CaLibro: la lettura invade la città

Dal 30 marzo al 2 aprile a Città di Castello torna il CaLibro Festival: ecco l’intervista ad Andrea Tafini, uno degli organizzatori.

CaLibro

CaLibro: il festival di Città di Castello

Dal 30 marzo al 2 aprile, per il quinto anno consecutivo Città di Castello ospita una nuova edizione di CaLibro. Cosa vi ha spinto a organizzare un festival dedicato ai libri e alla lettura e come si è evoluta nel tempo la vostra proposta?

L’idea dalla quale è nato tutto è stata semplicemente quella di portare nella nostra città gli autori che avevamo letto e che ci erano piaciuti particolarmente, far conoscere ai nostri amici, ai nostri concittadini, libri sui quali valeva la pena passare del tempo. Questo è stato un po’ lo spirito originario di CaLibro, spirito che si mantiene tutt’ora anche se ovviamente alcune dinamiche sono un po’ cambiate. Con il passare delle edizioni riceviamo sempre più proposte da case editrici, ma cerchiamo sempre di leggere prima del festival tutto quello che ci viene proposto. Ogni nostro evento è un piccolo sforzo per costruire qualcosa di originale che si discosti dalla semplice intervista scrittore-critico/giornalista, a volte riusciamo e a volte no, ovvio: per fare questo, conoscere i libri degli autori che verranno è fondamentale.

Dal programma del festival, quella che emerge è la sensazione di un evento diffuso che abita la città e dialoga con lei. In particolare, ci ha colpito il “racconto dai citofoni”: di cosa si tratta?

In pratica ci saranno 10 citofoni in giro per il centro della città: suonare a uno di questi significherà ascoltare un aforisma o un piccolo brano tratto da Diario Notturno di Ennio Flaiano, un omaggio alla brevità sempre profonda di un grande autore. Il percorso attraverso questi citofoni sarà libero, non guidato, e la gente potrà orientarsi come meglio crede attraverso una mappa. In ogni edizione di CaLibro cerchiamo di organizzare un evento che sia in stretto contatto con il tessuto urbano della città, un mix tra letteratura e civismo, se posso dirla in questo modo. Due anni fa abbiamo organizzato l’evento “Serrande alzate, libri aperti” in cui avevamo occupato 14 negozi chiusi (chiusi per cessata attività) della città e ognuno di questi era dedicato a un classico della letteratura o a uno scrittore. Lo scorso anno, invece, abbiamo optato per gli appartamenti sfitti del centro, mettendo in ognuno di questi un poeta. Una volta abbiamo anche affisso nei posti dove di solito si mettono i manifesti politici per le elezioni dei manifesti dedicati ad alcuni grandi libri (“Manifesti Lettorali – i grandi libri si candidano” si chiamava l’evento). Vi potrei citare tanti altri eventi con un forte legame con la città, ma poi la farei troppo lunga.

Altra domanda che dei “riscrittori seriali” come noi non potevano non farti è quella sul laboratorio aperto di manipolazione poetica con cui si aprono le prime tre giornate: cosa combinate durante Blackout Poetry?

Per questo appuntamento verrà a CaLibro Marco Nicotra di BOLO Paper, che ha già fatto questo tipo di evento a Milano. Avremo una postazione fissa dove tutti quelli che verranno useranno pagine di vecchi e vari libri per creare poesie originali attraverso la cancellatura di alcune parti. Poi le varie pagine poetiche create verranno esposte nei tre giorni di Blackout Poetry.

Quale ruolo può svolgere un festival letterario rispetto alla promozione della lettura e all’avvicinamento di nuovo pubblico alla lettura, e quali sono secondo te le strategie vincenti per continuare a generare impatto sociale tra un’edizione e la successiva?

Negli ultimi anni sono aumentate molto, almeno da quello che ho letto e che vedo, le presenze nei vari festival o fiere sul libro in Italia. Se questo poi provochi automaticamente un aumento di lettori non lo so sinceramente, ma sono comunque occasioni importanti d’incontro per avvicinare il pubblico alla lettura. Personalmente non ho idea se ci siano determinate strategie vincenti per continuare a generare impatto sociale in un festival, posso solo dire quello che proviamo a fare noi organizzatori di CaLibro, e cioè seguire ancora l’idea di quando abbiamo iniziato tutto questo: invitare gli autori che vorremmo noi essere i primi ad ascoltare, mettere al centro i libri che abbiamo letto e che ci sono piaciuti, valorizzare e coinvolgere in modo attivo la nostra città.

CaLibro e le scuole

Altra iniziativa molto interessante, dal nostro punto di vista, è il progetto “Newsroom” con il Liceo Plinio il Giovane: ti va di raccontarcelo? Oltre a questa, quali altre attività avete pensato per coinvolgere le scuole attorno al festival?

Al progetto CaLibro Newsroom, e alla partecipazione delle scuole in generale, teniamo tantissimo perché tutto quello che ci permette di far partecipare studenti e ragazzi al festival per noi è quasi vitale, credo che ogni manifestazione letteraria debba concentrarsi sui più giovani. Comunque, CaLibro Newsroom è una vera e propria redazione del festival, composta da circa 40 ragazzi del Liceo Plinio il Giovane di Città di Castello. I ragazzi seguiranno CaLibro in vari modi: faranno live-tweeting di tutti gli eventi dall’account @calibronews17, scriveranno le cronache degli incontri per il nostro sito e posteranno foto sul nostro profilo Instagram. Un lavoro di copertura completo quindi. Il progetto è nato per l’edizione dello scorso anno ed è stato molto proficuo. Oltre alla nostra redazione di liceali, quest’anno abbiamo felicemente collaborato anche con l’IIS Franchetti – Salviani. Con i ragazzi di una classe d’indirizzo grafico abbiamo portato avanti un progetto tra il grafico di CaLibro e questi studenti (e i loro professori ovviamente, fondamentali) per la produzione del nostro materiale cartaceo. Le brochure con il programma del festival che si vedono in giro sono anche merito delle intuizioni di questi studenti. Per il prossimo anno cercheremo, se possibile, di coinvolgere ancora di più le scuole.

CaLibro Andrea TafiniAndrea Tafini (@ataffo) è uno degli organizzatori di CaLibro Festival e membro dall’associazione culturale Il Fondino, nata a Città di Castello nel 2005 da un gruppo di ragazzi che all’inizio cercavano solamente un luogo dove trascorrere insieme le loro serate di provincia. Poi la cosa è sfuggita di mano e il gruppo ha realizzato in questi anni più di sessanta iniziative rivolte alla città, in campo culturale e dell’impegno civico, con un’attenzione particolare per le reti locali. Oggi il gruppo dell’associazione che organizza CaLibro è composto da circa venti persone, insieme a una fitta rete di sostenitori sparsi nel territorio e oltre.

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