La chiocciola spaziale

Manuela Aguzzi è l’istruttrice di Samantha Cristoforetti: lavora al Centro di Addestramento Astronauti dell’ESA, dove li prepara a eseguire esperimenti scientifici a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Con il libro “La chiocciola in orbita”, racconta ai bambini la vita nello spazio.

NASA's Marshall Space Flight Center photostream
 
Come ricordano Nicola Fantini e Laura Pariani in Nostra signora degli scorpioni (Sellerio, 2015), secondo Dostoevskij “perché la verità sia restaturata e alla fine trionfi, bisogna sempre aiutarla con un poco di bugia”. Chi è Uma, e come è nata la sua storia?

Il libro nasce dal desiderio mio e di Samantha di raccontare ai più giovani la vita e il lavoro degli astronauti a bordo della Stazione Spaziale Internazionale, intento poi condiviso con l’artista Andrea Mariconti e con la casa editrice Carthusia. Devo confessare che nella scelta di una chiocciola come protagonista c’è stata una forte influenza di Samantha: Uma è la chiocciola che per errore finisce a bordo della Stazione Spaziale, un’invenzione per portare i bambini all’interno di questo ambiente reale nel quale gli astronauti eseguono ogni giorno esperimenti scientifici. Nelle illustrazioni si è scelto di dare a Uma uno stile grafico diverso da quello usato per le ambientazioni e gli astronauti, sottolineando la differenza tra il registro fantastico e quello reale.

Ma… Uma è una fantasia realistica: non ha poteri speciali, non parla e come tutte le chioccioline è lenta, ma usa tutte le sue risorse e quelle che l’ambiente le offre per uscire dai guai o spingersi oltre. I suoi ingredienti segreti sono valori che non hanno nulla di irreale, e che ogni persona può utilizzare. Quanto reale sia Uma, sarà ogni bambino a deciderlo: la mia speranza è che pensino sia possibile superare i momenti difficili contando su se stessi (e sui propri compagni) più che su poteri magici.

E… la Stazione Spaziale è una verità incredibile, uno di quei rari posti (o avamposti) in cui uomini e donne di culture, età e lingue diverse, con background diversi (medici, ingegneri, geologi, maestri, fisici…) lavorano insieme per un obiettivo comune, che è la ricerca scientifica e tecnologica; e per di più lo fanno levitando in microgravità. Oggi è quasi più difficile credere a questo che alle favole.

Tu sei una donna che collabora con una donna (e con uomini) che camminano nello spazio. Quali sono gli ostacoli culturali e sociali che una donna affronta per avvicinarsi alla scienza? Cosa dovremmo fare per vincere gli stereotipi che, spesso inconsapevolmente, trasmettiamo ai bambini?

Quando ho cominciato a lavorare come istruttrice degli astronauti ero al mio primo impiego dopo il Dottorato, ed ero più giovane degli astronauti ai quali insegnavo: in questo contesto essere donna era l’ultimo dei miei problemi o forse non avevo nemmeno il tempo per rifletterci. Il primo anno è stato impegnativo, c’era tanto da imparare e tanti corsi da seguire, che sono un passaggio obbligatorio nella formazione e certificazione di un istruttore.

Solo dopo essere diventata mamma ho cominciato a notare alcuni di questi famosi stereotipi. Per esempio, mi ricordo che quando ho richiesto di tornare a tempo pieno dopo la maternità una persona mi ha chiamata per assicurarsi che ci avessi riflettuto bene, perché sarebbe stato pesante lavorare e occuparsi di una bambina, senza la famiglia vicino. Non è che il problema io non me lo fossi posta, ma mi sono anche chiesta perché questa domanda nessuno l’avesse posta a mio marito, dato che facciamo lo stesso lavoro.

Non so come si possa evitare di passare ai bambini gli stereotipi: forse non possiamo perché a volte non ci accorgiamo di averne. Ripongo fiducia nei bambini stessi che, se messi nelle condizioni giuste, crescendo e valutando se ne libereranno da soli.

Questo libro nasce da una passione artistica e da una amicizia sui banchi di scuola: in che modo le diverse passioni che abbiamo si combinano con la necessità di implementare e costruire giorno per giorno il proprio profilo professionale? Contano di più l’impegno, la passione o entrambi?

L’impegno e la passione contano egualmente e credo che incorporare le nostre passioni nel nostro sviluppo professionale sia non solo possibile, ma necessario. Il mio lavoro consiste nel preparare gli astronauti a eseguire gli esperimenti in orbita: tengo lezioni teoriche sugli obiettivi scientifici dell’esperimento e lezioni pratiche con l’utilizzo di copie fedeli delle attrezzature che ci sono sulla Stazione. Quello che cerco di fare quando sviluppo le lezioni (nel rispetto degli standard dell’Agenzia) è di utilizzare il background relativo alla comunicazione visiva e design del prodotto. In questo senso, gli studi precedenti (in tutti i vari ambiti) mi sono stati utili in questa professione particolare per cui in realtà una vera e propria scuola non esiste.

Samantha e gli astronauti della ISS utilizzano Twitter e i social network per divulgare la loro esperienza. In che modo questi strumenti possono essere utili a far comprendere meglio ai non addetti ai lavori che cosa significa davvero vivere e lavorare nello spazio?

Gli astronauti grazie ai social network possono virtualmente invitarci a bordo della Stazione Spaziale Internazionale. Questo è quello che ha fatto Samantha, condividendo la missione Futura costantemente attraverso diversi social (Twitter, Flickr, Google+, Facebook e You Tube). I social networks sono il mezzo ideale per condividere e attirare l’attenzione su un soggetto come quello della vita in microgravità, e spesso spingono il lettore a cercare approfondimenti in altri contesti. Samantha ha offerto anche questo approfondimento, pubblicando costantemente il suo Diario di Bordo come parte del suo Blog Avamposto42, che è stato riconosciuto nella classifica MIA dei migliori siti educational dell’anno, secondo solo a Wikipedia. Lo consiglio: Samantha riesce a spiegare in modo semplice concetti legati ad esperimenti complessi e fa spesso riferimento alle sensazioni legate alla vita in orbita, senza far mancare qualche dettaglio curioso sulla “routine” della vita in microgravità.

Credo che Samantha sia il perfetto connubio tra social e letteratura: è una accanita lettrice, ha caratterizzato la sua missione ispirandosi ad un libro e nel suo “bagaglio” quando è partita per la ISS aveva tanti (piccoli) libri.
 
Foto: NASA’s Marshall Space Flight Center photostream – International Space Station Over Earth (NASA, 08/19/07) (Creative Commons).
 
ManuelaAguzziManuela Aguzzi (@aiulaviola) – Laureata in Disegno Industriale al Politecnico di Milano, con una specializzazione in Design per la Microgravità. La passione per il settore spaziale la porta a continuare con un Dottorato di Ricerca sulla progettazione per l’Esplorazione Spaziale. Dal 2007 è istruttrice al Centro di Addestramento Astronauti dell’ESA in Germania, dove prepara gli astronauti, tra cui Samantha Cristoforetti, ad eseguire esperimenti scientifici a bordo della Stazione Spaziale. Il libro Uma la Chiocciola in Orbita nasce dal desiderio dell’autore e di Samantha di raccontare ai bambini la Stazione Spaziale e i suoi abitanti, con l’aiuto dell’editore Carthusia, dell’artista Andrea Mariconti e della piccola Uma.

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