"Nessuna generazione deve vivere a sua insaputa"

Aspetttando il Festival delle Generazioni di Firenze (2-4 ottobre 2014), durante il quale lanceremo ufficialmente #TwPinocchio, abbiamo intervistato Marco Stancati, curatore della sezione “Il futuro è già ieri”.



Crossmedialità e generazioni: che cosa significa “Il futuro è già ieri”?

img-futuro-gia-ieriViene dal lessico familiare. Mio padre era nato nel 1902 e ha attraversato tutto il secolo scorso. Fu medico giovanissimo in un’Italia ancora largamente analfabeta. Questo gli conferiva automaticamente lo status d’intellettuale; conobbe e frequentò i futuristi. I miti del dinamismo e della velocità gli restarono dentro per sempre. Quando nel 1995 comprai un Compaq Presario 525, l’unico PC che poteva considerarsi un’alternativa al mondo Mac, mio padre si stupiva di fronte alla multimedialità dello strumento che rendeva possibili cose ritenute fino a poco tempo prima solo fantascienza: “Il futuro è già ieri” commentava, con la sensazione di rivivere l’accelerazione futurista della sua giovinezza. Ho voluto dare quindi questo titolo, “Il futuro è già ieri”, alla sezione di cui sono curatore al Festival delle Generazioni 2014, per sottolineare la velocità del tempo che viviamo: un tempo che non possiamo fermare solo perché ci rifiutiamo di prendere atto di quello che succede intorno a noi e a noi stessi. Una maggiore consapevolezza è anche il frutto dello scambio tra saperi generazionali che devono incrociarsi: perché ciascuno sia partecipe di tutti gli strumenti, culturali e tecnologici, che il tempo che vive gli mette a disposizione. Credo infatti, come dico nella presentazione della sezione sul sito di #FFdG14, che nessuna generazione dovrebbe vivere ‘a sua insaputa’.


Vorrei che ci aiutassi a comprendere perché Internet non è un nuovo medium e perché gli ‘anziani’ sono decisivi per il futuro digitale dei giovani.

D’accordo: è più esatto considerare Internet uno spazio, un ambiente, un ecosistema complesso nel quale ci sono anche canali di comunicazione specifici, i media digitali. Piuttosto che classificarlo come un medium tout court come fa, ad esempio, il Censis nel suo documentato Rapporto periodico sulla comunicazione e sulle diete mediatiche degli italiani. Ma, a ben vedere, anche singoli medium non sono solo canali informativi, ma ecosistemi articolati: penso alla Televisione… Allora dovremmo forse dire che Internet è un (eco)sistema di (eco)sistemi, un “grommolo” come avrebbe detto Carlo Emilio Gadda! Detto questo, la discussione tra le due correnti di pensiero non mi appassiona più di tanto.

Dei media digitali, di questi “new media” dobbiamo tener presente che:

  • Oggi tutte le forme e i canali di comunicazione percepiti come nuovi sono gestiti in qualche modo da un computer (che sia un pc, un micro o un macro processore).
  • Ogni nuovo medium, al suo apparire, per essere compreso e utilizzato deve inevitabilmente avvalersi del sistema di regole e parametri che governavano i media precedenti (come chiosavano Bolter e Grusin in Remediation, già nel 1999).
  • Ogni nuovo medium ri-media i precedenti: il cinema all’inizio ri-mediò il processo fotografico, la televisione ri-mediò il teatro, il cinema, la radio. L’ecosistema comunicativo Internet ri-media un universo di canali: la televisione, la radio, il servizio postale, la carta stampata, il cinema, il teatro, le comunità di pratica e di apprendimento, i video giochi…



Bolter e GrusinGli ‘anziani’, ma forse sarebbe meglio dire gli ‘analogici’, spesso si trovano in difficoltà davanti alla ri-mediazione perché questo processo avviene con un’impostazione culturale e modalità tecnologiche che non sono per loro familiari. I giovani invece spesso non colgono le radici della ri-mediazione e considerano nuovo, originale e autentico qualcosa che invece è stato appunto ri-mediato. Anzi, in genere, non colgono l’importanza di indagare le radici per essere padroni fino in fondo dei contenuti. Faccio un esempio: davanti a un termine sconosciuto, un analogico tenterà d’interpretarlo attraverso un processo etimologico o ermeneutico. Un giovane, più probabilmente, lo cercherà subito con un motore di ricerca. Il primo avrà consapevolezza del termine, il secondo ne avrà solo conoscenza, spesso temporanea. La volta successiva probabilmente tornerà a cercarlo con Google perché è difficile che lo abbia metabolizzato. Ma è anche vero, d’altro canto, che il giovane si muove con un’agilità diversa nell’interdisciplinarietà che l’evoluzione tecnologica ha enormemente favorito.

Ecco l’incontro e lo scambio tra analogici e digitali, tra saperi e modi d’indagine diversi garantiscono la ricchezza dei processi cognitivi e della condivisione della conoscenza: fondamentale non per il “futuro digitale”, ma per il futuro tout court, e soprattutto per il futuro di tutti.


Talvolta si ha l’impressione che le iniziative culturali ispirate al digitale siano come quelle aziende che negli anni della bolla di Internet si limitavano ad aggiungere .com al proprio nome, per rifarsi il trucco. Di cosa dobbiamo fidarci?

Possiamo fidarci di tutte quelle iniziative che contribuiscono a cambiare culturalmente il nostro approccio alla quotidianità. E questo indipendentemente dalla nobiltà degli attributi che utilizzano (culturale, etico, biologico, ecosostenibile, creativo, innovativo, testimoniale, costruttivo…), indipendentemente dalla simbologia digitale che esibiscono (e-qualchecosa, @qualchecosa, #qualchecosa, 2/3/4.0 e successivi…), indipendentemente dalla benedizione di questo o quel Social Network, di questa o quella SocialStar, o dell’Influencer di turno.

DSC_1243Banalizzo, per capirci: grazie alla Twitteratura, io ho modificato il mio approccio alla lettura. Non ho amato, negli anni 60, Cesare Pavese: mito della mia generazione, ma non mio. Ho riletto due anni fa “I dialoghi con Leucò” in maniera diversa e integralmente; per poter interagire con gli altri. L’ho riproposto in chiave personale, l’ho remixato con autori precedenti e successivi; ho usato #Leucò perfino in chiave di autoanalisi e per provocare reazioni interpretative degli altri leucofili. Così come sono partito da quei piccoli mattoncini digitali che sono i tweet per imparare dall’architetto Calvino a costruire la mia città invisibile. Ho indagato il personaggio Fra Cristoforo a fondo per poterlo reinterpretare, in maniera credibile e provocatoria insieme, in quella straordinaria avventura che è stata #TwSposi. E questo, come ben sai, non è successo solo a me: un’intera comunità, quella della Twitteratura, ha modificato, integrato, ripensato, rivoluzionato, rivisto, riconsiderato… il suo approccio con la letteratura e, ancor prima, con la lettura. Siamo diventati più proattivi, nell’ottica della letteratura, non solo sui Social, ma nella quotidianità che sempre più mescola momenti analogici e momenti digitali, on e off line, lettura della carta stampata e lettura a schermo… e li mescola sempre più intimamente e senza soluzione di continuità. Guarda che fermento che si è scatenato, on e off line, al solo annuncio che a ottobre, in occasione di #FFdG14, lanceremo la riscrittura di Pinocchio! Insomma, possiamo fidarci delle iniziative che costruiscono senso. Senza ovviamente escludere ritempranti fisiologiche parentesi di cazzeggio. 


Generazioni che s’incontrano per essere consapevoli del tempo che si vive ed essere costruttori di senso. Sarà questo il filo rosso a Firenze, dal 2 al 4 ottobre?

E’ l’obiettivo. Se diventa il filo rosso, vorrà dire che l’avremo conseguito o, meglio, cominciato a conseguire: nel “Futuro è già ieri” parleremo di alcuni paradigmi che stanno cambiando il modo in cui ci confrontiamo con i media (“Analogici e Digitali”), i sensi (“dalla realtà Aumentata all’Umanità aumentata”), la parola (“Le parole per dirlo”), la memoria (“Memory sharing”) e la lettura (“Twitteratura: il lego digitale della letteratura”).

Per far questo, mireremo a sbarazzarci subito dei luoghi comuni: tutti quelli che hanno meno di vent’anni, ai quali abbiamo attaccato l’etichetta di “nativi digitali”, non sono automaticamente esperti del nuovo mondo e tutti gli over40 non sono analogici spiazzati. Non dimentichiamoci che il Digital Divide sta diminuendo perché gli over65 negli ultimi anni sono entrati in maniera massiccia su Internet e si approcciano sempre di più alle tecnologie e alle conoscenze digitali. E tutte le generazioni devono fare i conti con un’informazione sempre più ubiqua che, come dice Salvatore Iaconesi, conduttore con Oriana Persico del workshop sulla Realtà aumentata, “avvolge ogni spazio, oggetto e occasione della nostra vita quotidiana, come una membrana. Senza rendercene conto, stiamo imparando a usare queste informazioni: le stiamo usando per cambiare il nostro modo di lavorare, relazionarci, divertirci, consumare, esprimerci, viaggiare… durante il workshop porteremo alla luce la membrana ubiqua d’informazioni, tutta intorno a noi, usando la realtà aumentata. Tenteremo di rispondere alla domanda: come sarebbe il mondo se potessimo vedere le informazioni digitali che ci circondano, proprio come possiamo vedere gli oggetti, gli edifici, le piazze e le persone? Che cosa cambierebbe nella nostra vita? La risposta ci sorprenderà: perché la nostra vita è già cambiata…”.


Veniamo al dunque: spesso in Italia si favoleggia di “patto fra generazioni”, ma poi l’impressione è che nessuno riesca a declinarlo. Gli interessi dell’una e dell’altra generazione non sono forse troppo divergenti?

All’interno di #FFdG14, “Il futuro è già ieri” vuole porsi come incontro vero tra generazioni, tra le “generazioni dei garantiti” e le “generazioni dell’incertezza”. I patti si fanno conoscendosi meglio e comprendendo cosa è possibile scambiarsi. Attualmente “i garantiti”, o almeno quelli che lo possono, suppliscono con un welfare familiare alla crisi dello Stato Sociale. Ma ciascuno lo fa nei riguardi dei propri figli. Il problema è come farlo nei riguardi della generazione dei figli, mettendo in moto meccanismi che possano garantire la loro emancipazione sociale ed economica. Se il governo sarà in grado di costruire un modello credibile di prospettiva per i giovani, qualsiasi cosa si chieda agli anziani verrà vissuto come un investimento più che come un sacrificio. Ma prima ancora dei politici, il problema è degli intellettuali: non è stato elaborato un nuovo modello di vita per la società post industriale. Perché come ha messo bene in luce Domenico De Masi nel suo recente libro Mappa Mundi: “Attendiamo il vento favorevole ma non sappiamo dove andare. Sentiamo crescere intorno a noi e dentro di noi l’esigenza di un mondo nuovo consapevole e solidale, l’urgenza di un nuovo modello di vita capace di orientare un progresso che, privo di regole e di scopi, risulta sempre più insensato”.

Ecco, #FFdG14 e “Il futuro è già ieri” provano a calare qualche tessera di quel mosaico da ricostruire. Mosaico che ha implicazioni enormi: sociali, economiche, spirituali…


Marco Stancati quadratoMarco Stancati (@marcostancati) – Comunicatore d’Impresa: nel tempo Responsabile aziendale, Consulente Direzionale, Docente alla Sapienza di Roma, Dir. Responsabile di periodici in tema di sicurezza sul lavoro, Curatore di eventi. I suoi progetti si muovono su un duplice versante/obiettivo: “comunicazione” come competenza trasversale irrinunciabile per il manager e “social media” come strumenti pubblicitari, didattici e neocreativi. Per il Festival delle Generazioni 2014 è entusiasta curatore della sezione “Il futuro è già ieri”. Con passione, nonostante qualche infortunio: nonno, nuotatore, ciclista. E talent scout di manager e artisti (in caso di complementarietà, il risultato è formidabile). Per altro: http://about.me/marco.stancati.

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