Un TwitMob per #FCaffè

Lunedì 14 e martedì 15 aprile @TwLetteratura raccoglie l’invito di Antonio Prenna (@antonioprenna) a mobilitarsi in un #TwitMob per ricordare  l’economista Federico Caffè con l’hashtag #FCaffè, suggerito da Marco Stancati (@MarcoStancati).



Antonio Prenna > Federico Caffè fu uno dei più importanti economisti  nella storia del nostro Paese.  Dopo aver iniziato la propria carriera lavorando come consulente per il Governo Parri nel 1945  e poi per la Banca d’Italia, fu docente di politica economica nelle università di Messina, Bologna e Roma. Attento analista dei sistemi economici e di welfare dei paesi scandinavi, Caffè mosse un’argomentata critica al pensiero liberista a partire dalla lezione di John Maynard Keynes. Fu il maestro di una intera generazione di economisti italiani, fra cui fra gli altri Ezio Tarantelli, assassinato dalle Brigate Rosse nel 1985, Luigi Spaventa e Mario Draghi.  Al culmine del suo percorso accademico, la vita dell’economista fu avvolta dal mistero:  Federico Caffé scomparve improvvisamente dalla sua casa di Monte Mario il 15 aprile 1987, senza lasciare traccia di sé e gettando nello sgomento i suoi studenti, che passarono poi invano al setaccio le strade della città per cercarlo.

La parabola di Caffè, tuttavia, non si esaurisce nella sua scomparsa misteriosa. Il 6 gennaio 2014, nel centenario dalla nascita Antonio Capitano ha scritto sul Fatto:

Federico CaffèLa sua vita, può riassumersi in cent’anni di solitudine da autentico riformista contro l’arroccamento dei sistemi politici e finanziari, invalicabili come edifici di cemento armato,  al riparo da ogni tentativo di fare spazio a quello stato sociale per il quale Caffè ha speso tutte le sue energie fisiche e intellettuali. Ma non invano,  perché il suo pensiero è uscito dalle aule universitarie e si è diffuso nelle nuove generazioni che si sono riconosciute nei suoi scritti e nei suoi intenti. Quasi un paradosso che ha trasformato la sua  solitudine, con il suo carattere schivo, in un Maestro da cercare per avere la sua compagnia in momenti di smarrimento. […]

Federico Caffè da sempre era convinto che “la sovrastruttura finanziario-borsistica con le caratteristiche che presenta nei paesi capitalisticamente avanzati favorisca non già il vigore competitivo ma un gioco spregiudicato di tipo predatorio, che opera sistematicamente a danno di categorie innumerevoli e sprovvedute di risparmiatori in un quadro istituzionale che di fatto consente e legittima la ricorrente decurtazione o il pratico spossessamento dei loro peculi“.

Hanno una data queste parole? Sono parole purtroppo valide anche oggi e con la stessa intensità. Ciò significa che la società indagata da Caffè non è dissimile a quella odierna con gli stessi attori e con un evidente mantenimento dell’”Ancien Regime” politico e finanziario che stritola, come una piovra, l’economia reale e i ceti più deboli, sempre più deboli.

Per loro Caffè, avrebbe continuato a combattere, in solitudine, queste iniquità con la forza delle sue idee.

Di lui sappiamo con certezza la data della sua nascita. Sappiamo la data della sua scomparsa (15 aprile 1987). Non sappiamo la data della sua morte: forse perché Caffè rappresenta proprio questa forza delle idee che quando sono così concrete non muoiono mai.



A partire dal libro L’ultima lezione (Torino, Einaudi, 2008) di Ermanno Rea invitiamo i lettori che vorranno farlo a ricordare Federico Caffé nei giorni di lunedì 14 e martedì 15 aprile, con un TwitMob in cui rileggere, commentare e riscrivere questa storia affascinante e drammatica. Un modo semplice ed efficace per ricordare Caffè, perché – come scrive Rea – “Un uomo che scompare compie un gesto che è dentro di noi, oscuramente, perché tutti abbiamo pensato, almeno una volta, di sparire”. L’hashtag − suggerito da Marco Stancati (@MarcoStancati) − rispecchia la natura dell’economista: un essenziale #FCaffè.


Post scriptum. Il programma Chi l’ha visto si è occupato molto del caso, ma l’ultimo aggiornamento sul sito risale al marzo 2003. Sollecitiamo una ribattuta aggiungendo a qualche tweet il nome dell’account della trasmissione: @chilhavistorai3.

2 Comments

  • giuseppe amari ha detto:

    Cari amici. Ottimo il ricordo di Federico. Mi permetto di scoraggiare “ribattute” di Chi l’ha visto? Non essendo pertinente. Federico Caffè scelse deliberatamente e in modo programmatico di scomparire in silenzio e senza farci sapere il passo successivo. In linea con la sua proverbiale discrezione e modestia, lasciandoci una grande eredità intellettuale ancora pienamente da valorizzare. Va quindi rispettata la sua volontà, evitando di continuare a porsi interrogativi su quel passo e soprattutto sul dopo. Va invece incoraggiata la lettura e o rilettura dei suoi scritti, soprattutto tra i più giovani, perché un insegnamento non vada perduto; il modo migliore per rendergli omaggio, come lui stesso disse per altre illustri personalità. Un cordiale saluto. Giuseppe Amari.

  • Antonio Capitano ha detto:

    Condivido pienamente le parole del Prof. Amari che conosce molto bene il pensiero di Federico Caffè, soprattutto quello meno noto al grande pubblico che preferisce il clamore televisivo all’essenzialità dei suoi scritti che dovrebbero essere letti con un silenzioso rispetto.
    Sono lieto però di osservare che tra ieri e oggi si è formata, spontaneamente, una comunità “virtuale” che con pochi “caratteri” ha ricordato il Maestro in diversi modi ma con grande partecipazione emotiva.
    Antonio Capitano

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