La Lombardia dei contadini

Il testo della rilevazione del linguista ed etnografo Paul Scheuermeier a Canzo, condotta dal 6 al 18 luglio 1920, che rileggeremo con gli hashtag #IoSostengo e #MappaVAB.

Canzo - TwLetteratura

* Giulia Caminada

Paul Scheuermeier (1888-1973) è un dialettologo ed etnografo zurighese che nel luglio 1920 varca il confine a Ponte Chiasso per realizzare una delle più importanti e organiche ricerche sulla cultura contadina che racconta cose e parole della cultura popolare. Dal 1919 al 1935 realizza sul territorio lombardo molte indagini dialettologiche corredate da fotografiche e disegni sugli oggetti di uso agricolo e artigianale incontrati durante il viaggio. È ricerca  sul campo: Paul Scheuermeier è una figura pionieristica che inizia il suo viaggio per conto dell’Atlante linguistico ed etnografico dell’Italia e della Svizzera Meridionale. Visita i comuni che ritiene più significativi per il dialetto parlato, raccogliendo informazioni e lessici attraverso questionari dettagliati, sottoposti agli informatori locali. Accompagnato dal disegnatore Paul Boesch, traccia schizzi particolari degli oggetti incontrati. In Lombardia realizza 500 fotografie e 300 disegni e raccoglie il dialetto in 50 località della montagna e della pianura lombarda. La ricerca di Scheuermeier è ancora oggi modernissima e ci porta nell’ambiente contadino e artigiano della Lombardia del primo Novecento. La sua inchiesta fonetica verrà ripetuta nel giugno 2013 dal glottologo tedesco Dieter Kattenbusch, dell’Università Humboldt di Berlino che si recherà a Canzo per il rilievo fonetico.

#IOSOSTENGO #MAPPAVAB – VENERDI’ 12.12.2014

[Scheuermeier ha trascorso il periodo precedete nel Canton Ticino, per la rilevazione di Mesocco]

6 luglio 1920
Con il treno delle 9 vado a Lugano. Vengo accolto molto amichevolmente dal cancelliere vescovile Monsignor Maspoli. Mi consegna lettere di raccomandazione per il clero ticinese e per il vicario generale a Milano. Oltre a questo successo, ho anche la gioia di poter parlare brevemente con il parroco Bolt e di vedere il mio amico Camillo Bariffi. Alle 14 partenza per Chiasso, dove dai Suter incontro mio cugino Wyss di Como. Insieme andiamo a piedi a Como, poiché i nostri passaporti prescrivono Chiasso-strada e i tranvieri continuano a scioperare. Vengo ricevuto cordialmente da mia cugina Mary Wyss-Brunner (1), nella sua bella casa.

7 luglio 1920
Per prima cosa devo salutare mia sorella Julie Gaudio (2). Poi vado in banca a ritirare i soldi con la lettera di credito. In questura, per ritirare il permesso di soggiorno. Disfo le valigie e mi installo nella grande camera che un tempo era occupata da mio fratello e che adesso viene messa a mia disposizione.

8 luglio 1920
Grande ispezione dei miei effetti personali e installazione nel campo base permanente. Conti. Diario. Preparativi per Milano e per il prossimo viaggio.

9 luglio 1920
Alle 6.20 partenza da Como. Arrivo a Milano alle 7.45 Visita da Hoepli (3) che trovo molto bendisposto verso la nostra impresa. Visita dal vicario generale Rossi, cui sono raccomandato da Maspoli di Lugano. Domani devo presentarmi al cardinale in persona, oggi è assente. Cerco il prof. Salvioni (4), ma durante le vacanze è a Menaggio. Vado al consolato svizzero e sono ricevuto amichevolmente dal viceconsole Piccoli, cui sono raccomandato da Motta e Hoepli. Mi dà appuntamento per il pomeriggio. Cerco e trovo ancora prima di pranzo Pierino Bolladori di Gordola, che studia architettura a Milano. Dopo pranzo visito con lui alcune esposizioni d’arte. Alle 16, vado dal prefetto con Piccoli in vettura di piazza, che paga lui. Il prefetto ci manda dal questore, che, dopo molte chiacchiere, ci promette una lettera di raccomandazione. Piccoli mi dà per parte sua lettere di raccomandazione per i prefetti di Como, Sondrio, Bergamo, Brescia. Cerco e riesco ancora a trovare, Hotz, l’amico di mio fratello, che mi invita a cena. Verso mezzanotte di nuovo in centro. Buon alloggio all’Albergo Gigli, Via dei Bossi.

10 luglio 1920
Dopo una breve passeggiata mattutina e i preparativi, alle 10 in punto sono al palazzo arcivescovile. Qui giornata burrascosa. Del resto la mia lettera di raccomandazione di monsignor Maglione di Berna qui non è arrivata. Mi si fa fare un’anticamera fino all’una. Dopo breve udienza vengo mandato via da sua Eminenza: è cosa di competenza di Monsignor Rossi. Dopo un po’ di attesa, questi mi rilascia finalmente una raccomandazione analoga a quella della cancelleria vescovile di Lugano e al termine si fa perfino gentile. Arrivo cosi per le 14 a pranzo… Il treno delle 17, che parte solamente alle 19, è così terribilmente strapieno che nella ressa e nella calura il viaggio diventa un tormento. Tre ore immobile, in piedi, in un bagno di sudore. Arrivo a Como alle 21,30.

11 luglio 1920
Domenica, giorno di riposo. Al mattino faccio un giro in barca a remi con bagno. Di sera con Julie e i suoi famigliari in battello al Crotto del Vino.

12 luglio 1920
Lettera al prof. Jaberg su Milano. Cartolina a Jud e Mollet (5) (ordinato un album per le pellicole). Dopo le 14 partenza in una corriera strapiena per Erba. Verso le 16 a piedi lungo il lago del Segrino, bagno, informazioni nello chalet. Alle 18 circa a Canzo. Il parroco, qui solo da poco tempo, mi porta subito da un collega arrivato per le vacanze e nativo del paese. Con la solerte mediazione  di questi due arrivo alla famiglia contadina di Giovanela. Grazie all’autorità del parroco il contadino non osa rifiutare. Ho il mio informatore locale e la sera stessa, 21.30-22.30, faccio in parrocchia la prima rilevazione.

13 luglio 1920
Rilevazione ore 8-12 a casa dell’informatore. Dopo pranzo fotografie. 15-18.30, 20.30-22 rilevazione.

14 luglio 1920
Rilevazione ore 8-12. Fotografie. Rilevazione 14-16. Di sera passeggiata a San Miro al Monte.

15 luglio 1920
Rilevazione ore 8.30-12. Dalle 13.30 alle 16 conclusione. Passeggiata al Lago di Segrino, dove incontro i ragazzi di mia sorella, Fredi e Gotti. Bagno. Visite al parroco e all’informatore.

16 luglio 1920
Alle 5 con i miei due nipoti vado su ai Corni di Canzo, 1375 m. Al ritorno fotografie sull’alpe. Per il pranzo siamo a Canzo. Poi nella calura e a piedi, a Erba. Con l’autocarro polveroso arriviamo a Como.

17 luglio 1920
Giorno dopo di riposo. In mattinata lavoro in casa. Di pomeriggio da mia sorella Julie. Sbrigo commissioni.

18 luglio 1920
Domenica. Dalle 6 in poi lettere al prof. Jud e Jaberg; poi a Willy, Schnurri (6), consolato di Milano, Greuter, Mollet, Blatter, Besta ecc. Descrizione dell’informatore e osservazioni fonetiche di Canzo. Preparativi per il viaggio e bagagli fin verso il mattino.

Canzo - TwLetteratura

#IOSOSTENGO #MAPPAVAB – SABATO 13.12.2014

A  Canzo non disponevo assolutamente di conoscenze. Ricoperto di polvere e in un bagno di sudore, mi rivolgo al parroco subito dopo il mio arrivo, alle sei di sera. Gli mostro la lettera arcivescovile ed è subito disponibile, con grande amicizia e comprensione. Mi conduce da un collega nativo del posto, professore a Milano,e insieme trovano un vecchio contadino, dal quale il signor parroco mi accompagna senza indugio. Grazie all’autorità di questi, il buon uomo fa tutto quello che gli si chiede: è preso dai suoi lavori in campagna, ma per desiderio del parroco lascia stare tutto per tre giorni, ed è a mia completa disposizione. È la prima ricompensa che ricevo per la mia pazienza nel fare anticamera a Milano.

Giovanni Pina, detto Giovanéla di regiù (capo patriarcale dell’intera famiglia; così si chiamava suo padre), è nato nel 1859. Il padre apparteneva ad un’antica famiglia autoctona, la madre proveniva da Cesana, sull’altro versante del Cornizzolo, contadini indigeni, anche l’informatore ha fatto il contadino per tutta la sua vita. Da giovane durante i due anni di servizio militare, è andato in giro quasi pere tutta l’Italia e ha conosciuto anche gente di altre regioni. Altrimenti ha sempre e solo viaggiato indi kwàtar kantùn dal tàul. Ha fatto il boscaiolo per tre inverni in Val d’Intelvi. L’informatore dà un’impressione di grande fedeltà linguistica, tutti mi hanno detto che è forse l’unico in paese a parlare correttamente l’antico dialetto. La nuova lingua sta velocemente prendendo piede, ma questa famiglia contadina conservatrice e tradizionalista parla ancora come i parenti, quelle due o tre famiglie che trascorrono l’intero anno spostandosi tra le tre Alpi Grasso sulle pendici dei Corni di Canzo e che vi conducono una vita di alcuni decenni in ritardo rispetto a quella in paese, un’esistenza semiselvatica, primordiale. Alla fine della rilevazione, tornando da un’escursione, ho fatto una breve visita anche a quelle famiglie sugli alpeggi, e ho fotografato gli attrezzi usati per la caseificazione.
Anche la pronuncia dell’informatore è davvero impeccabile; non credo che sia molto influenzato dalla lingua scritta, almeno non per l’aspetto fonetico: la differenza è troppo poco consapevole. Per l’aspetto lessicale si lascia molto guidare, non è sicuro e non assume mai un punto di vista fermo, come d’altronde tutto il suo comportamento non ha nulla di deciso, determinato. È molto ossequioso, quasi timido. Si deve stare molto attenti a non influenzarlo con le domande, è oltremodo parco di parole, anche piuttosto lento nell’esprimersi, non è uno che abbia la parola facile. Spiegarmi qualcosa di cultura materiale è per lui una grande fatica. Se questo uomo silenzioso e semplice non è capace di parlare bene, le sue risposte arrivano quasi sempre spontanee, ingenue e rapide, non spumeggianti, vivaci, me assolutamente tranquille e senza pretese. Capisce subito e bene le cose semplici, ma non appena non afferra qualche cosa immediatamente, diventa difficile rendergliela comprensibile. Non ha affatto il senso nella morfologia, non capisce le frasi condizionali e, in genere, i periodi un po’ più difficili. La coniugazione sarebbe stata con lui assolutamente impossibile. Non ha quasi nessuna istruzione scolastica, non sa quasi più leggere e scrivere. Per il resto dà un’impressione in tutti i sensi buona, di contadino bravo e laborioso. Brava e semplice è anche la numerosa famiglia, le molte figlie e l’unico figlio sopravvissuto, uno splendido ragazzo alto e forte, tornato a casa silenzioso e senza pretese da tutta la tragedia della guerra. Dopo sette giorni di solitaria difesa sul Monte Grappa, è riuscito con i suoi compagni a sottrarsi all’assedio delle truppe tedesche, passando per le altre montagne. Mi accompagna gentile e discreto fin sotto i Corni di Canzo.

In conclusione, informatore con certe lacune e insicurezze, ma naturale e semplice. Ha sopportato con pazienza l’operazione durata tre giorni, benché qualche volta avvertissi quanto il tutto gli risultasse inconsueto. Di nascosto ha confidato al parroco che avrebbe preferito sgobbare sui campi che fare un lavoro di testa tanto faticoso. Durata: I / 4+3 ½ + I ½ / 4+4 / 3 ½ + 2 ½ = 24 ore.

OSSERVAZIONI FONETICHE

1. –a si oscura quando l’informatore parla in modo trascurato, può giungere fino u, e addirittura a o.

2. I si è spesso molto aperta, da quasi l’impressione di una e specialmente nella desinenza –in.

3. Qualche volta credo di sentire una y che estingue lo iato, che sparisce se faccio ripetere con attenzione: kayena ripetuto: kaena payes, ripetuto: paes.

4. La nasale è spesso molto ridotta: pensa, la vocale che precede viene sempre più nasalizzata: insidi. Oppure c’è una nasalizzazione molto, molto debole baransa. Raramente.

5. Percepisco v piuttosto quasi come una w, ma poco distintamente, in: la kawra, i kavri; niwra, ripetuto: nivara i nivar.

[NOTE]

1. Marty Brunner e il marito Hugo Wyss vivevano a Como, dove si occupavano della filiale della ditta Brunner & Co. di Zurigo, che produceva cartoline. Scheuermeier farà frequentemente loro visita negli anni delle ricerche in Italia e spesso gli invierà materiale fotografico per lo sviluppo e la stampe. Per altre notizie cfr. P. Scheuermeier, Della buona stella sul nostro atlante, cit., p.334.

2. Paul Scheuermeier aveva tre fratelli: Willy, Max e Julie. Per altre notizie cfr. P. Scheuermeier, Della buona stella sul nostro atlante, cit., p.334.

3. L’editore Ulrico Hoepli e suo nipote Ery Aeschlimann furono un importante punto di riferimento di Scheuermeier durante le indagini in Italia.

4. È Carlo Salvioni (Bellinzona 1858 – Milano 1920), dialettologo ticinese allievo di Ascoli; insegnò all’università di Pavia.

5. È un fornitore di materiale fotografico di Zurigo.

6. È l’amico di Scheuermeier Joggi Schnurrenberger.

Giulia CaminadaGiulia Caminada (@giuliacaminada) – Una vita dedicata all’insegnamento, al giornalismo e alla ricerca socio-antropologica applicata alle tradizioni del focolare prealpino. La scoperta della fotografia come strumento di ricerca, documentazione, comunicazione e arte. E di @TwLetteratura. Per dare un’altra occasione al libro e al lettore (http://giuliacaminada.altervista.org/).

1 Comment

  • Elena ExLibris ha detto:

    Ci sarò… la mia storia personale, i miei studi di linguistica , la mia esperienza di dialettologa sul campo hanno avuto il nome di Scheuermeier come leit motiv, insieme a quelli degli altri raccoglitori dell’Atlante Italo Svizzero (Wagner e Rohlfs). Grazie per la spendida occasione!

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