerare come darle continuità: abbiamo un sacco di lavori, molti progetti e siamo poche persone. Eppure ci vogliamo provare.

Quando fu creato l’account Twitter, la fondazione decise di usarlo soprattutto per diffondere brevi versi del poeta: i poemi di Joan Brossa si adattano perfettamente a questo social per la loro brevità. In questo senso ci è sembrata la piattaforma ideale per sviluppare l’iniziativa. Purtroppo, viviamo in una città dove tutto va troppo in fretta e richiedere un impegno più alto agli utenti ci spaventava. Possiamo definire gli acrostici piccole parcelle di tempo che i nostri utenti ci hanno regalato e si sono regalati. Le tematiche affrontate durante questi 19 giorni sono state prossime al pensiero e alla filosofia di Joan Brossa: politica, economia, Catalogna, il tempo, la vita. Tematiche per altro molto attuali in questo momento storico.

Secondo voi, i tweet di #Brossa95 sono letteratura o non lo sono, limitandosi a farle da contorno/promozione? E, se sono letteratura, che tipo di letteratura sono: tradizionale o “nuova” (con autori non “qualificati” come scrittori, un medium insolito, zero intermediari tra lettore e autore)?

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Poema visuale transitable en tres temps, Velòdrom d’Horta, Barcelona, 1984 © Fundació Joan Brossa

Joan Brossa era uno sperimentatore. Ogni sua opera è una ricerca di nuovi stimoli e nuove forme per descrivere il mondo che lui chiamava poesia. Certo, se prendiamo in considerazione la definizione di letteratura come qualcosa che si differenzia dagli altri scritti per la sua «intenzionalità precisa e una logica strutturante», come disse Alberto Asor Rosa, allora la risposta alla tua domanda sarebbe no. Però bisogna rendersi conto che il mondo sta prendendo un’altra strada: pensiamo, per esempio, al mondo della fotografia. E perché non i libri? Perché non si può intraprendere questo cammino anche con la letteratura? Come l’arte e la cultura in generale, anche i libri sono di tutti e tutte, in qualche modo devono entrare a far parte della nostra vita perché sono parte della nostra memoria e della nostra identità. Ed è giusto riappropriarsene. Grazie alle nuove tecnologie siamo in grado di creare come mai prima, si tratti di foto o di piccoli zibaldoni, cambiando l’estetica dell’opera d’arte. Alle opere di un ieri più o meno lontano, grazie a questa nuova estetica, viene concesso un futuro, la riconquista di una nuova vita. Crediamo che la twitteratura sia un passo importante per rendere questo possibile. Alla fine, chi ha detto che dei Promessi Sposi si possa parlare solo nelle aule della scuola o nei simposi universitari, si sbagliava: gli basterebbe cercare l’hashtag #TwSposi per dover riconoscere il contrario.

Per quanto riguarda il nostro piccolo esperimento catalano, abbiamo fatto in modo che i nostri followers più affezionati e non si siano potuti esprimere giocando e in modo poetico: abbiamo regalato e ci siamo regalate una scusa per poter avere il tempo di giocare con le parole. Per qualcuno, poi, è stata l’occasione per conoscere Joan Brossa.

 

BrossaJudith Barnés (@juditbarnes– Nata a Barcellona nel 1985, laureata in Lettere con specializzazione in Storia dell’Arte presso l’Università Pompeu Fabra di Barcellona, ha poi conseguito il Master in Gestione del Patrimonio Culturale presso l’Università di Barcellona. Ha lavorato come educatrice al Museo Picasso, alla Fondazione Joan Miró e al Museo di Storia di Catalogna, collaborato con una casa editrice e con un’azienda privata occupandosi di creare attività culturali per pubblici diversi, curato il percorso espositivo della mostra permanente del Museo di Storia di Hospitalet de Llobregat. Dopo il Master, ha iniziato a lavorare alla Fondazione Joan Brossa di cui è ora responsabile della comunicazione e la coordinatrice dei servizi educativi. Ha imparato l’italiano perchè ha vissuto a Firenze, «città ormai diventata una delle mie grandi passioni».

BrossaLaura Mureddu (@liiri_m− Nata a Cagliari nel 1988, laureata in Lettere con indirizzo Moderno, ha imparato lo spagnolo in Erasmus, a Santiago de Compostela. Attualmente immatricolata al II anno del Master in Gestione del Patrimonio Culturale con indirizzo di ricerca, ossia orientato a seguire gli studi in un programma di Dottorato, questa alla Fondazione Joan Brossa è la sua prima esperienza lavorativa nell’ambito della cultura.

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