#2019SI – Eugenio Montale, Dina Cucini e Alda Merini

Eugenio Montale, “Il Palio”. Dina Cucini, “Palio vampa del dinamismo senese”. Alda Merini, “Contrade, udite udite”.


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Martedì, I luglio 2014

EUGENIO MONTALE, IL PALIO

La tua fuga non s’è dunque perduta
in un giro di trottola
al margine della strada:
la corsa che dirada
le sue spire fin qui,
nella purpurea buca
dove un tumulto d’anime saluta
le insegne di Liocorno e di Tartuca.

Il lancio dei vessilli non ti muta
nel volto; troppa vampa ha consumati
gl’indizi che scorgesti; ultimi annunzi
quest’odore di ragia e di tempesta
imminente e quel tiepido stillare
delle nubi strappate,
tardo saluto in gloria di una sorte
che sfugge anche al destino. Dalla torre
cade un suono di bronzo: la sfilata
prosegue fra tamburi che ribattono
a gloria di contrade.
E’ strano: tu
che guardi la sommossa vastità,
i mattoni incupiti, la malcerta
mongolfiera di carta che si spicca
dai fantasmi animati sul quadrante
dell’immenso orologio, l’arpeggiante
volteggio degli sciami e lo stupore
che invade la conchiglia
del Campo, tu ritieni
tra le dita il sigillo imperioso
ch’io credevo smarrito
e la luce di prima si diffonde
sulle teste e le sbianca dei suoi gigli.

Torna un’eco di là: ‘c’era una volta…’
(rammenta la preghiera che dal buio
ti giunse una mattina) «non un reame, ma l’esile
traccia di filigrana
che senza lasciarvi segno
i nostri passi sfioravano.

Sotto la volta diaccia
grava ora un sonno di sasso, la voce dalla cantina
nessuno ascolta, o sei te.
La sbarra in croce non scande la luce per chi s’è smarrito,
la morte non ha altra voce
di quella che spande la vita».

ma un’altra voce qui fuga l’orrore
del prigione e per lei quel ritornello
non vale il ghirigoro d’aste avvolte
(Oca o Giraffa) che s’incrociano alte
e ricadono in fiamme. Geme il palco
al passaggio dei brocchi salutati
da un urlo solo. È un volo! E tu dimentica!
Dimentica la morte
toto coelo raggiunta e l’ergotante
balbuzie dei dannati! C’era il giorno
dei viventi, lo vedi, e pare immobile
nell’acqua del rubino che si popola
di immagini. Il presente s’allontana
ed il traguardo è là: fuor della selva
dei gonfaloni, su lo scampanío
del cielo irrefrenato, oltre lo sguardo
dell’uomo – e tu lo fissi. Cosí, alzati,
finché spunti la trottola il suo perno
ma il solco resti inciso. Poi, nientr’altro.



Mercoledì, 2 luglio 2014

DINA CUCINI, PALIO VAMPA DEL DINAMISMO SENESE

Sul cuore i colori
spavaldamente accesi della mia contrada
e la mia fiamma a brividi di ardore
ansiosità repressa
spasimo d’attesa camuffata
di finta calma a movimenti queti
sbandierata a sfiocchi larghi sulla seta
alto guizzante a crepitii sonori.
Amorosi fruscii palpitamenti
a schiocchi rapidi lucenti
di chiara chiara aria arroventata
di passione compressa straripata
in guizzi balenii
d’occhisguardirespiri ubriacati
d’innamorato orgoglio dilatato
al gioco inimitabile.
Armoniosa fiera grazia a mezzi giri
a mezzi passi
a braccio ad ansia a spiegamenti tesi
febbre colori ansiosità lanciati
alti col fiocco a gareggiar col vento.
Il Duomo sfuma
il bianconero anelito di cielo
in pinnacoli mistici marmorei
a intagli leggiadrie di fresca spuma
e colonnette trifore perfette
ma Siena avvampa la ridesta vita
dai silenziosi oblii dei muti vicoli scattata
con incalzante furia esasperata
a rullio di tamburi sulla dura
anima trecentesca
arsa di giallo tufo scalpitato
d’impazienza pressata a mortaretti
scoppianti in petto ai cuori accelerati
imboccati alla Piazza traboccante.
Chiaro fresco zampillo di chiarine
sbocciate sulla pista a sventolare
urla d’amore e d’odio
a guizzi di colore inalberato
alla passione ritmica di Sunto.
La Martinella
a lento tocco tinnulo nell’afa
scande il cammino della nostra attesa
delirata di spasimo compresso
a sospiri profondi dolorati.
Presto dacci lo scoppio liberante! –
Affanno scolorato in tremito convulso
all’arco scuro del Comune in volta
sbocca la nostra sete scalpitante
in eterna e vibrante muta ansia al canape
Via, vvia, vvviaaa! che ci scoppia il cuore a tonfi sordi
e nella gola stretta ci martella
l’impossibile urlo
appeso al retto canape arginante.
Attimi lunghi sulle mute bocche
a ondate di silenzio mareggiato
di bianche facce all’angolo converse
a denti stretti e pugni chiusi dentro
serrando la marea saliente
a vampe dalla Piazza conchigliata
di follia parossissima pressata
a vibrazioni a balzi e ondulamenti
di giallo rosso verde blu guizzanti
irrequietissimi presaghi
di demenza magnetica alitata
dai fiatiocchi fissi elettrizzanti
in brividi scorrevoli
ai garetti avidissimi alle froge
all’indogliata bocca sanguinante
dei cavalli rampanti
in rossa furia al cozzo
del petto sulla fune, e all’urto
alto s’impenna e sulla pista
la liberata furia si scatena
ad urlo uurlo uuurlo
di demenza precipite abbrancata
a nudo pelo di criniera in corsa
in triplice vertigine ululata
a spira travolgente scatenata
in galoppo furioso ebbro nerbante
ferocemente a sangue
sangue stillando e sulla svolta a morso
sciolto di briglia il Palio strappa a scoppio
di ridestata quiete trasognata
in largo respirare di bandiere
e ricantare fresco della Fonte.


Giovedì, 3 luglio 2014

ALDA MERINI, CONTRADE UDITE UDITE

Udite, udite
stanche contrade
messaggeri d’amore
e di guerra che correte
nel nome della Vergine
in bocca ai leoni.
Esultate, udite,
bellissime contrade
piene di fate e
balconi fioriti.
dell’amore e
dell’ardita Toscana.
Bevete il vino
e acqua per incoraggiarvi
e sperate che poi vi
abbandoni per la gloria della vita.


Il gioco di Tw Letteratura per #2019SI continua con Pia de’ Tolomei
Da venerdì 4 luglio a domenica 6 luglio leggi, commenta e riscrivi il V canto del Purgatorio di Dante Alighieri.




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