iKù: l’app per la poesia 2.0

Gabriele Naddeo si è appena laureato in Scienze della Comunicazione e Letterature Comparate con una tesi su iKù, un progetto che fa confluire la brevità dell’haiku nei 140 caratteri di Twitter.

Twittering Haiku

Hai intitolato la tua tesi triennale “L’haiku come strumento poetico della società 2.0”: cosa intendi per società 2.0?

Generalmente, con il termine 2.0 si fa riferimento all’evoluzione che ha attraversato il Web negli ultimi anni. Sto parlando, naturalmente, della svolta “social” legata alla nascita di realtà come Facebook, Twitter, Instagram, eccetera. In questo senso, quando utilizzo il termine “società 2.0” mi riferisco alla grande influenza che hanno avuto queste piattaforme sul nostro quotidiano. I social network hanno modificato in maniera evidente le nostre abitudini: vita reale e virtuale viaggiano, ormai, di pari passo, determinandosi e condizionandosi a vicenda. Che ci piaccia o no viviamo a pieno titolo in una società 2.0.

Il titolo sembra anche suggerire che la società 2.0 ha ancora bisogno di una comunicazione poetica: è così? E per quali motivi?

In quinto liceo, la professoressa di italiano ci fece commentare per un compito in classe la celebre frase di Dostoevskij “La bellezza salverà il mondo”: così come scrissi in quel tema, cercherò di rispondere adesso. La bellezza salverà senz’altro il mondo, a patto che il mondo salvi prima la bellezza. Non è pensabile, a mio avviso, una qualsiasi evoluzione della società che non sia connessa a un’evoluzione in ambito poetico. La poesia è lo specchio diretto della vita: si nutre di ogni nostro gesto e pensiero, e proprio per questo è inscindibile da qualsiasi cambiamento che riguardi la nostra società. Anche la poesia, però, deve sapersi evolvere se vuole sopravvivere ai rapidi cambiamenti che viviamo ogni giorno. Ciò non significa che bisogna prendere la Divina Commedia, buttarla dalla finestra perché troppo antiquata e ricominciare da zero (non sia mai!), ma pensare che non sia affatto sbagliato trovare forme innovative in grado di avvicinare le nuove generazioni all’ambito poetico.

Bisognerebbe partire da contenuti e forme più vicine alla realtà che ci circonda, in grado di fare appassionare i ragazzi a questo mondo, spesso visto troppo distante o ricoperto da una patina polverosa. Sono gli “appassionati” che permettono a un genere di non morire, e ciò vale anche per la poesia. La mia risposta, a questo punto, è tutta concentrata nella diffusione dell’haiku.

Proprio riguardo all’haiku, nella tua tesi individui in Twitter, per la sua brevità, il social più adatto alla sua forma poetica. E ti chiedi: “Può il genere haiku essere snaturato da una pratica ‘sregolata’ di un qualsiasi utente del web? Bisogna seguire l’idea di Kerouac secondo la quale lo schema sillabico dell’haiku giapponese è improponibile per una lingua occidentale o bisogna piuttosto adattarsi alle regole classiche del genere, pena una corretta realizzazione dello stesso?”. Per preservare entrambe le caratteristiche proponi iKù (da pronunciare, con un gioco di parole, haikù), una piattaforma web da sovrapporre a Twitter. In che modo vorresti realizzarla?

L’haiku è un genere poetico antichissimo, che ha sviluppato nei secoli una serie di regole legate alla sua corretta realizzazione. Torniamo al discorso precedente: ha senso oggi imporre delle regole rigide, spesso percepite come antiquate? Ha senso eliminarle del tutto e snaturare completamente il genere? Sì e no, a entrambe le domande. Sarebbe insensato, infatti, snaturare l’haiku senza seguire le regole basiche che lo hanno formato, dal momento che spesso sono proprio queste a caratterizzarne la particolarità. D’altro canto, sono convinto che un uso troppo rigido delle stesse non sia la via corretta per garantirne una larga diffusione.

La piattaforma iKù – da collegare a Twitter – è la personale risposta al problema. Grazie ad iKù si potranno redigere con facilità haiku e condividerli sia sul proprio profilo iKù che su Twitter. Un contatore sillabico stabilirà se il proprio haiku è perfetto o meno, ma in entrambi i casi sarà permessa la pubblicazione sui social. Gli haiku perfetti, però, verranno contrassegnati in modo speciale e saranno messi in evidenza sul sito attraverso premi speciali. In questo modo si incentiverà la produzione di componimenti perfetti, senza costringere o penalizzare l’utente che avrà voglia di scrivere un haiku diverso dalle regole.

Per realizzare tutto ciò avrei bisogno di finanziamenti o quantomeno di un buon informatico incuriosito da quest’idea: ecco perché sto cercando di diffondere il più possibile il progetto, convinto che potrebbe rivelarsi una svolta importante nel campo della poesia moderna.

Nella tesi citi l’esempio di una mostra polisensoriale che hai realizzato, dove gli haiku erano un pretesto per coinvolgere tutti i sensi dei visitatori, e parli anche di poesia totale e della forte interazione che deve stabilirsi tra autore, opera e visitatore. L’arte dovrà quindi svilupparsi sempre più sul versante comunicativo, secondo te? E, se sì, per colpa dei social network o per modalità espressive sue proprie?

Hai centrato il cuore della questione. Come dicevo prima, l’arte è lo specchio diretto della vita, ecco perché anche l’ambito artistico – così come è accaduto per la società – dovrà sempre più svilupparsi sul versante comunicativo. Facebook, Twitter, ma anche piattaforme streaming musicali come Spotify o realtà di crowdfunding come Musicraiser ci fanno capire quanto conta ogni giorno di più la condivisione, la volontà di comunicare agli altri la propria dimensione artistica personale. Anche la poesia, a questo punto, deve essere sempre più in grado di coinvolgere nello stesso momento autore, opera e visitatore, creando in questo modo un manufatto artistico dai confini indefiniti, legato a una creazione di tipo collettivo. Accanto all’idea dell’haiku – legato proprio alla mostra multisensoriale che ho realizzato – sto progettando un manifesto artistico denominato Po PArt (Popular Participaton Art): l’idea è quella di creare delle opere d’arte comunitarie dal momento che ognuno, a mio avviso, è un’artista in potenza.
 
Foto: Mike Licht (NotionsCapital.com) – Twittering Haiku in the Garden at Night, after Chikanobu (Creative Commons).
 
Gabriele NaddeoGabriele Naddeo (@GabboNad) – 23 anni, nato a Salerno e incurabile viaggiatore, ha una Laurea Triennale in Scienze della Comunicazione e attualmente lavora nel campo del giornalismo musicale (Rockit.it, melty.it, melty.es e L’Occhio di Salerno e Provincia). Grande appassionato del movimento Dada e, in generale, d’arte contemporanea, parla lo spagnolo, suona chitarra e cajòn e nel tempo libero ascolta musica, scrive poesie e gioca a calcetto. Ha ideato e curato una Mostra Multisensoriale di Haiku.
 
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