Il lamento di Byron

Nel Childe Harold’s Pilgrimage Lord Byron intona un lamento per l’Italia, schiava della sua stessa bellezza prima ancora che delle nazioni occupanti.

JMW Turner Campagna romana

A volte – suggerisce Byron – quello della bellezza è un dono “fatale”. Le strofe XLII e XLIII, fra le più celebri del canto IV del Pellegrinaggio di Aroldo, assumono la forma del pianto. Il poeta parla all’Italia, segnata da un destino che la vuole bella ma fragile. Il contesto politico e culturale è quello della Restaurazione, che in tutta Europa soffoca le idee di libertà diffuse con le guerre napoleoniche e coincide con la crisi della visione illuministica della storia. Byron, che ha in odio la Santa Alleanza e che svolge un ruolo nei moti rivoluzionari del 1821, è totalmente immerso in questo clima.

Di seguito proponiamo il testo delle strofe XLII e XLIII in italiano e nell’originale inglese. La traduzione è basata sull’edizione a cura di Aldo Ricci (Firenze, Sansoni, 1923), la cui grafia è stata rispettata fedelmente a parte la normalizzazione degli accenti rispetto all’uso contemporaneo. La forma metrica del Childe Harold’s Pilgrimage è la strofa spenseriana.  Ricci opera tuttavia, nel passaggio dall’inglese all’italiano, una prosificazione del metro. Per questo sono stati eliminati gli a capo fra un verso e l’altro.

Come partecipare

Per giocare a #festivalcom14/Byron nella giornata di sabato 13 settembre leggi qui di seguito e commenta su Twitter la traduzione italiana oppure il testo inglese. Puoi condividere i tuoi commenti sotto forma di tweet, associandoli a #festivalcom14/Byron. Per partecipare al gioco nelle giornate di venerdì 12 e domenica 14, consulta il calendario di lettura.


Traduzione italiana

[…]

XLII

Italia! o Italia! Tu che avesti il fatale dono della bellezza che divenne la funerea dote di dolori presenti e passati, sulla tua dolce fronte il solco della sofferenza è stato inciso dalla vergogna ed i tuoi annali impressi con lettere di fiamma. Volesse Iddio che nella tua nudità tu fossi men bella o più forte, e potessi rivendicare il tuo diritto, e ricacciare atterriti i briganti che s’accalcano per versare il tuo sangue e bevere le lagrime del tuo dolore.

XLII

Allora tu potresti incutere maggior spavento; oppure, meno desiderata, essere semplice e pacifica, non compianta per i tuoi fascini fatali; allora, non si vedrebbero gli armati torrenti, senza posa, riversarsi giù dalle profonde Alpi; né l’orda inimica di spogliatori di molte nazioni berrebbe dal Po e sangue e acqua; né la spada straniera sarebbe la tua triste arma di difesa, né tu saresti, in tal modo, vincitrice o vinta, la schiava di amici o di nemici.


Testo inglese

[…]

XLII

Italia! oh Italia! thou who hast

The fatal gift of beauty, which became

A funeral dower of present woes and past,

On thy sweet brow is sorrow plough’d by shame,

And annals graved in characters of flame.

Oh, God! that thou wert in thy nakedness

Less lovely or more powerful, and couldst claim

Thy right, and awe the robbers back, who press

To shed thy blood, and drink the tears of thy distress;

XLIII

Then might’st thou more appal; or, less desired,

Be homely and be peaceful, undeplored

For thy destructive charms; then, still untired,

Would not be seen the armed torrents pour’d

Down the deep Alps; nor would the hostile horde

Of many-nation’d spoilers from the Po

Quaff blood and water; nor the stranger’s sword

Be thy sad weapon of defence, and so,

Victor or vanquish’d, thou the slave of friend or foe.


#festivalcom14/Byron continua domani, domenica 14 settembre 2014, con la lettura e riscrittura del brano Byron davanti al mare (Childe Harold’s Pilgrimage, IV, CXXVIII-CXXIX-CXXX).

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