Il cammino della #Comunità

Dal 15 al 18 luglio 2016, in viaggio fra Viareggio e Barni, leggeremo e commenteremo su betwyll e su Twitter Il cammino della Comunità di Adriano Olivetti.

Adriano Olivetti e Il cammino della Comunità

Da venerdì 15 a lunedì 18 luglio 2016 leggeremo e commenteremo insieme su betwyll e su Twitter alcuni brani de Il cammino della Comunità di Adriano Olivetti. Il gioco intende promuovere una riflessione sul concetto di comunità, attorno a cui dal 2012 si sono raccolte le persone che animano gli esercizi di TwLetteratura. Lo faremo grazie alla Fondazione Adriano Olivetti e alle Edizioni di Comunità, le due realtà che tutelano e promuovono l’eredità storica e culturale di Adriano Olivetti.

Viareggio e Barni, luoghi di comunità

Questo gioco si svolge in contemporanea con due eventi importanti per la nostra comunità:

  • sabato 16 luglio, a Viareggio, si terrà il primo incontro nazionale dedicato agli insegnanti che sperimentano il metodo TwLetteratura per il social reading a scuola;
  • domenica 17 luglio, a Barni (Como), la Rete Italiana di Cultura Popolare | Associazione “Cultura Barni” ospiterà TwLetteratura nell’ambito della manifestazione “Un paese in posa | Ritratto fotografico di una comunità” (workshop nella biblioteca di Barni, appuntamento alle ore 15).

Due eventi che si ispirano proprio al concetto di “comunità” e che aggiungeranno all’esercizio di lettura collettiva di Olivetti online su betwyll e su Twitter la sostanza di un confronto diretto e in presenza fra le persone.

Le regole del gioco

Per partecipare al gioco su Twitter, utilizza le abituali regole del metodo TwLetteratura per il social reading. Leggi i brani che troverai nel calendario qui sotto e commenta ogni brano con osservazioni e emozioni personali nella forma di brevi messaggi di 140 caratteri, a partire da ciò che il libro ti suggerisce e da ciò che i lettori condividono su Twitter. Ogni tweet può commentare, riassumere, citare o rielaborare il testo. Inserisci l’hashtag #Comunità in ogni messaggio.

Per partecipare al gioco su betwyll, verifica di essere registrato come beta tester della webapp di TwLetteratura e di averla scaricata sul tuo smartphone o tablet attraverso App Store o Google Play. Esercitati con il tutorial “Inizio a usare betwyll” e poi comincia a giocare con gli altri lettori. Utilizza l’hashtag #Comunità per ciascuno dei messaggi che scriverai. Attenzione: i messaggi pubblicati su betwyll (twyll) al momento non appaiono anche su Twitter; se ti fa piacere, puoi in ogni caso svolgere il gioco con entrambi gli strumenti, pubblicando un tweet per ogni twyll.

Calendario

Il cammino della Comunità fu pubblicato per la prima volta nel 1959 dalle Edizioni di Comunità nell’antologia Città dell’Uomo. Noi ci concentreremo su quattro brani, che troverai qui nel calendario e sulla webapp betwyll, pubblicati con licenza Creative Commons Attribuzione – Non Commerciale – Non opere derivate 3.0 grazie a Edizioni di Comunità. Li leggeremo uno al giorno, secondo il seguente calendario (pubblicheremo i testi anche su questo sito, nei prossimi giorni).

  • 1. #Comunità/01 | Venerdì 15.07.2016, Individuo e Stato (pp. 28-30)

    Dopo sette anni dalla dichiarazione e approvazione della nuova Costituzione del dopoguerra, si discute oggi al parlamento italiano se si debba applicare o no la Costituzione stessa, in talune questioni delicate, come la difesa delle libertà individuali o la messa in vigore delle autonomie regionali.

    Se non siamo ancora propriamente oppressi da un regime totalitario, non possiamo fare a meno di constatare come taluni temibili, allarmanti sintomi premonitori di involuzione, siano presenti ovunque: la scomparsa quasi totale di una stampa indipendente dai gruppi monopolistici, la decadenza delle istituzioni universitarie, la povertà e il letargo delle associazioni culturali, il monopolio governativo della radio e della televisione, quattro milioni di famiglie con reddito nullo o lontanissimo dal minimo vitale di esistenza, migliaia di persone sfrattate che non trovano abitazioni perché gli appartamenti disponibili sono soltanto quelli costruiti per le classi privilegiate.

    Lo straniero passa, non vede la miseria delle campagne e dei sobborghi e osserva con ammirazione l’intreccio delle automobili di lusso e il rapido elevarsi dei palazzi di cristallo e di marmo. Terreno fertile, condizioni ideali per l’insediarsi di nuovi esperimenti di autoritarismo e di soppressione delle libertà fondamentali.

    Ma c’è un’altra ragione che ci fa riporre le nostre speranze e quelle del popolo italiano in un’azione diversa, in un’azione autonoma; gli è che la società nuova si crea solo attraverso delle formule nuove che sono personalistiche e comunitarie e il personalismo comunitario non si attua aggiungendo una croce alle bandiere rosse della rivoluzione proletaria, ma si attua creando giorno per giorno i nuovi organismi, nelle comunità, nelle fabbriche, nelle regioni.

    Nuovi organismi che siano l’espressione di un cristianesimo sociale intimamente sentito e che traggano dalle sue premesse teoriche adeguate conseguenze pratiche.

    Perché, altrimenti, andando di questo passo lo Stato diventa, attraverso i partiti, l’arbitro assoluto dei destini dell’individuo poiché esso tratta gli individui come mezzi per raggiungere dei fini.
    Nessun uomo, neanche il più povero, il più debole, può appartenere allo Stato.

    Affinché la persona sia libera e riesca a possedere un valore spirituale assoluto, infinitamente più importante e infinitamente più alto di ogni valore dell’ordine economico e politico, occorre che lo Stato esista per l’uomo e non già l’uomo per lo Stato.

    E allora il problema centrale della democrazia diventa l’indirizzo spirituale e il congegno che possa attuare uno Stato che dia luogo a una società veramente libera, in quanto sottomessa alle forze e alle forme dello spirito.

  • 2. #Comunità/02 | Sabato 16.07.2016, La nostra Comunità (pp. 33-34)

    La nostra Comunità dovrà essere concreta, visibile, tangibile, una Comunità né troppo grande, né troppo piccola, territorialmente definita, dotata di vasti poteri, che dia a tutte le attività quell’indispensabile coordinamento, quell’efficienza, quel rispetto della personalità umana, della cultura e dell’arte che la civiltà dell’uomo ha realizzato nei suoi luoghi migliori.

    Una Comunità troppo piccola è incapace di permettere uno sviluppo sufficiente dell’uomo e della Comunità stessa; all’opposto le grandi metropoli nelle loro forme concentrate e monopolistiche atomizzano l’uomo e lo depersonalizzano: fra le due si trova l’optimum.

    Tecnica e cultura conducono verso il decentramento, verso la federazione di piccole città dalla vita intensa, ove sia armonia, pace, verde, silenzio, lontano dallo stato attuale delle metropoli sovraffollate, come dall’isolamento e dallo sgomento dell’uomo solo.

    Le campane che da secoli suonano in alto, dai campanili delle cattedrali, le verità del Vangelo e della Chiesa potranno finalmente illuminare della stessa luce, delle stesse verità le campane dei comuni che ci chiamano alle civili obbligazioni e alle civiche responsabilità.

    Ma siano rese a Cesare le cose che appartengono a Cesare e a Dio le cose che appartengono a Dio. E il sovrano, Cesare, è oggi la civile società alla quale soltanto spetta il giudicare nei riguardi delle qualità degli uomini, delle persone chiamate a reggere la cosa pubblica. E la verità politica non può essere monopolio di nessuno e tantomeno di un solo partito.

    Noi chiediamo, perciò, in tutta Italia la costituzione di nuove unità organiche politiche e amministrative: le Comunità concrete.

    E ciò perché nelle attuali e diverse strutture della società non può esistere unità di interessi e di sentimenti. Solo nelle Comunità, l’intelligenza sarà veramente al servizio del cuore, e il cuore potrà finalmente portarsi al servizio dell’intelligenza. Ed ecco perché l’avvenire e la difesa di una piccola patria, quella dove sono nati i vostri figli, quella dove avete passato la vostra infanzia, dove avete trascorso anni di sofferenza come anni di letizia e di pace, è un compito ben degno al quale si accinge, in piena solidarietà con i singoli centri e i singoli comuni, l’intero movimento Comunità. La natura, il paesaggio, i monti, i laghi, il mare creano con i nostri fratelli i limiti della nostra Comunità.

  • 3. #Comunità/03 | Domenica 17.07.2016, Centri comunitari e cultura (pp. 40-43)

    Cosa sono, cosa rappresentano i Centri Comunitari? Essi prendono forma, consistenza, attività dalle particolari condizioni in cui nacquero, talché i Centri Comunitari del nostro Movimento hanno una fisionomia che li distingue dai Centri Comunitari esistenti in quegli altri paesi, in America, in Canada, in India, in Israele, ove furono già attuati. Essi nacquero attraverso un lavoro paziente, tenace, di alcuni pionieri e attraverso il loro sacrificio personale. I nostri amici si recavano la sera nelle piccole e primitive comunità di contadini e di operai e parlavano per primi della necessità di trovare nelle loro forze, nelle loro menti, nel loro animo la strada per la resurrezione, la strada per un principio di solidarietà, e di vera democrazia, che si attua non già attraverso la propaganda, gli obblighi, le costrizioni, gli indirizzi, il conformismo insomma, ma attraverso la lenta formazione di una coscienza personalista, e comunitaria.

    Affinché questo fosse possibile era necessario anzitutto elevare il grado di cultura di quegli uomini sperduti che, dopo il fugace contatto della giovinezza con il maestro elementare e più tardi le avventure dei giornali a fumetti, avevano completamente perduto il contatto con la forza liberatrice della cultura.

    Perciò, il primo passo del lavoro sociale intrapreso dai Centri Comunitari fu la istituzione di biblioteche e la notevole circolazione di riviste tecniche e culturali, completamente mancanti in quei villaggi sperduti.

    Il lavoro non fu semplice: talvolta mancavano le sedi, spesso si presentavano persone inadatte, o intriganti, o politici a ingarbugliare le cose. Ma a poco a poco i Centri si organizzarono, le biblioteche si arricchirono, si dette vita a corsi di cultura popolare, a manifestazioni sportive, ricreative; si iniziò il servizio sociale, si diede mano al servizio di assistenza tecnica nel campo dell’agricoltura e dell’industria.

    Si trattava in sostanza di portare gradatamente in tutti i piccoli villaggi – cioè nell’intera Comunità – il piano di assistenza sociale, culturale, educativa, ricreativa, più completo, quale si trova nelle nazioni più progredite.

    Nel contempo, attraverso elezioni, dibattiti e numerose esperienze, rafforzare nelle loro radici i valori democratici che si fondano nei singoli Centri sulla collaborazione di molteplici persone, investite dai loro compagni di fiducia e di responsabilità. Poiché in ogni Centro si procede a libere elezioni di un presidente, di un addetto culturale, di un addetto ai servizi sociali, di un addetto ai servizi sportivi.

    Col progresso delle Comunità e il perfezionamento di questi servizi si aggiunsero le sezioni economiche, l’ufficio e le attività sindacali, un osservatorio urbanistico e, per i piccoli Comuni, una sezione di collegamento e assistenza tecnica.

    Noi siamo all’inizio di un esperimento di politica nuova, in cui le sane forze di autonomia si sostituiscono all’inerzia degli organi dell’amministrazione centrale per tentare di risolvere i problemi più gravi della collettività su scala comunitaria. È una politica sulla cui strada incontreremo non pochi ostacoli, ma che con lo sforzo consapevole dei nostri associati riusciremo a realizzare.

    Gli strumenti della nostra azione sono ormai noti: la fitta rete dei Centri Comunitari, radicati ormai in quasi tutti i Comuni del nostro circondario, costituisce non solo il primo luogo di incontro fraterno dei comunitari, ma un’opera del tutto nuova di educazione e partecipazione democratica, insieme al conforto dei mezzi di cultura sinora negati ai centri più poveri e più isolati. Abbiamo portato in tutti i villaggi di campagna, in tutti i paesi della montagna, per la prima volta, quelle che io chiamavo un giorno le nostre armi segrete: i libri, i corsi culturali, le opere dell’ingegno e dell’arte. Noi crediamo profondamente alla virtù rivoluzionaria della cultura che dà all’uomo il suo vero potere e la sua vera espressione, come il campo arato e la pianta nobile si distinguono dal campo abbandonato e incolto ove cresce la gramigna, e dalla pianta selvaggia che non può dar frutto.

    E così noi comunitari andiamo insieme ricercando gli alimenti spirituali che è doveroso fornire agli uomini al fine di esaltare il loro spirito e di scoprire la nobiltà del loro cuore, poiché la tristezza dell’uomo è più profonda finché egli non ha rivelato a se stesso la sua vera coscienza interiore: quella che si trova racchiusa, ben serrata, nel fondo dell’anima.

  • 4. #Comunità/04 | Lunedì 18.07.2016, Noi guardiamo all'uomo (pp. 60-62)

    Noi guardiamo all’uomo, sappiamo che nessuno sforzo sarà valido e durerà nel tempo se non saprà educare ed elevare l’animo umano, che tutto sarà inutile se il tesoro insostituibile della cultura, luce dell’intelletto e lume dell’intelligenza, non sarà dato a ognuno con estrema abbondanza e con amorosa sollecitudine. Noi attendiamo il riscatto dell’uomo. Da un uomo nuovo plasmato dall’esperienza e dal dolore, finalmente consapevole della sua libertà intesa come un compito immenso che egli offre a Dio.

    Perciò ognuno di noi può suonare senza timore e senza esitazione la nostra campana. Essa ha voce soltanto per un mondo libero, materialmente più fascinoso e spiritualmente più elevato, essa suona soltanto per la parte migliore di noi stessi, vibra ogni qualvolta è in gioco il diritto contro la violenza, il debole contro il potente, l’intelligenza contro la forza, il coraggio contro l’acquiescenza, la poverà contro l’egoismo, la saggezza e la sapienza contro la fretta e l’improvvisazione, la verità contro l’errore, l’amore contro l’indifferenza. Se ciascuno di noi saprà chiedere al proprio fratello che cosa lo divide da noi; se ciascuno di noi saprà infondere al proprio vicino la propria certezza; se ciascuno di noi saprà sollevare una sola persona dall’incomprensione e sottrarla all’indifferenza, suonerà per noi tutti e per tutti la nostra campana.

    L’idea di Comunità è in cammino; ma richiede grandissima pazienza, molta tenacia, molti sacrifici. E soprattutto fede, fede non nella mia persona, ma nella redenzione dell’uomo, nell’ascesa verso una Comunità più libera spiritualmente e materialmente più alta, in un mondo più degno di essere vissuto.

    Solo innalzando un diaframma creativo tra l’individuo e lo Stato, una nuova Comunità concreta, è possibile ridare all’opera dell’uomo la perduta armonia e all’Europa un ordine nuovo, abbattere l’idolatria dello Stato, l’egemonia dei partiti, modificare una struttura economica monopolista e sorpassata che si oppone al progresso e alla salvezza dei popoli.

    La fine della guerra fredda non si avrà, se non si risolve la crisi della civiltà occidentale. Tuttavia la speranza di un ordine nuovo in Europa è legata al destino di un’idea. Il mondo moderno ha bisogno di nuovi schemi, di nuovi miti, poiché nella coscienza dei suoi uomini migliori ha perso vigore o si è perduto quanto era idea-forza negli ultimi cento anni. Cosa significano allora, per le nuove generazioni, democrazia, liberalismo, marxismo? La verità non si può imprigionare in formule parziali, sempliciste o astratte, ma deve dare luogo a una sintesi creativa dove quanto è vivo e vitale della democrazia, del liberalismo, del socialismo, trovi una nuova e più felice espressione.

I titoli assegnati a ciascun brano sono una nostra elaborazione, le pagine indicate si riferiscono all’edizione a stampa (Roma/Ivrea, Edizioni di Comunità, 2013). L’invito per chi partecipa a questo gioco, e ne ha la possibilità, è a leggere il testo di Adriano Olivetti in versione integrale, contestualmente allo svolgimento del gioco stesso.

Chi può partecipare

Il gioco è aperto a tutti i lettori che vogliono confrontarsi con i brani di Adriano Olivetti e/o sperimentare la webapp betwyll in versione beta.

Perché Adriano Olivetti?

Nato a Torino nel 1901, di origini ebraiche e valdesi – si sarebbe tuttavia convertito al cattolicesimo nel 1949 – Adriano Olivetti si laureò in ingegneria chimica nel 1925. Un lungo viaggio di esplorazione negli Stati Uniti lo stimolò a trasformare la fabbrica di macchine per scrivere fondata dal padre nel 1908 con nuovi metodi di produzione e organizzazione del lavoro. Forte di una ispirazione liberale e riformista, che lo pose in contatto con Piero Gobetti e Carlo Rosselli, Olivetti fu un antifascista coraggioso: c’era lui alla guida dell’auto che l’8 dicembre 1926 condusse Filippo Turati, in fuga da Milano, a Savona, consentendogli così di espatriare in Francia per mare con il giovane Sandro Pertini.

Imprenditore geniale e visionario, Adriano Olivetti trasformò la fabbrica del padre in una multinazionale che nel 1960, alla sua morte, contava trentaseimila dipendenti e una vasta articolazione internazionale. Per tutta la vita, Olivetti si impegnò come editore, intellettuale e uomo di cultura e politico: sindaco di Ivrea dal 1956 e eletto deputato al Parlamento della Repubblica per il Movimento di Comunità nel 1958, Olivetti seppe dare concretezza a una visione originale del lavoro e della società. Il fondatore di Comunità raccolse attorno a sé letterati e intellettuali di valore, fra cui ricordiamo, tra gli altri, Franco Fortini e Paolo Volponi.

Di Adriano Olivetti si è detto e scritto molto. Tuttavia, come spiega Franco Ferrarotti, che di Olivetti fu stretto collaboratore e con lui costruì l’impianto politico e culturale del Movimento Comunità, “benché da qualche tempo l’interesse e gli studi sul pensiero politico di Adriano Olivetti e sulle sue esperienze sociali e aziendali di ordine pratico si vadano moltiplicando, occorre riconoscere che si tratta spesso di celebrazioni di comodo, che alla fine riescono riduttive scorgendo in Adriano Olivetti nient’altro che ‘il padrone illuminato’, oppure di stroncature che, per essere ideologicamente motivate, raramente sfuggono ai noti limiti del dogmatismo settario” (La concreta utopia di Adriano Olivetti, Bologna, EDB, 2013). L’obiettivo che ci poniamo nell’iniziare un primo lavoro di lettura e commento dedicato ad Adriano Olivetti è ritornare al testo. Vogliamo leggere insieme Il cammino della Comunità perché pensiamo che le parole di Adriano Olivetti, prima e più della sua immagine, possano ispirare una feconda discussione critica per una comunità – quella di TwLetteratura – che dopo i primi quattro anni di esperienza va ora consolidandosi.

Lo faremo a partire da quattro brani che esplicitano altrettanti temi: il rapporto tra individuo e Stato (“Occorre che lo Stato esista per l’uomo e non già l’uomo per lo Stato”, spiega Olivetti); la dimensione politica del concetto di comunità (“La verità della politica non può essere monopolio di nessuno”); il ruolo della cultura (“Abbiamo portato in tutti i villaggi […] le nostre armi segrete: i libri”, rivendica Olivetti); la centralità dell’uomo, (“Nessuno sforzo sarà valido e durerà nel tempo se non saprà educare ed elevare l’animo umano”). In questo modo ci chiederemo anche che senso abbia promuovere la lettura fra gli studenti e i cittadini attraverso nuovi strumenti tecnologici – obiettivo che oggi anima, insieme a TwLetteratura, diverse buone pratiche di innovazione culturale in Italia – in un contesto in cui è proprio la tecnologia, e in particolare l’intelligenza artificiale, a trasformare in modo radicale e dirompente l’esperienza umana e professionale di ciascun lavoratore e cittadino. Non è che un piccolo esercizio di cultura popolare, tuttavia speriamo che sia anche l’inizio di un nuovo percorso capace di andare oltre la lettura e la letteratura.

La fine della guerra fredda non si avrà, se non si risolve la crisi della civiltà occidentale. Tuttavia la speranza di un ordine nuovo in Europa è legata al destino di un’idea. Il mondo moderno ha bisogno di nuovi schemi, di nuovi miti, poiché nella coscienza dei suoi uomini migliori ha perso vigore o si è perduto quanto era idea-forza negli ultimi cento anni.

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