Il #progettoIC del giocattolo: Calembour

Giulia Sciannella > Iniziamo a conoscere gli 11 progetti di innovazione culturale che, insieme a Twitteratura, hanno vinto il bando di Fondazione Cariplo. Il primo è Calembour, la Start Up del giocattolo fondata da Alessandra Falconi, Roberta Martinucci, Emanuela Stocco e Marta Garaventa.


calembourCalembour è nato nelle stanze del Politecnico di Milano. Il mio primo pensiero di fronte al vostro catalogo è stato: questi sono giochi fatti da designer per designer. Li avete mai messi in mano ad un bambino vero?

Sì. Alcuni nostri giochi sono stati utilizzati coi bambini nei laboratori del Centro Zaffiria. Ci chiedi se i bambini hanno avuto difficoltà? La risposta è no. Certo, i nostri giocattoli non sono comodi: non c’è un modo preconfezionato di usarli, bisogna trovargliene uno di volta in volta, di bambino in bambino.
La figlia di Alessandra ha allestito una mostra con i pannelli Bruno Emme: i bambini amano collezionare piccoli oggetti. Poi, quando il gufo di peluche ne ha avuto bisogno, le pareti del museo sono diventate una casa. Se il motore del gioco è la fantasia il supporto si rivela potenzialmente insaturo.

Ne abbiamo parlato giorni fa: l’innovazione culturale per essere tale deve saper limitare il bisogno di nuovo. Tutto il contrario di consumismo è anche dire “i nostri giocattoli hanno una storia”. Come la raccontate?

Dunque, ognuno dei giocattoli è ispirato a storie. Del mondo, dell’arte, di artigiani, di tradizioni vicine e lontane. I nomi stessi dei giochi si rifanno ai protagonisti di quelle storie.
Ad esempio, Pablo Pi − gioco di cubi di legno − richiama il cubismo di Picasso. Poniamo il caso di un bambino che oggi riceve la confezione Gregor Sa [da Gregor Samsa, protagonista del racconto La metamorfosi] e disegna un enorme insetto dopo l’altro. Diventato grande potrebbe rendersi conto di aver maneggiato Kafka prima ancora di imparare a leggere.

calembourEcco appunto, Kafka. Quando pensiamo ad un oggetto culturale ci piace immaginare che sarà alla portata di tutti. Sapete già come rendere i vostri giocattoli accessibili?

Come dicevamo, i giocattoli disegnati da Calembour sono fruibili all’interno del Centro Zaffiria di Rimini. Le prime scatole in edizione limitata sono da oggi in vendita a Bologna. I prossimi passi ci portano ad una maggior diffusione nei negozi, nei laboratori scolastici, extra-scolastici e museali.
Fondazione Cariplo ci ha selezionati proprio in virtù della nostra capacità di portare l’arte fuori dai circuiti tradizionali.

Ascoltandovi mi torna in mente la figura di Maria Montessori. In particolare i concetti di bambino faber e di gioco educativo. Quali sono gli elementi innovativi di questo ritorno al passato?

Noi vogliamo restituire al bambino degli spazi di poesia e libertà. Molte persone ci rimproverano di fare giocattoli troppo delicati. Ci dicono: se il bambino li butta per terra si rompono. Sappiamo che ogni bambino può capire che c’è gioco e gioco: la palla si lancia, si rincorre e si prende a calci, altri giochi sono utili per educare alla delicatezza. Così impara a riconoscere il bello di ogni gioco e a rispettarlo.
Questa secondo noi è l’innovazione culturale.

foto dalla pagina Facebook di italiantoyitaliantoy.it

 

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