Condividere per imparare

Con #TwPinocchio, Tomasa Zanda ha sperimentato all’ITC di Tortolì (Ogliastra) la scuola 2.0: tecnologica e aperta alla condivisione.

Tortolì
 
Leggo sull’account Twitter @BlogitcT, nello spazio per la biografia, #LeggereScrivereCondividere: come mai ritiene così importante proprio la condivisione?

Il blog #LeggereScrivereCondividere, aperto a fine maggio del 2014, nasce per documentare le fasi di un progetto di lettura di classe e dall’esigenza di pubblicare i materiali prodotti dagli alunni. In due seconde del trascorso anno scolastico, infatti, è stato adottato e adattato, in collaborazione con lo scrittore Nicola Lecca e @unblogdiclasse, il format #lapiramidedelcaffè di Elisa Lucchesi. In generale, un blog didattico non può che avere lo scopo di condividere in Rete informazioni, riflessioni, materiali ed esperienze didattiche. Un blog che vuole essere, invece, la voce di un’istituzione scolastica deve potersi articolare, come minimo, in aree tematiche e coinvolgere tutti gli operatori della scuola, non solo i docenti delle singole discipline ma soprattutto gli studenti.

Tutto quello che l’ITC di Tortolì offre/produce (esperienze laboratoriali, alternanza scuola-lavoro, gemellaggi culturali, ecc.) rimane, di fatto, chiuso nei faldoni dell’archivio cartaceo. Per ora, Blogitc è solo una piccola finestra nel sito del nostro istituto e, ad esser sincera, mi risulta difficile prevedere cosa diventerà in futuro. Mi piacerebbe condividere questo spazio con altri colleghi, principalmente con quelli dell’area umanistica.

Ci saprebbe elencare alcune delle caratteristiche di quella che lei chiama, sul blog, “scuola 2.0”? Si tratta di un nuovo modo di fare didattica? E come?

Dovrebbe essere una scuola che punta al miglioramento degli apprendimenti attraverso un costante e diffuso uso delle tecnologie a supporto della didattica. Insomma, una didattica aumentata dalle tecnologie. Noi insegnanti ci rendiamo conto che si tratta non tanto di proporre nuovi contenuti quanto di un nuovo modo di fare didattica. Ma, in questa fase di difficile transizione al digitale della scuola, la maggior parte di noi docenti è disorientata; non mancano, tuttavia, le forme di auto-aggiornamento e i tentativi di sperimentare una didattica più interattiva e motivante attraverso l’uso delle tecnologie. Lo stesso piano di riforma della scuola che il nostro Governo si appresta a varare, proprio per la mancata formazione dei docenti e per le inadeguate infrastrutture, appare ai più – nella migliore delle ipotesi – come un proclama di buoni intenti. Nelle aule della nostra scuola sono comparse da poco le LIM, ma non tutte le potenzialità di questo supporto tecnologico sono al momento veramente sfruttate.

La presenza di strumenti tecnologici e l’adozione da quest’anno del registro elettronico non fanno diventare all’improvviso il nostro Istituto una “scuola 2.0”. Solo pochissimi alunni posseggono un tablet; ma tutti, proprio tutti, arrivano in classe muniti di smartphone. I telefonini sono una realtà e proibirne l’uso ai ragazzi, come è avvenuto finora, diventa sempre più difficile: una battaglia persa in partenza. Nella mia stessa scuola, non a caso, la maggior parte degli ammonimenti e delle sanzioni disciplinari riguarda l’uso improprio dei telefonini durante le ore di lezione. Il mondo della scuola non può più trascurare l’educazione all’uso consapevole delle nuove tecnologie, dei social network e in generale delle applicazioni web. Smartphone e tablet possono/devono diventare utili strumenti didattici. Sta a noi insegnanti studiare e sperimentare nuove strategie di apprendimento per sviluppare nei ragazzi tutte le competenze/abilità di base, compresa quella digitale.

#TwPinocchio è l’ultimo dei progetti a cui con la sua classe lei ha partecipato: leggendo alcuni dei vostri tweet, trovavo spesso dei “richiami” ai suoi studenti perché si focalizzassero su alcune tematiche del romanzo. Come ha gestito le interazioni con gli studenti?

L’intenzione di partecipare al progetto #TwPinocchio, comunicata alla classe fin dai primi giorni d’inizio anno scolastico, si concretizza intorno ai primi di ottobre. Agli alunni vengono date le seguenti consegne: prima lettura individuale da concludersi entro il mese di ottobre e iscrizione da subito a Twitter. In questa prima fase, abbiamo dedicato alcune ore di lezione sia alla lettura in classe di qualche capitolo sia a un veloce riepilogo dei brani letti autonomamente, per esempio nel fine settimana. Data la brevità dei capitoli, gli studenti avevano il tempo di fare anche degli approfondimenti su Internet e, nei ritagli di tempo, le prime prove tecniche sull’uso di Twitter. Pur essendo presenti in altri social, per tutti gli studenti era la prima volta su Twitter: si è dovuto insistere quindi su regole che sembravano acquisite. In altre parole: imparare a scrivere un testo completo in 140 caratteri; interagire con la comunità dei riscrittori e non limitarsi a postare semplici tweet; rispondere alle menzioni; usare la funzione di risposta in modo da inserire i propri tweet in una conversazione. Al contrario, non c’è mai stato bisogno di ricordare le regole della buona comunicazione nei social: cortesia, gentilezza, rispetto delle opinioni altrui.

Dall’account collettivo, soprattutto nei giorni di riscrittura dei primi capitoli, veniva lanciato, dopo quello ufficiale di TwLetteratura, un secondo segnale orario con allegato screenshot del capitolo da commentare: un espediente, anche se tutti avevano a disposizione il testo originale di Collodi in formato PDF, per facilitare la rilettura del capitolo e/o per evitare perdite di tempo durante la riscrittura in orario scolastico. L’invito #oggisitwittadacasa non sempre ha avuto successo, ma la valutazione delle risposte a questo e/o altri input mi ha consentito di aggiustare il tiro in corso d’opera e di capire meglio le strategie che avrei dovuto adottare in merito al mio ruolo di mediatore. Nella riscrittura di #TwPinocchio, tranne il periodo delle vacanze di Natale, gli studenti hanno sempre seguito il calendario ufficiale. La raccolta del materiale prodotto documenta tutte le fasi della nostra “avventura” #TwPinocchio, dai pochi e timidi tweet del mese di novembre alle interazioni degli studenti senza la mediazione della loro insegnante.

Vorrei fare un’ultima precisazione. Gli studenti delle scuole secondarie dovrebbero postare i loro commenti dagli account personali: l’account collettivo dovrebbe essere percepito come una sorta di cabina di regia a cui fare riferimento. Si corre il rischio, altrimenti, sia di deresponsabilizzare gli studenti sia di fare un’operazione poco trasparente sul piano dei risultati e della loro valutazione.

Avete letto e poi “tweetintervistato” Nicola Lecca: riscrivere un libro twittandolo, secondo lei, cosa aggiunge alla lettura singola? È solo una seconda lettura o lo stimolo a condensare poi le proprie idee nel tweet incita a una lettura diversa?

Il vostro motto mi sembra perfetto: “La ‘twitteratura’ non esiste. Esiste invece la possibilità di divulgare grandi contenuti sfruttando le potenzialità di Twitter e della letteratura: immediatezza, rapidità, sintesi”. Ho fatto la stessa vostra domanda agli alunni: invece di un breve resoconto scritto su un foglio di quaderno, con mia grande sorpresa il loro commento mi è giunto via e-mail o in DM su Twitter. Riporto fedelmente ciò che ha scritto Simone in tre messaggi: “Riscrivere un libro twittandolo non è solo una seconda lettura, è anche riuscire a comprendere meglio tutti i significati del libro e assimilarli in modo da capire ciò che l’autore voleva veramente comunicarci. Riscrivendolo tutti assieme, si possono confrontare i diversi punti di vista delle persone e magari capire qualcosa che non si capiva prima”. Altri studenti hanno fatto considerazioni di questo tipo: “Se all’inizio poteva sembrare una cosa stupida, dopo che ho capito e partecipato attivamente, il tutto è stato molto bello e coinvolgente. Spero ricapiti un altro lavoro del genere”.

Tomasa ZandaTomasa Zanda (@tomasa_zanda) – Laureata in Filosofia all’Università degli studi di Cagliari, insegna da oltre trent’anni Italiano e Storia. Attualmente, lavora presso l’Istituto Tecnico Commerciale di Tortolì (Og).

Foto: k_eper, Spiaggia Tortolì #3 (Creative Commons).

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *