Trascrivere mappe

Il 13 dicembre 2015 si svolge la IX Giornata Nazionale della Rete Italiana di Cultura Popolare. Per festeggiare, riscriviamo su Twitter con #MappaVAB/MSV il manoscritto delle “Memorie storiche della Vallassina” (1796) di Carlo Mazza insieme agli studenti dell’Istituto Comprensivo di Asso.

Memorie storiche Vallassina
 
Il 13 dicembre 2015 è la IX Giornata Nazionale della Rete Italiana di Cultura Popolare. In questa occasione e nell’ambito della campagna Io spaccio cultura (derivante dagli spacci alimentari di un tempo come luogo di aggregazione e solidarietà), l’Istituto Comprensivo “Segantini” di Asso promuove, nella settimana 7-13 dicembre, iniziative di promozione del progetto d’Istituto Mappa di comunità della Valassina (o Vallassina) e dell’Alta Brianza, che i dieci plessi dell’istituto stanno realizzando. La mappa è uno strumento con cui gli abitanti di un luogo hanno la possibilità di rappresentare il patrimonio, il paesaggio, i saperi in cui si riconoscono e che desiderano trasmettere alle nuove generazioni. Viene in tal modo esplicitato un concetto “nuovo” di territorio, che non è solo il luogo in cui si vive e si lavora, ma che conserva la storia degli uomini che lo hanno abitato e i segni che lo hanno caratterizzato.

Anche quest’anno, come l’anno scorso, tutti potremo partecipare all’iniziativa su Twitter in due modi: raccontando gli eventi della giornata con gli hashtag #IoSostengo e #MappaVAB oppure, il 12 e 13 dicembre, riscrivendo il manoscritto di Carlo Mazza, Memorie storiche della Vallassina (1796) con l’hashtag #MappaVAB/MSV.

Come si gioca

Giocare è semplice. Leggi il testo del prevosto Mazza sul sito di TwLetteratura e prova a riassumerlo, parafrasarlo, commentarlo o interpretarlo liberamente su Twitter con un testo in massimo 140 caratteri. I tweet possono essere raccolti in un commentario elettronico grazie a Tweetbook.

Carlo Mazza è nato a Lasnigo, in Vallassina, nel 1738. Sacerdote, venne ascritto alla Congregazione degli Oblati di S. Carlo Borromeo e fu rettore di vari seminari di questa congregazione. Nel 1774 fu eletto Prevosto di Asso per concorso, dove vi rimase fino alla morte, avvenuta nel 1808. Le Memorie storiche della Vallassina furono iniziate nel 1796 e portate a termine nei primissimi anni dell’Ottocento. L’opera è scritta nello stile letterario di quell’epoca e narra la storia della Vallassina dall’epoca romana fino al 1800. Il manoscritto, conservato presso l’Archivio Parrocchiale, è composto da due volumi, ciascuno dei quali di 277 pagine. Il suo prezioso lavoro ha permesso di conservare notizie che – altrimenti – sarebbero andate irrimediabilmente perdute. Il manoscritto è stato pubblicato dalla Biblioteca di Asso nel 1984.

12 dicembre – Proemio

Al lettore.

Non vi ha alcun Popolo, né forse Uomo alcuno, che non ascolti col più vivo interesse le notizie spettanti al proprio Paese e che non abbia desiderato sovente di sapere quali siano stati i primi suoi cominciamenti, i progressi, le vicende nel corso di tanti secoli. Quindi è che ogni picciolo indizio di antichità, o qualche monumento che venga talvolta a scoprirsi, atto a dar qualche lume sullo stato politico, sopra un’antica costumanza, sopra un privilegio o fatto illustre de’ nostri antenati, viene universalmente ricevuto con avidità, con entusiasmo e con trasporto. “Commemoratio antiquitatis summa cum delectatione excipitur” (Cic., De orat.).

Io ben m’avvidi di ciò all’occasione che feci un’omelia nel giorno della dedicazione della mia chiesa, spiegando queste parole dell’Apostolo: Rememoramini pristinos dies in cui mi fu d’uopo accennare alcune delle antiche memorie patrie, il che fu sentito con straordinaria soddisfazione e divenne per più giorni il soggetto dei comuni discorsi e di mille curiose dimande fattemi in appresso.

Mi nacque allora il pensiero di stendere queste memorie storiche della Vallassina, paese (sebbene sconosciuto finora e trascurato da tutti i nostri storiografi milanesi) non però immeritevole di essere ricordato per i molti privilegi a lui accordati dai Principi, per le persone ragguardevoli che vi ebbero i natali, o l’abitazione, e per altre storiche curiosità che possono forse interessare qualunque amatore di notizie patrie.

I Vallassini al certo mi sapranno buon grado d’aver messo al giorno i loro fasti, il che non fu fatto fin’ora da alcun altro. Quest’opera sarà un quadro del loro stato Religioso, Civile e Politico, dove in un colpo d’occhio potranno istruirsi delle loro vicende dalla prima origine fino ai nostri tempi. I loro più antichi monumenti, i privilegi, i particolari statuti, la signoria, il comercio, le manifatture. L’agricoltura, le famiglie e personaggi illustri, le singolarità naturali, i loro Castelli, i fatti d’armi, le liti che gli agitarono (e più altre notizie analoghe al nostro paese, tratte dai nostri archivi e illustrate dalla storia patria) saranno il soggetto di queste memorie. Non asserirò cosa che non sia appoggiata a documenti autentici da me veduti, e ben esaminati, ed affine di non annoiare con soverchie citazioni ne farò uso soltanto dove le troverò più necessarie e, delle carte più importanti, ne accennerò le epoche e gli autori.

Ho dato all’opera il titolo di Memorie, e l’ho divisa per materie, poiché ognuno vede che i fasti d’un picciol distretto non possono fornire né molti fatti né sempre connessi per tesserne una storia seguita con ordine cronologico. Mi è stato anzi d’uopo di riempire i vuoti di più secoli colle generali notizie, per altro a noi comuni, dei popoli confinanti e del resto della nostra Provincia. Lo stile sarà piano, sciolto, ed alla portata dei Popoli di Vallassina, pel cui vantaggio e piacere principalmente ho inteso di scrivere. Se tanto avrò potuto ottenere, mi stimerò ben soddisfatto di tutto questo penoso mio travaglio.

13 dicembre – Capo 1
Notizie topografiche e singolarità naturali della Vallassina

La vasta pianura del Milanese che dalla parte del Nord sollevasi insensibilmente in amene colline che portano il nome generale di Monte di Brianza, s’alza finalmente in alte montagne le quali formano un triangolo, e penisola intracchiusa fra i due rami del Lario che terminano uno a Como, l’altro a Lecco.

Frammezzo a questa lingua di terra, nel cui apice sta Bellaggio ed Asso nella base, corre dal Sud al Nord una popolosa valle chiamata Assina dal Borgo di Asso che n’è il principal paese e capo di dieci terre, oltre ai monti Cassinaggi ed Alpi in essa dispersi.

Si entra nella Vallassina da quattro lati, cioè da Bellaggio passando per Civenna (Feudo Imperiale de’ PP. Cistercensi) da Nesso per Gelbio e pel Piano del Tivano, da Onno per la Valbrona, finalmente dal piano d’ Erba per Longone, che è la strada Provinciale e carrozzabile.

Su quest’ingresso della Vallassina si presentano, a guisa di un vago proscenio sopra bassi ed ameni colli: Castelmarte, Proserpio, Erba, Caslino; i cui primi due nomi ben ci indicano il culto che anticamente prestavano l’ uno a Marte, l’ altro a Proserpina.

Avanzando al destro lato si costeggia il lago del Segreno o Sacreno, che più anticamente chiamavasi Fons Sacer (come lo attestano i circonvicini abitanti in una loro supplica stampata che presentarono al Senato nel 1600: Lacus olim denominatus Fons Sacer, nunc vero corrupto nomine Segreno. Arch. Prep.le) nome datogli dalla superstizione pagana a motivo di un occulto e misterioso fonte che sbocca le sue acque con gran rumore alle radici stesse del Monte e, in parte, sorge dopo esser passato per occulte vie sotterranee conservando la sua freschezza nel lago stesso (che dalle sue acque principalmente viene formato) giacché le due altre picciole fonti, che mettono nel medesimo, possono essere l’ equivalente della sua diurna evaporazione.

Il Lago è lungo un miglio, chiuso da due monti quasi paralleli di cui l’ orientale che fornisce l’acqua alla fonte Sacra ha una stratificazione uniforme ed orizzontale di pietra calcare; l’ occidentale è in parte di selce frammezzata al sasso marmose a strati parimenti orizzontali, talora irregolari e ad angolo acutissimo fra di loro.

Dopo breve ed angusto cammino s’ apre subito la bella campagna di Canzo, grosso Borgo ed assai popolato, posto sopra un bel poggio, a cui girano all’intorno al Nord e all’Est alti monti, e all’Ovest basse collinette formanti un vago anfiteatro che, difendendolo dai venti e concentrando il calore dei raggi diretti e riflessi dal sole, vi conservano una mite temperatura d’ aria e produconvi i vini robusti e saporiti della Veronica.

Girando a sinistra si passa ad Asso, mezzo miglio discosto, per un ampio e ben selciato cammino, reso ameno da vari e grandiosi edifici di seta e tintorie, e da una cascata di un fiume che si rovescia da un’ alta rupe a piombo nella sottoposta vasca.

Essa spruzza i passeggeri alla distanza di cinquanta passi colle sue acque sfumate in minutissima nebbia e presenta loro, nella sua piena, il vago spettacolo dell’Iride e, nel verno, i più rari e maestosi accidenti della congelazione.

Questa caduta non è meno alta di 130 piedi e, al tempo delle dirotte piogge, scarica un volume immenso d’acqua che coll’orrbile caduta fa tremare il monte e il piano vicino, e può andar dal pari colle più famose cascate di Terni e di Tivoli.

Essa è sormontata da un alto edificio di seta ed ha quasi per contro, nell’opposto monte fra Scarenna e Caslino, un’altra caduta d’acqua meno durevole ed alta circa 150 braccia,sotto il cui getto assai slanciato passano sicuri ed asciutti i passeggeri.

Dopo un’insensibile salita s’affaccia l’antico Borgo di Asso, teatralmente fabricato sul pendio d’un monte alle cui falde scorre il fiume Lambro.

A chi ha l’anima sensibile al bello pittoresco, suol piacere tutto l’insieme di questa veduta.

Le tre torri che s’ergono nel sito più eminente del Borgo, il letto del fiume, il ponte, le case civili frammezzo alle rustiche, le due terre di Pagnano e Fraino a lui sovrastanti, l’elevate e visibili pianure di Gemù e di Caglio e le terre che si scorgono in lontananza, avvivano il fondo e fanno il chiaroscuro d’un ben inteso quadro di prospettiva.

Alle falde del monte detto dei Corni di Canzo, che lo divide dalla Valbrona, vi sono strati di corni d’ammone, di marmo rosso e di terra creta purissima. Un secolo fa scavavasi in quel monte una miniera di ferro, e si vedono tutta via gli abbandonati cunicoli. Non si sa se abbiano gli abitanti trasandata la miniera perché si fossero perduti i filoni, o se debba piuttosto dirsi di loro ciò che scriveva Strabone degli Insubri de’ suoi tempi : “Hisce in locis non eademnunc quae olim metallo rom studia, et cura, forte quia majora ex transalpinis Galliis et Hispanis lucra proveniunt”.

Diffatti molti degli abitanti di Canzo, egualmente come di Vallassina, amano meglio cercare le loro ricchezze nella Francia, nelle Spagne e nel resto dell’Italia che nelle viscere dei loro monti.

La Vallassina diramasi a Levante nella Valbrona, la quale è longa circa tre miglia (e larga un quarto di miglio) quasi sempre piana fino a S. Giorgio da dove si gode il prospetto di due rami del Lario, e di tutte le terre che lo contornano, per tutta quella amena Riviera da Lecco sino a Domaso.

Scorrendo però la Vallassina nella sua diramazione settentrionale, i monti si combaciano perpetuamente alle loro falde, fra cui serpeggia il Lambro, e non s’incontrano che poche anguste pianure che vanno sempre elevandosi fin dove il fiume ha la sua prima sorgente, cioè nel Piano Rancio posta sopra Magrelio.

Gli strati de’ monti di Asso sono presso chè tutti verticali. Quello per cui si sale al Piano del Tivano è a strati di sasso calcare o marmoso, ma vi si incontrano grossi massi di granito e di scisto, e talvolta di un verde rassomigliante all’antico.

Presso Caglio, Rezzago, vi sono monti in gran parte composti di argilla, di cui se ne mantengono due fornaci di cotto ad uso della vallata.

Che i nostri monti, egualmente come tutti quelli che circondano il Lario, fossero una volta coperti dal mare non se ne può dubitare dall’osservare in essi, ad altezza molto elevata, molti ammoniti di varia grandezza che trovansi principalmente sui monti di Canzo, di S. Salvatore, di Caglio, di Asso; ed io ne ritrovai due, en grandi, nel mio stesso giardino di Asso.

Questa antica inondazione marina è indicata dalla forma che hanno le cime dei nostri monti (specialmente osservabili in quelli di Canzo) dove le creste sono a vari piani inclinati gli uni sugli altri verso Nord, imitanti gli strati di fine sabbia che si sormontano alle spiagge dei laghi.

Una generale osservazione che si può fare sui monti della Vallassina, e degli altri del Lario, si è che la loro elevazione va sempre diminuendo dal Nord a Mezzodì, per modo che dalle Alpi Rezie ed Elvetiche fino ai bassi colli della Brianza formerebbero, all’occhio di chi li mirasse da un pallone areostatico, una maestosa gradinata.

In quasi tutte le nostre montagne osservansi frequentemente gli angoli rientranti corrispondenti ai salienti. Le caverne, i pozzi e le profondissime fenditure perpendicolari che spesso ritrovansi in esse, si possono credere originate dai terremoti e, forse, da quello più orribile di tutti che scosse tutta la Lombardia per 40 giorni continui nel 1117 (Giulini, T° 5, p. 74).

Gli erborizzanti fanno già da molti secoli raccolta di erbe per la farmacia (e per la tintoria) sui monti di Vallassina i quali sono: nella parte loro superiore messi a boschi o a pascoli, verso il mezzo a selve di castani e, nella parte più bassa, a vigneti, a gelsi ed alberi fruttiferi, ed anche ad oliveti presso al Lago. Tutto il terreno piano è coltivato a grani d’ogni sorta, con due raccolte all’anno.

La Vallassina, come rilevasi da una sua carta topografica stampata, dal suo confine con Caslino fino a quello di Civenna (cioè dal Sud-Ovest al Nord-Est) è longa 5 miglia italiane e due traucchi. Da ponente a levante, nella sua maggior latitudine, si allarga per miglia 5 e 400 traucchi e, nella sua latitudine più stretta sopra Barne, è miglia tre e trabucchi 330. (Il miglio si calcola 683.3 trabucchi).

Confina coi territori di Caslino, Canzo, Mandello, Vassena, Limonta, Civenna, Bellaggio, Velleso e se questo distretto fosse un piano perfetto, la sua superficie sarebbe di 24 miglia quadrate, di superficie pressoché tutta più o meno fruttifera.
 
GiuliaCaminadaGiulia Caminada (@giuliacaminada) – Una vita dedicata all’insegnamento, al giornalismo e alla ricerca linguistica e socio-antropologica applicata alle tradizioni del focolare prealpino. La scoperta della fotografia – e di TwLetteratura – come strumento di ricerca, documentazione, comunicazione e arte, per dare un’altra occasione al libro e al lettore. Il suo sito è giuliacaminada.altervista.org.
 
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