Calvino e scuola digitale

Con #NidiDiRagno la comunità di TwLetteratura è tornata a riscrivere Calvino. La professoressa Elena Tamborrino ci spiega la scelta di Calvino e ci parla del suo ruolo di insegnante e dell’uso del digitale a scuola.

MarianOne - Bauci (Civita di Bagnoregio)

 

Hai iniziato a seguire i progetti di TwLetteratura come partecipante ai nostri giochi, mentre ora sei “passata dall’altra parte della barricata” organizzando un tuo progetto, #NidiDiRagno: come è andata? Idee future?

L’impressione è quella di appartenere a una comunità attenta e partecipe, in cui stare su un fronte o sull’altro della barricata ha un significato relativo, perché ci si sente parte di un tutto. L’entusiasmo raccolto intorno a #NidiDiRagno mi ha fatto riflettere su quanto Calvino sia amato e in particolare all’impronta profonda che questo suo primo romanzo e la pagina di Storia che in modo così originale vi si racconta hanno lasciato nella vita di molti di noi, tanto da invitare a una rilettura condivisa, in qualche caso a distanza di anni.

Il mio intento era quello di far conoscere Calvino ai miei studenti perché credo che sia un autore imprescindibile, come molti altri a dire il vero, che però una visione troppo tradizionale della trattazione degli argomenti letterari nella scuola tende a sacrificare per una mera questione di tempo (la seconda metà del Novecento letterario è la Cenerentola della scuola, a mio parere). Il coinvolgimento e la partecipazione di tanti altri studenti li considero un successo non mio, ma di Calvino stesso e della comunità di TwLetteratura.

Proprio sul Novecento mi piacerebbe tornare, magari con qualche autrice trascurata dalla scuola: penso ad Elsa Morante e al suo L’isola di Arturo o a Lalla Romano, autrice da me amatissima, e il suo Le parole tra noi leggere.

Come vive, la scuola italiana, il rapporto con il digitale: è un apporto utile o viene invece considerato un inutile aggeggio? Dipende solo dalla soggettività degli insegnanti o è un trend più generico?

La normativa vigente raccomanda la didattica laboratoriale che include l’utilizzo delle nuove tecnologie. Esiste tuttavia un divario considerevole tra le competenze digitali di tanti insegnanti, le dotazioni di cui dispongono le scuole, l’offerta formativa che si propone e i bisogni educativi a cui si deve rispondere: tutti elementi importanti che talvolta entrano paradossalmente in conflitto, quando invece dovrebbero convergere verso gli stessi obiettivi. In questo periodo tutte le scuole sono impegnate a scrivere il Piano di Miglioramento, conseguente al Rapporto di Autovalutazione, che deve prevedere necessariamente la formazione dei docenti anche nella prospettiva di migliorare la professionalità, alla luce di nuove esigenze didattiche, ormai spinte verso la didattica digitale.

Molte scuole sono all’avanguardia in questo e molte invece devono ancora riflettere su come superare certe resistenze che a volte sono ideologiche: la sperimentazione che si fa serve a vincerle, potendo contare sulle ricadute didattiche che certe buone pratiche stanno ottenendo in termini di acquisizione di competenze da parte degli studenti.

Più che chiederti perché fai questo lavoro ti chiedo: come è cambiato o sta cambiando il lavoro dell’insegnante? Continua a piacerti, come lavoro o – meglio – esperienza?

Il lavoro dell’insegnante cambia in rapporto alla società, ai mezzi e ai modi di comunicare, all’economia. La velocità con cui tutto muta non sempre consente di tenere il passo, per cui è facile avere momenti di stanchezza: quello che sento personalmente è il peso della responsabilità sempre crescente e della fatica che quotidianamente affronto per coinvolgere, stimolare, interessare, incuriosire giovani che sembrano impermeabili a ciò che li circonda. Non so dire se questo lavoro mi piaccia ancora: non era quello che pensavo di fare, non rientrava nei miei progetti, ma lo faccio con passione perché credo fortemente nell’importanza civile del mio lavoro, nonostante non sia facile.

Infine, se dovessi riassumere l’esperienza di TwLetteratura in una frase cosa sceglieresti e per quale motivo?

Questa è la domanda più difficile, perché non si può riassumere TwLetteratura in una frase che non sia già stata detta e che sintetizza lo spirito con cui insieme giochiamo con i libri: La twitteratura non esiste, i libri e i lettori sì. Che aggiungere di più?
 
Foto: MarianOne – Bauci (Civita di Bagnoregio) (Creative Commons).
 
ElenaTamborrinoElena Tamborrino (@ExLibris2012) – Laureata in Lettere moderne con indirizzo filologico linguistico, è Dottore di ricerca in Geografia linguistica e Dialettologia italiana. Insegnante di Lettere nella scuola secondaria di secondo grado a Maglie (LE), i suoi interessi spaziano dalla Linguistica alla Letteratura. Nel tempo libero si occupa del suo blog letterario “Io e Pepe (e libri e altro)”.

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