Biblioteche, trincee dello spirito

Quando i cannoni rombano, le biblioteche tremano. #Lussu, il nostro progetto di riscrittura sulla Grande Guerra, è stato anche il tentativo di ribadire le ragioni del libro contro quelle del fucile.

Biblioteca Sarajevo Vijećnica

La cultura europea ha saputo esprimere, in questo senso, il meglio e il peggio. Oggi, 28 giugno 2014, sono cent’anni dall’attentato di Sarajevo all’Arciduca Francesco Ferdinando, l’evento che scatenò la Prima Guerra Mondiale e dunque cambiò il volto del mondo.

A cinquecento metri dal Latinski Most, il Ponte Latino o Ponte di Gavrilo Princip, dove l’arciduca e sua moglie furono uccisi un secolo fa, sorge quella che un tempo era la Biblioteca Nazionale di Bosnia ed Erzegovina e che ancora oggi tutti chiamano Vijećnica (“municipio”). La biblioteca venne distrutta nell’agosto del 1992 dall’artiglieria serbo-bosniaca, durante quello che è riconosciuto come il più lungo assedio nella storia bellica moderna (1992-1996, 12 mila morti, 50 mila feriti). La Vijećnica conteneva tre milioni di volumi, due terzi dei quali andati distrutti. Nei prossimi giorni la biblioteca sarà riaperta, ma occuperà solo una piccola parte del vecchio edificio. La guerra ha vinto sui libri.

Viene in mente un’altra biblioteca, quella dell’Università Cattolica di Lovanio, cosparsa di benzina e incendiata dalle truppe tedesche nel 1914, durante l’invasione del Belgio. Vi erano conservati 70 mila volumi, fra i quali oltre 300 manoscritti medievali. Nel 1927 la biblioteca risorse: con le indennità di guerra imposte alla Germania dal Trattato di Versailles, Lovanio eresse un nuovo edificio in stile neogotico, in sostituzione di quello distrutto. Ma nel 1940, durante la Seconda Guerra Mondiale, la biblioteca fu nuovamente incendiata dalle truppe del Terzo Reich. Ora è di nuovo lì. I libri hanno – almeno in parte – vinto sulla guerra.

louvain biblioteque lovanio biblioteca

 

Un libro salvato – qualunque libro: chi siamo noi per giudicare? – è un frammento di civiltà. E la biblioteca rappresenta una trincea dello spirito. Qualunque libro, abbiamo detto: L’Orlando furioso dell’Ariosto o I fiori del male di Baudelaire, ma anche il libro illustrato sugli uccelli che Emilio Lussu rimedia a Villa Rossi e regala al suo attendente, il quale “sapeva appena leggere, ma s’interessava principalmente delle figure.” (Un anno sull’Altipiano, cap. XVI). O la copia dei Promessi sposi che Carlo Emilio Gadda, anch’egli combattente sul fronte della Grande Guerra, trova nella tasca di un austriaco caduto in battaglia (Diario di guerra e di prigionia).

Anche per questo è stato giusto rileggere insieme e riscrivere su Twitter Un anno sull’Altipiano. È stato giusto che Emilio Lussu diventasse #Lussu. Per rispondere a quelli come il sottotenente Montanelli, che vuole solo bere e vivere: “Cognac. Dormire e vivere e cognac. Stare all’ombra e vivere. E ancora cognac. E non pensare a niente.” è stato giusto per rispondere a quelli che ti dicono: “E tu leggi? Mi fai pena?”

Ricordiamo che al nostro progetto hanno partecipato 1262 utenti. Di questi 247 hanno contribuito con messaggi originali, per un totale di 9899 tweet. Contando anche i retweet, l’hashtag è stato utilizzato 29798 volte in 60 giorni, ovvero 165 tweet al giorno. A parte il bot @wwi_lussu, questi i dieci autori più prolifici:

  1. @paolocosta (498 tweet)
  2. @erykaluna (411)
  3. @paoladelusa (394)
  4. @twprovvidenza (385)
  5. @alessssia00 (384)
  6. @fnigro1946 (354)
  7. @torinoanni10 (327)
  8. @2ceste (326)
  9. @asinomorto (289)
  10. @inviaggiatore (276)

E questi i dieci autori più retwittati:

  1. @paolocosta (1471 retweet)
  2. @asinomorto (1016)
  3. @twprovvidenza (1015)
  4. @erykaluna (820)
  5. @torinoanni10 (808)
  6. @alessssia00 (795)
  7. @fnigro1946 (708)
  8. @paoladelusa (637)
  9. @giovannifanfoni (565)
  10. @gandinirozzi (535)

Interessante l’analisi degli hashtag usati con più frequenza in associazione con l’hashtag #Lussu, nel periodo in cui si è svolta la riscrittura di Un anno sull’Altipiano, dall’11 aprile al 9 giugno. A cominciare da #grandeguerra, comparso insieme a #Lussu 564 volte e utilizzato da 51 autori. Poiché nello stesso periodo #grandeguerra è stato impiegato su Twitter 1686 volte, possiamo affermare che una menzione su tre è comparsa in associazione con #Lussu. Segue #isonzoinfame (169 occorrenze insieme a #Lussu), un chiaro richiamo alla raccolta di lettere dal fronte curata da Tullio Cavalli nel 1983 per le Edizioni del Moretto di Brescia, di cui giustamente @giulicast invoca la ripubblicazione. E poi #scritturebrevi (157 occorrenze di 7 autori: un hashtag buono per tutte le stagioni), #WW1 (113), #Sisto (49) e #asiago (27). #Sisto, lo ricordiamo, è stato l’hashtag ufficiale della riscrittura delle lettere dal fronte di Sisto Monti Buzzetti (Scusate la calligrafia, Terre di Mezzo, Milano, 2008), promossa nell’ambito del progetto Twitti@amo insieme all’Ufficio scolastico di Como e al quotidiano “La Provincia di Como”.

Quanto ai termini più frequenti nei tweet originali di #Lussu, non sorprenderà la presenza delle parole guerra (usata 1377 volte da 121 autori), soldati (942 occorrenze), generale (752), morte (558, cui si contrappone vita con 468 menzioni), trincea (457), cognac (286), Leone (285), nemico (269), e austriaci (468). Più interessanti le 189 occorrenze di occhi – una delle parole magiche del romanzo, il quale ha un’impostazione decisamente visiva – le 215 di loro (gli altri i nemici, gli austriaci), le 182 di tempo e le 182 di riposo. E infine la parola libro, che nelle nostre riscritture è comparsa 157 volte. È il libro che abbiamo letto, insieme. Sono i libri che Emilio Lussu leggeva in trincea. I libri bruciati nella biblioteca di Alessandria, e poi a Sarajevo, Lovanio e Coventry. I libri che continueremo a mettere, ostinatamente, nelle future biblioteche. Poiché, come faceva dire Marguerite Yourcenar al suo Adriano, “Fondare biblioteche è un po’ come costruire ancora granai pubblici: ammassare riserve contro l’inverno dello spirito che da molti indizi, mio malgrado, vedo venire.”

1 Comment

  • Elena ExLibris ha detto:

    Rileggere “Un anno sull’altipiano” di Emilio Lussu dopo oltre trent’anni dalla prima volta a quattordici anni, in terza media, ha rappresentato un nuovo incontro, un ritrovarsi con occhi diversi -i miei- e con parole –le sue- uguali ad allora e ad ancora prima, uguali a come erano state scritte nel 1938. E nel corso del tempo, a quasi ottanta anni da quando furono concepite in quella forma, quelle parole non hanno perso drammaticità e insieme freschezza, immediatezza e carattere. Ci voleva molto rispetto e molto affetto per riavvicinarsi a queste pagine e c’è voluta forza di persuasione per far comprendere ai più giovani che conoscere “Un anno sull’altipiano” è importante, se non indispensabile, per capire che la guerra è il più grande dei mali, semplicemente. A chi mi chiedeva che è scontato, che si sa che la guerra è il peggiore dei mali, che è il condensato dell’umana iniquità, ho sempre risposto che non si sa mai abbastanza e che l’unico modo per comprenderlo è leggere i documenti, i racconti di prima mano e non solo i trattati storiografici o i libri di scuola. Solo attraversando la narrazione del giovane capitano Lussu, in cui si alternano descrizioni minuziose di combattimenti e di attese in trincea, interrotte solo dalle considerazioni sulla follia ottusa delle alte gerarchie dell’esercito, è possibile identificarsi nel suo sguardo attonito di fronte alla stupidità della guerra. E associare a questa lettura quella di “Niente di nuovo sul fronte occidentale” di Erich Maria Remarque, che pure racconta le vicende di un soldato tedesco durante la stessa assurda Prima Guerra, è utile per avere la doppia prospettiva, che confluisce nella conclusione che la guerra oltre che crudele è inutile.
    [Elena Tamborrino @ExLibris2012]

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