Voci dal Gigiai

Il bilancio della prima settimana di riscrittura delle lettere di Gigiai, indirizzate al parroco di Montemezzo dalle trincee e dai campi di prigionia della Grande Guerra. Un progetto basato sul Metodo Twitteratura, che coinvolge alcune scuole della provincia di Como.



Gavino Puggioni Come le vacche sull'Alpe di GigiaiPaolo Costa > L’Alpe Gigiai è un contrafforte montuoso di 1630 metri, situato a nord del Lago di Como e accessibile da Gera Lario attraverso un sistema di strade ripide e tortuose. Se non fosse per il panorama superbo che regala al visitatore di oggi, lo definiremmo un luogo inospitale, brullo e desolato. Da Montemezzo, paese del Gigiai abitato da poche famiglie di contadini e pastori, partirono un secolo fa trenta giovani, richiamati alle armi e mandati a morire sugli Altipiani e sull’Isonzo. Uno di loro, l’alpino Camillo Badel, cadde ucciso con l’erba in bocca, l’unica cosa che gli restava per nutrirsi. Molti altri perirono, colpiti dal nemico o per fame.

Un libro commuovente, curato da Gavino Puggioni e pubblicato nel 1997 per l’Istituto Comasco per la Storia del Movimento di Liberazione, raccoglie oggi un gruppo di lettere che i coscritti di Montemezzo inviarono dal fronte al parroco del paese, Don Giovanni Battista Silvestri. Sono lettere di montanari, in parte analfabeti. Ma forniscono una rappresentazione lucida e viva dell’immane tragedia che fu la Prima Guerra Mondiale. Esse contengono domande che ancora oggi attendono risposta. Per questo vale la pena di leggerle nel momento in cui il mondo intero si accinge a celebrare il primo centenario del conflitto e rischia di cadere nella retorica dell’ufficialità.

Il 10 marzo scorso è partito un laboratorio di lettura e riscrittura del libro, basato sul metodo Tw Letteratura. Il progetto, che coinvolge otto scuole della provincia di Como e una della provincia di Sondrio, è promosso dal locale quotidiano La Provincia, dall’Ufficio Scolastico lariano, dall’Archivio Diaristico Nazionale e da Tw Letteratura. Ecco l’elenco delle scuole partecipanti:

  • Scuola Oliver Twist – Cometa (Como, @WoodTwitCometa)
  • Istituto Comprensivo Giovanni Segantini (Asso CO, @bloggiornalismo)
  • Istituto Comprensivo di Tavernerio (Albese con Cassano CO, @TWenti_3C)
  • Scuola Media Don Milani (Tavernerio CO, @twittemozioni)
  • Scuola Media Aldo Moro (Carimate CO, @3CCarimate, @3ACarimate)
  • Scuola Media Sant’Elia (Villa Guardia CO, @Furbilli)
  • Istituto Comprensivo Como Lago (Como, account Twitter non ancora disponibile)
  • Istituto Comprensivo Giancarlo Puecher (Erba CO, account Twitter non ancora disponibile)
  • Scuola Media Ezio Vanoni (Ardenno SO, @AulaAperta)



Questo progetto è pregevole per almeno tre ordini di motivi.

Intanto rappresenta una nuova implementazione del metodo Tw Letteratura in ambito didattico, dopo le esperienze di #TwSposi e #TwiFavola. Per la prima volta ciò avviene con il coinvolgimento ufficiale di un ufficio scolastico provinciale. Poi è importante il ruolo di un quotidiano – “La Provincia” – che decide di usare Twitter come piattaforma strategica non solo per stimolare la lettura e favorire l’incontro fra la redazione e diversi gruppi sociali (fra cui gli studenti), ma anche promuovere un salto culturale del corpo giornalistico. Il tutto a supporto di una visione che considera il giornale non come mero canale di diffusione di notizie, ma come luogo di incontro e strumento a disposizione dei cittadini. Infine, nel suo piccolo, #Gigiai costituisce la prova generale di #Lussu, il prossimo grande progetto di Tw Letteratura dedicato alla riscrittura di Un anno sull’Altipiano di Emilio Lussu e ai temi della Grande Guerra.

Da notare, tuttavia, anche alcune peculiarità. Il libro prescelto è poco diffuso e di non facile reperibilità: solo gli studenti partecipanti al progetto e pochi altri ne dispongono, grazie al contributo del quotidiano “La Provincia” che ne acquistato e distribuito un congruo numero di copie. Pertanto, a differenza di altre iniziative di Tw Letteratura, l’esperienza non coinvolge una grande massa di lettori. Quello che sarà interessante studiare è il livello di interazione fra le scuole partecipanti. Inoltre il calendario di riscrittura non si basa, come in altri progetti di Tw Letteratura, sulla scansione del testo in capitoli. È stata scelta una scansione per autore. Ciascuno studente, cioè, “interpreta” uno dei 16 autori delle lettere raccolte nel volume. Si svolgono da tre a cinque lezioni, in cui le 16 voci del testo sono recitate dai rispettivi interpreti (Mario Rossi legge Antonio Badel, Luigi Bianchi legge Bartolomeo Caraccio, …). Gli interpreti riscrivono gli autori assegnati, confrontano le proprie riscritture con quelle degli interpreti delle altre scuole e interagiscono con gli attori “esterni”. Una lezione conclusiva è dedicata alla redazione dei tweetbook, con l’aspettativa di avere un tweetbook per ciascun interprete. Qualche dettaglio in più è disponibile nella presentazione seguente.




Nel corso della prima settimana sono state prodotte oltre 300 riscritture. Alcuni lavori sono molto interessanti. Al Segantini di Asso, per esempio, i ragazzi si sono esercitati a rappresentare i propri sentimenti confrontandoli con quelli del fante Antonio Badel. Che cos’è la nostalgia? “Il mio pensiero si porta sempre in mezzo alla mia casa e mi fa prorompere subito gli occhi in pianto”, dice Badel. “La nostalgia per me è una sensazione che si ha quando ci manca qualcuno come i familiari o qualcosa come il mare”, risponde Martina. E la stanchezza? Per Badel è marciare “tutto il giorno con zaino e fucile in spalla. Alla sera sono più stanco di quando andavo a battere le castagne”. Elisa commenta così: “Sono stanca quando fatico e nessuno mi aiuta”. Sempre con riferimento alle lettere di Antonio Badel (il quale fece voto di farsi sagrestano nel caso in cui fosse tornato a casa sano e salvo) ecco l’efficace sintesi della Scuola Media di Albese: “Partii contadino, tornai sagrestano #Gigiai/AB”. Non meno felice la parafrasi di una lettera dell’Alpino Cesare Sartorio, a cura della Scuola Media Don Milani di Tavernerio: “Caro cognato sto bene, sono contento di sapere che tutti i nostri cari stanno bene. Non dirò più bestemmie. Sogno Montemezzo #Gigiai/CS”.

Alcuni tweet dicono tutta l’atrocità della guerra. Vedi quello della Scuola Media di Villa Guardia (“Si è come un bambino che aspetta il temporale. Gualtieri, 28 febbraio 1917. #Gigiai/AB”) o quello della Scuola Media di Albese (“Vorrei aver l’onore, ora proibito, di veder le persone cadute rialzarsi #Gigiai/GD”). La cultura contadina dei soldati di Montemezzo non sfugge ai giovani riscrittori di #Gigiai. Ecco, per esempio, un tweet in cui è messa in luce l’ansia per il parto di una vacca, nominata prima ancora dei familiari: “cara Pina, da un po’ di tempo non ho notizie. La vacca ha partorito? Che tutto sia andato bene. Tu e bambini state bene? #Gigiai/ABE” (Istituto Segantini di Asso). Poi ci sono le riscritture in dialetto, con un andamento poetico e una struttura in rima.

Quanti straad senza pass
Quanti rusàri de sass
Quanti uraziùn nela nocc
Senza gnanca segnàss
E un cioo ne la scarpa
#Gigiai/AB, fra (@bloggiornalismo)



Oppure

Disevi a touch: “Lu l’è propri un amis, l’è quel fradel che g’hu mai avou”. Ma un dì, per scarognàt, Dio l’ha purtaa visin a lu. #Gigiai/AB (@TWenti_3C)

La raccolta pressoché completa di tutti i tweet della prima settimana di #Gigiai è disponibile in un apposito tweetbook, qui.

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