Leggere/riscrivere Dante

Trivializzazione della poesia nella sua manifestazione più alta? Forse lo stesso Dante non se ne avrebbe a male. Lui ci ha insegnato che l’arte non è contemplazione, ma lavoro “sporco”.

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Prima o poi doveva accadere: dopo Pavese e Calvino, Manzoni e Collodi, ma anche Shelley, Shakespeare e altri classici, ora tocca a Dante. Sì, quel Dante. Proprio lui: l’Alighieri, il Sommo Poeta. Mai, si potrebbe dire, la comunità di TwLetteratura aveva osato tanto. Dal 14 settembre, per cinque giorni, leggeremo insieme e riscriveremo la canzone Donne ch’avete intelletto d’amore (hashtag: #Stilnovo). Chi vuole partecipare trova tutti i dettagli del gioco qui.

L’idea è di ripercorrere la strada di Queneau, il quale ci ha insegnato che la scrittura è innanzi tutto fisicità dell’espressione. Scrivere è un esercizio di stile, vuol dire giocare con la forma, intesa come materia. Ma se così è, leggere può ben essere esercizio di smontaggio di quella materia, anziché sua mera contemplazione. Come suggerisce Gian Biagio Conte nel gustoso libretto Dell’imitazione. Furto e originalità (Scuola Normale Superiore Pisa, 2014), il lettore/critico “diventa quasi un deuteragonista nell’officina del poeta”.

Ebbene, sì: noi leggiamo in questo modo. Variando, rifacendo, assemblando in un ordine diverso ciò che l’autore ha composto nel suo laboratorio, e magari aggiungendo del nostro. Perché sappiamo che anche l’autore ha fatto così: ha composto e ricomposto ciò che l’ispirazione “gli dettava dentro” e lo ha messo insieme a pezzi rubati ad altri. Egli, come noi lettori, ha imitato e tradito; ha giocato sporco. Si chiama originalità, e consiste nell’inventare un modo nuovo di dire cose già dette.

Questa volta abbiamo deciso di farlo con Dante. Siamo pronti a scommettere che qualcuno contesterà l’operazione. Perché va bene scherzare con Calvino, che in fondo era oulipiano convinto, o magari con Pasolini, che praticava l’estetica dello scandalo e ne sopportava le estreme conseguenze. Ma Dante! Non è forse un autore da riporre nel ripiano più alto e meno accessibile della nostra biblioteca ideale, quello che non si può toccare senza contaminarne il contenuto?

Invece noi rivendichiamo il senso profondo del nostro gioco. Dante era un genio, certo. Ma prima di tutto era un artigiano di talento, un grande operarius della parola. Del resto il vero genio letterario non è solo immaginazione, ma anche laboriosità. Riprendiamo in mano la poesia dei classici, che per troppo tempo sono rimasti a prendere la polvere su quel ripiano della nostra libreria. Rileggiamo Dante. Riscriviamolo.

Qui la raccolta di tutti i tweet prodotti da chi ha partecipato a #Stilnovo.

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