Una didattica “aumentata” tra innovazione e inclusione

Negli scorsi mesi abbiamo sperimentato il metodo TwLetteratura come strumento innovativo per stimolare l’apprendimento della lingua italiana tra i ragazzi ospiti di Casa Nomis, una comunità per minori stranieri in provincia di Torino gestita dalla Cooperativa Esserci. Ecco il diario di bordo del progetto.

Casa Nomis workshop
 
La conoscenza della lingua italiana è uno strumento indispensabile per l’integrazione dei minori stranieri nel nostro paese, ma in alcuni casi la mancanza di prospettive e l’incertezza rispetto al futuro possono scoraggiarne l’apprendimento. Con questo progetto, ideato con la Cooperativa Esserci e sostenuto da Fondazione CRT, abbiamo utilizzato il metodo TwLetteratura per avvicinare i ragazzi ospiti di Casa Nomis, comunità per minori stranieri in provincia di Torino, alla lingua italiana in un modo che risultasse divertente, coinvolgente e innovativo al tempo stesso.

Insieme agli operatori della comunità, abbiamo sviluppato un percorso che integrasse gli interessi dei ragazzi con gli obiettivi del progetto: stimolare la lettura e la scrittura in lingua italiana, promuovere un utilizzo consapevole dei social media e favorire la coesione all’interno del gruppo, la cui composizione è di norma eterogenea e variabile in base ai tempi di permanenza di ciascuno nella comunità.

Il calcio, passione comune a tutti i ragazzi, ci ha offerto lo spunto per il primo dei tre workshop: insieme a loro abbiamo guardato e commentato lo spezzone del film Fuga per la vittoria in cui una squadra dei prigionieri approfitta del match contro i nazisti per mettere in atto il proprio piano di fuga. In questa fase iniziale, il gioco si è svolto su carta, lasciando ai ragazzi la possibilità di commentare il film anche nella propria lingua madre e di tradurre poi i tweet in italiano con l’aiuto dei compagni o del mediatore. Come ogni partita che si rispetti, non potevano mancare le critiche all’arbitro e ai giocatori: “J’ai bien regardé le match, mais de ce que j’ai vu le problème c’est l’erreur de l’arbitre. S’il est correct, le match va bien se passer“, “Per me l’arbitro tifa Germania, perché i prigionieri hanno avuto tante occasioni”, “Pelé poteva fare gol durante la partita. Secondo me il primo era fallo”. Ma poi non hanno tardato ad arrivare anche letture più profonde: “Questa partita racconta la seconda guerra mondiale. I tedeschi sembrano cattivi. Anche l’arbitro è alleato dei tedeschi. Ma la squadra bianca ha orgoglio. E così per gli altri è finita la partita”,  “I prigionieri sono più forti dei soldati, ma riusciranno a dimostrarlo?”, “Nella partita c’è qualcosa di più grande in palio per i prigionieri”. La necessità di condividere il proprio pensiero in una lingua che non è la propria ha fatto sì che dal gioco sulla carta si passasse al confronto orale sulle diverse interpretazioni di ciascuno, consentendo di spostare la discussione su temi più generali e permettendo ai ragazzi di lavorare anche sulla propria capacità di argomentazione.

Dal calcio ci siamo poi spostati ad un’altra passione, quella amorosa. Nello specifico, abbiamo scelto di far lavorare i ragazzi sul tema della dichiarazione d’amore, ancora una volta prendendo spunto dal linguaggio universale del cinema. In questo caso abbiamo lavorato su un cartone animato – la scena del primo appuntamento tra i robot Wall-e ed Eve – e su un grande classico – la scena dell’anello in Colazione da Tiffany. O, riassumendo: “Il robot cerca la vita, ma trova l’amore”, da un lato, e “Tu mi appartieni. Io non so chi sono e nemmeno il gatto”, dall’altro. Contrariamente a tutti i pronostici, per i ragazzi questo secondo tema si è rivelato persino più coinvolgente del calcio, soprattutto quando è stato il momento di descrivere cosa sia l’amore e quale sia il suo rapporto con la libertà. E così se da un lato “Wall-e combatte per Eve perché ha fatto brillare il suo mondo”, dall’altro “La ragazza aveva timore di essere rinchiusa, cioè non libera. Oppure di passare il resto della sua vita con la stessa persona”.

Dopo aver familiarizzato con la scrittura sintetica su carta, con il terzo workshop siamo passati alla formazione sull’utilizzo vero e proprio di Twitter, con cui i ragazzi si sono cimentati giocando con alcuni proverbi italiani e divertendosi a trovare degli equivalenti nelle rispettive culture. Ecco alcuni dei #Proverbi dal mondo lanciati dall’account di Casa Nomis: “Chi sa tirare non ha il fucile” (Gambia),  “Pas tout ce qui est rouge est fraise” (Marocco), “Se sgozzi un animale, il sangue ti resta sulle mani” (proverbio in lingua wolof, con una certa eco macbethiana).

In generale, al di là delle nuove conoscenze e competenze acquisite, quello che è emerso dal confronto con i ragazzi a percorso concluso è il valore aggiunto offerto dai workshop di TwLetteratura: la possibilità di cimentarsi con temi e strumenti di questo tipo ha permesso ai ragazzi di prendersi un tempo e uno spazio di riflessione e socializzazione che altrimenti sarebbe stato difficile ritagliarsi, presi dagli impegni quotidiani e dalle questioni pratiche da gestire. Un’occasione per stare insieme, per discutere temi importanti (la libertà, il bene e il male, l’amore, le relazioni, le differenze culturali…), trovare punti di incontro, conoscersi meglio.

Casa Nomis è una struttura residenziale di Rivoli (TO) per minori stranieri provenienti prevalentemente dal circuito penale e dai servizi sociali del territorio, gestita dalla Cooperativa Esserci. I ragazzi ospiti entrano in comunità da minorenni e possono restarvi anche oltre la maggiore età. Provengono principalmente dall’area nordafricana e senegalese e, in alcuni casi, da percorsi di vita complessi. Qui, vengono inseriti in percorsi di alfabetizzazione, insegnamento della lingua italiana e formazione professionale, in base all’età, alla padronanza della lingua e al livello di scolarizzazione.

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