Strana.mente ne parliamo

Strana.mente è un concorso letterario, promosso dall’associazione uma.na.mente, che aiuta gli studenti delle superiori a superare problemi che possono sembrare insormontabili, da adolescenti. Giuliano Castigliego ci spiega come partecipare.


Strana.mente

“In noi la follia esiste ed è presente come lo è la ragione. Il problema è che la società, per dirsi civile, dovrebbe accettare tanto la ragione quanto la follia” (Franco Basaglia). Cosa è il concorso Strana.mente? Come è nata questa idea e dove gli insegnanti e i dirigenti didattici interessati possono trovare tutte le informazioni che servono per partecipare?

Strana.mente è un concorso letterario per studenti della scuola media superiore, un modo per avvicinarsi al disagio psichico, in particolare degli/delle adolescenti. Un disagio che fa parte della nostra condizione umana e che nell’adolescenza, di fronte al drammatico dilemma di “essere o non essere”, sembra esplodere, prima di partorire – tra mille travagli – una nuova e più complessa identità. Ma, nell’angoscia di “non farcela con alcun genere di vita” (A. Miller), il disagio può assumere anche l’aspetto di disturbi manifesti del comportamento, dell’alimentazione, dell’umore, del pensiero. Anche se un/a ragazzo/a su 10 soffre di un disturbo psichico, è spesso ancora difficile parlarne in famiglia: siamo soprattutto noi adulti, ancora segnati dallo stigma e dalla vergogna, a non voler vedere, a negare, a rimuovere in vari modi questi disturbi. Noi di uma.na.mente abbiamo scelto di parlare del disagio e dei disturbi psichici attraverso romanzi e film che gli/le studenti sono invitati a analizzare e commentare, con l’aiuto dei loro insegnanti. Chiediamo loro di raccontarci i motivi per cui hanno scelto il testo o il film, il modo in cui secondo loro l’opera aiuta a capire meglio quel tipo di disagio psichico e le emozioni e le riflessioni che in loro ha suscitato. Abbiamo scelto la letteratura e il cinema perché pensiamo che nell’incontro mediato con i personaggi stravaganti, turbati, disturbati, affascinanti di queste arti dialoghiamo con gli infiniti paesaggi del nostro animo ed impariamo ad osservarlo e a conoscerlo. E anche perché, nell’entrare in rapporto con quei personaggi, scopriamo le loro e le nostre altrettanto imprevedibili risorse nascoste per uscire dal disagio attraverso nuove vie. I sentieri nascono, come dice Kafka, facendoli: e chi lo sa meglio degli adolescenti?

Tutte le informazioni sul concorso si possono trovare sul sito di uma.na.mente. Invece, qui si può trovare il pdf con il modulo d’iscrizione.

Alcuni di noi sono inoltre a disposizione per offrire online a studenti e docenti un supporto soprattutto per gli aspetti psicologici del lavoro: basta una e-mail a castigliego@me.com o mauroconsolati@alice.it.

In The good story, la psicologa Arabella Kurtz e lo scrittore J.M. Coetzee costruiscono un’avvincente conversazione sul senso della realtà nei rispettivi terreni di sperimentazione: “Il terapista – afferma Coetzee – potrebbe aspirare a stimolare nel paziente la libertà di essere padrone della narrativa della sua vita”. Ma la narrativa, cosa può dire al paziente?

“Sono proprio gli artisti, cantanti, pittori, scrittori – risponde Arabella Kurtz – ad aver maggiormente ispirato in [lei] la consapevolezza della natura soggettiva e intersoggettiva dell’esperienza”. Non esistono cioè una realtà esteriore e una interiore contrapposte in una lotta di potenza il cui scopo finale è, in una continua riscrittura della nostra vita, diventare “chi vogliamo essere”. L’esperienza è invece una questione di prospettiva, sempre mutevole, che si svolge sì nella mente di ognuno di noi, ma in costante relazione con chi ci sta accanto, ci precede e ci segue, all’interno della realtà in cui viviamo. Questo incessante e inarrestabile cambio di prospettiva è secondo me il regalo più grande che la narrativa può fare al paziente, e – detto tra noi – anche al terapeuta.

C’è bisogno della letteratura – dice infatti Finkielkraut nel suo Un cuore intelligente – per sottrarre il mondo reale alle letture sommarie, siano esse quelle del facile sentimentalismo o dell’intelligenza implacabile. “La letteratura ci insegna a diffidare dei teoremi dell’intelletto e a sostituire al regno delle antinomie quello della sfumatura”.

I social network, ibridando scritto e parlato, finiscono per essere uno specchio deformato della nostra mente: pensiamo a tutte quelle parole scritte, che un tempo forse non avrebbero trovato forma sociale e oggi invece restano lì incollate su uno schermo a dire chi siamo. Quali rischi e quali opportunità questi strumenti offrono e rappresentano per gli studenti? Davvero è tutto così diverso da quando i pensieri scolastici restavano confinati in un diario di carta?

Noi siamo le nostre narrazioni, dice il neuroscienziato Michael Gazzaniga, dalle incisioni rupestri ai social network. Ora però tutti siamo diventati Omero, nel senso che oltre a raccontare possiamo anche scrivere e pubblicare. Freud sosteneva che l’attività che accomuna l’artista a tutti noi, e ai bambini, sono i sogni diurni, a occhi aperti. Come il poeta crea un mondo di fantasia cui dedica tutto sé stesso, tenendoci avvinti alle sue vicende, anche noi coltiviamo e raccontiamo i nostri sogni a occhi aperti. E forse i social network sono (anche) lo spazio per scambiare e elaborare i nostri sogni ad occhi aperti. Certamente i social media costituiscono una straordinaria possibilità di accedere direttamente all’informazione, di scambiarla, elaborarla, di partecipare alla vita civile e politica dell’intero pianeta; ma rappresentano anche una sorta di nostro inconscio collettivo (Balick), un mezzo per conoscere, esprimere e condividere le nostre emozioni, sviluppare i nostri sogni e così facendo raccontare pluralmente il nostro futuro (De Biase). Come in ogni gruppo, a maggior ragione nei social media possiamo però anche diventare oggetto di dinamiche che noi stessi consciamente o inconsciamente induciamo e che non riusciamo a controllare e gestire o di cui non siamo consapevoli. Riduzione o perdita della propria sfera intima, illusioni collettive di onnipotenza, onde incontrollate di contagio emotivo, cui gli adolescenti, per la loro identità in formazione, sono più facilmente esposti .

Sancho Panza direbbe: “Questo mio padrone ho visto da mille prove che è un matto da legare, e anche io, del resto, non gli rimango punto indietro, perché, se è vero il proverbio che dice ‘dimmi con chi vai e ti dirò chi sei’ e l’altro ‘non donde nasci, ma donde pasci’, sono più matto di lui perché lo seguo e lo servo”. Quale è la ragione più importante, allora, per continuare a inseguire la follia?

La saggezza – dice Pietro Belcampo, uno degli strampalati personaggi del non meno strampalato e geniale E. T. A. Hoffmann – ha bisogno della follia per sostenersi e “ritrovare la strada di casa, vale a dire la strada del manicomio”. E – in quella sorta di “discorso della follia sulla ragione” (Magris), di cui Foucault lamentava l’assenza – continua: “La coscienza è un dannatissimo daziere o gabelliere… il quale, dopo aver aperto il suo ufficio in una soffitta blocca gli scambi tra l’individuo e la meravigliosa città di Dio, mentre la follia è una regina del popolo che libera “i vassalli dai seggi su cui li ha inchiodati la Saggezza” (E. T. A. Hoffmann, Gli elisir del diavolo). Forse, senza né demonizzare né idealizzare la follia, possiamo imparare a conoscere e ad accettare la fragilità che è in noi (Borgna).

Foto: rossodibolgheri – Follia (Creative Commons).

Serena.menteUma.na.mente (@Umente) – È un’associazione culturale senza fini di lucro, nata per favorire l’integrazione di scienze umane e naturali sui temi della mente e la diffusione di una cultura psichiatrica e psicoterapeutica critica e integrativa. Uma.na.mente è anche un modo di intendere il rapporto terapeutico ed il rapporto umano in generale, secondo principi di rispetto, tolleranza e partecipazione umana, che provengono dalla tradizione umanistica e sono stati elaborati in senso scientifico dalle scuole psicoanalitiche e psicodinamiche. È costituita da psichiatri, psicoterapeuti, docenti, scrittori, digital communication consultant e da chiunque ne voglia condividere con onestà scopi e metodi. Per contatti potete cliccare qui.

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