Betwyll ad Harvard: #iononhopaura

Con #iononhopaura, Chiara Trebaiocchi ha proposto l’utilizzo di Betwyll ai suoi studenti di italiano ad Harvard: ecco il racconto di questa prima esperienza.

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Come hai conosciuto i progetti di Betwyll basati sul metodo TwLetteratura e che cosa ti ha spinto a provare a creare un progetto dedicato solo ai tuoi studenti su Betwyll?

Ho conosciuto Betwyll grazie a Iuri Moscardi che lo ha presentato ad Harvard a tutti gli insegnanti di lingua italiana. Quel semestre insegnavo italiano per principianti ed ero già a metà corso per cui non mi è stato possibile inserire subito Betwyll nel sillabo. Ho cominciato però a seguire le attività di TwLetteratura e, con l’accordo della Prof.ssa Elvira di Fabio, ho pensato a un progetto per il semestre successivo in cui avrei insegnato un corso di italiano intermedio. La possibilità di modificare il programma del corso, un gruppo più piccolo di studenti ma ben preparati e la voglia di proporre attività ed esercizi meno tradizionali mi hanno spinto a provare Betwyll in classe.

Dall’Italia, pensiamo ai giovani americani come totalmente immersi nelle dinamiche dei social network. Come hanno reagito i tuoi studenti davanti a Betwyll: gli è piaciuto o hanno avuto problemi nell’utilizzo?

In generale è stata un’esperienza molto positiva. Ci sono stati dei mini problemi tecnici dovuti al fatto che abbiamo usato Betwyll in un momento di passaggio tra la versione beta e la versione definitiva; il team di Betwyll però si è sempre mostrato molto disponibile nell’aiutare a risolverli tempestivamente. In questo senso sono d’accordo con quanto scritto in uno dei giudizi anonimi sul corso: “With some updates on the user interface, Betwyll would be a phenomenal way to supplement literature studies”.

Ho scelto di inserire il progetto Betwyll come attività extra crediti dal momento che non avevo ancora mai tentato un esercizio simile. La maggior parte degli studenti ha colto l’opportunità e si è divertita moltissimo, altri hanno avuto più difficoltà (uno studente non aveva uno smartphone! – non tutti i giovani americani sono immersi nei social network). Un aspetto molto apprezzato da tutti è stato il limite dei 140 caratteri che ha permesso loro di pensare in modo critico al testo e al particolare aspetto grammaticale da studiare senza dover consegnare un tema più lungo (solitamente sulle 600-800 parole). Un’altra caratteristica positiva di Betwyll, amata dagli studenti, è la possibilità di leggere i twyll dei compagni, a casa o in classe (come attività di warm-up, ad esempio).

Hai utilizzato Betwyll per un corso dedicato alla letteratura italiana contemporanea: su quali aspetti del testo ti sei concentrata maggiormente? Per quali aspetti pedagogici ritieni Betwyll particolarmente valido?

Il corso in cui ho utilizzato Betwyll era un corso intermedio di lingua italiana che aveva però come obiettivo anche quello di presentare agli studenti testi letterari; in particolare è il primo corso in cui iniziano a leggere un intero romanzo in italiano (Io non ho paura di Niccolò Ammaniti), dopo essersi esercitati con testi più brevi (poesie, canzoni, fumetti, racconti).

L’analisi del testo del romanzo era quindi uno degli obiettivi principali; la possibilità di assegnare piccole porzioni scelte da me su cui lavorare è stata sicuramente molto utile perché ci ha permesso di considerare diversi aspetti del romanzo (stilistici, di genere) in modo graduale e accessibile. Gli studenti si sono divertiti a riscrivere la storia secondo diversi punti di vista e a lavorare in modo creativo sulla trama e il finale della storia. Li ho visti interagire con il testo in modo più spontaneo rispetto che in altri esercizi più tradizionali. Betwyll può essere anche un buon esercizio di stile dal momento che spinge gli studenti a condensare i loro pensieri in un messaggio chiaro ed essenziale.

Infine, ho utilizzato Betwyll anche come esercizio su alcuni punti grammaticali e lessicali. Il limite dei 140 caratteri permette agli studenti di concentrarsi su aspetti specifici di grammatica con più facilità e soprattutto con meno ansia nell’esercitarsi senza paura di sbagliare.

Utilizzeresti ancora Betwyll in futuro? Proveresti anche a coinvolgere colleghi e/o a proporre un progetto aperto, per tutta la comunità di Betwyll?

Direi proprio di sì. Per me è stata un’esperienza molto divertente e formativa al tempo stesso. Ogni sera controllavo i twyll degli studenti e molto spesso mi sono trovata a sorridere con soddisfazione per le loro risposte, acute (i 140 caratteri aiutano) e simpatiche, piene di emoji (sono bravissimi a parlare per immagini!) ma anche attente a rispettare il compito assegnato. Per questo motivo ho suggerito alla mia collega Giorgia Corti di utilizzare Betwyll quando le è stato assegnato lo stesso corso di italiano intermedio.

Sarebbe certamente un progetto interessante inserire il metodo TwLetteratura in modo più stabile e trasversale tra i diversi corsi di lingua offerti ad Harvard. Pur con livelli diversi di competenze, aiuterebbe a creare una comunità di harvardiani che amano l’Italia e l’italiano (e non sono pochi per nostra fortuna) e che vogliono continuare a imparare ed esercitarsi divertendosi anche fuori dall’aula.

Chiara Trebaiocchi, formatasi alla Scuola Normale Superiore, è dottoranda in letteratura italiana presso la Harvard University. Ha insegnato corsi di lingua e letteratura italiana ed è stata la Romance Languages and Literatures Bok Pedagogy Fellow al Derek Bok Center for Teaching and Learning. Per la sua tesi di dottorato sta lavorando sull’opera saggistica di Franco Fortini in relazione alle sue idee su pedagogia, scuola ed educazione. Il progetto #Iononhopaura è stato proposto nell’ambito del corso Ital 20 – Intermediate Italian: Romance! Mystery? Noir nel semestre autunnale 2016.

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