Smartphone, bovarismo ed empatia

Alla Social Media Week di Roma per parlare di libri e nuove esperienze di lettura, fra social reading, Wattpad e Betwyll. Ecco che cosa ne è venuto fuori.

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Il titolo del mio intervento alla Social Media Week di Roma si muove fra due media in apparente conflitto: il libro e lo smartphone. Il presupposto è che esista – e che sia relativamente diffusa, specie fra i cosiddetti Millennials e gli appartenenti alla Generazione Z – una nuova esperienza di lettura: la lettura al telefono. Che la gente si informi attraverso lo smartphone e che usi lo smartphone per leggere gli aggiornamenti di stato dei propri amici sui social network è qualcosa che diamo per scontato. A me però interessa un altro fenomeno: l’uso del telefono come supporto per la lettura di contenuti fino a ieri destinati ai libri tradizionalmente intesi, e in modo ancora più specifico di testi letterari e in particolare di romanzi.

Già tre anni fa, secondo una ricerca Nielsen, il 54% dei consumatori di libri negli Stati Uniti dichiarava di avere utilizzato il proprio smartphone per leggere un libro almeno una volta (ma un libro su uno smartphone è ancora un libro?). E nel 2015 il 12% degli acquirenti di libro intervistati indicava nel telefono il proprio strumento di lettura principale. Del resto il fenomeno di Wattpad è sotto i nostri occhi: una comunità di oltre 45 milioni di persone, per lo più adolescenti o postadolescenti, che leggono sistematicamente contenuti di fiction sul cellulare: racconti fantasy, storie d’amore più o meno romantiche, opere di fantascienza e molto altro.

Eppure numerose ricerche confermano che la lettura sullo schermo, a maggior ragione se questo è di piccole dimensioni, viene giudicata più scomoda e meno efficace di quella su carta anche dai giovani. Fra gli studenti, per esempio, l’opzione cartacea resta preferita a quella digitale (si vedano, in proposito, gli studi citati da Naomi Baron in Words Onscreen: The Fate of Reading in a Digital World). E questo perché la lettura su carta permette una comprensione e una memorizzazione del contenuto migliori rispetto a quella su schermo. D’altronde il nostro cervello è plastico, per cui potrebbe progressivamente adattarsi ai nuovi mezzi. In definitiva assistiamo a una serie di fenomeni ancora da valutare. Da un lato l’e-reader non ha soppiantato – neppure nei mercati più “maturi” – il libro cartaceo. Dall’altro lato lo stesso e-reader deve fare i conti con un inaspettato concorrente: lo smartphone, appunto.

Cinquemila anni di lettura

È difficile trarre conclusioni, anche perché lo scenario è in continua trasformazione. Credo che una chiave interpretativa si possa trovare cercando di collocare i fenomeni di cui oggi siamo testimoni entro una cornice più ampia, ossia all’interno di quella storia della lettura che dura da cinquemila anni. Al centro della mia riflessione c’è l’idea che la lettura non sia un’invariante antropologica. L’atto di leggere è consistito, attraverso i secoli, in pratiche fra loro molto diverse. E l’evoluzione di tali pratiche è intimamente legata alla storia del libro. A sua volta la storia del libro non va intesa solo nei suoi aspetti strutturali. È anche storia dei processi di diffusione e consumo dei contenuti librari. Dobbiamo insomma fare una storia del libro che non si riduca a bibliologia. Ciò che ci troviamo a osservare oggi rappresenta solo la tappa più recente di un percorso cominciato molto tempo fa, quando il libro era assai diverso dal libro moderno.

Infine dobbiamo considerare un altro tipo di interdipendenza: quello tra la forma del libro – vale a dire il libro per come esso è fatto, distribuito e consumato – e il sistema letterario. Quest’ultimo è organizzato in generi: l’epos, la poesia lirica, il romanzo ecc. Un genere è una forma codificata, ma al tempo stesso in continua evoluzione. Ebbene, la storia di un genere non si può disgiungere dalla storia degli strumenti di trasmissione degli oggetti testuali in cui tale genere si materializza. Gli strumenti di trasmissione dei testi sono parte del sistema letterario.

Che cos’è il romanzo? In quale contesto si è affermato e a che cosa è storicamente servito? A queste domande, cui teorici della letteratura, scrittori e lettori hanno dato risposte di volta in volta diverse, se ne aggiunge una nuova: il romanzo può conservare la propria riconoscibilità oggi, adattandosi a nuovi strumenti di trasmissione e rimanendo sé stesso? Ci sono tre immagini che, lette in sequenza, mi sembrano emblematiche di una evoluzione: dall’invenzione del libro moderno, che è il presupposto materiale alla nascita del romanzo (XVI secolo) al grande sviluppo del romanzo borghese fra XVIII e XIX secolo; dalla decostruzione del romanzo borghese stesso (XX secolo), la quale ha nella stagione postmoderna il suo atto conclusivo, fino alla narrativa su Wattpad (XXI secolo).

Da Aldo Manuzio a Gustave Flaubert

La prima immagine è quella dell’uomo con un libro verde, ritratto da Giorgione intorno al 1500. Il quadro – di straordinaria intensità – è significativo per molte ragioni. Intanto nell’anonimo personaggio riconosciamo le fattezze di un giovane borghese, forse un commerciante veneziano. E questo è il primo messaggio: i libri non sono più privilegio del clero e della nobiltà, ma diventano prerogativa e simbolo di affermazione sociale della borghesia. Inoltre, di quali libri stiamo parlando? Non gli ingombranti codici che hanno affollato (si fa per dire!) gli studi monastici e le corti di tutta Europa nel Medioevo. Il libro verde corrisponde a una nuova concezione di libro: pratico, maneggevole, lontano tanto dall’estetica religiosa quanto da quella del gotico internazionale.

Giorgione-Giovane-con-il-libro-verde

Viene in mente la forma dell’enchiridion (letteralmente: «che sta in una mano»), concepita proprio a Venezia da Aldo Manuzio all’inizio del XVI secolo. Il quadro di Giorgione testimonia la nascita del libro moderno: un oggetto maneggevole, disponibile in migliaia di copie a costi ragionevoli, facile da leggere perché normalizzato sul piano tipografico (Manuzio uniformò l’uso della punteggiatura, della numerazione delle pagine, degli indici e di altre cose che oggi ci sembrano scontate). Senza un libro siffatto, il sistema letterario al cui centro si collocò, nei secoli successivi, il genere del romanzo non sarebbe neppure immaginabile.

La seconda immagine è quella di una donna che legge, nel dipinto di Jean-Honoré Fragonard datato fra il 1773 e il 1776. Eccola, l’esperienza della lettura borghese pienamente realizzata: un’esperienza privata, consumata entro le mura domestiche, endofasica (appare ormai lontana l’epoca in cui il testo scritto era sottoposto a vocalizzazione da parte del lettore), infine aperta anche alle donne. Fra XVIII e XIX secolo si legge per il piacere di immergersi in una dimensione esistenziale alternativa, sospendendo l’incredulità nei confronti della fantasia dell’autore e anzi ingaggiando una competizione fra quella fantasia e la propria immaginazione.

donna che legge Jean-Honoré Fragonard

Ovviamente questo modo di leggere ha le sue patologie. Una di esse è il bovarismo, ossia quell’atteggiamento psicologico che privilegia l’elaborazione fantastica, al punto di sostituire la realtà con i contenuti letterari, vissuti come più appaganti. La dimensione esistenziale alternativa cessa di essere un territorio da esplorare, per ricavarne un arricchimento e un surplus di consapevolezza. Essa diventa il luogo in cui rifugiarsi, nell’illusione di scampare alle dure repliche della vita. È quello che succede alla protagonista di Madame Bovary, il capolavoro di Gustave Flaubert del 1857.

Se una notte d’inverno un lettore

La terza immagine è quella di Italo Calvino che legge. Calvino si colloca alla fine di una parabola. O meglio: agisce in una stagione di intensa elaborazione, anche teorica, in cui si ritiene di dover portare a compimento la decostruzione del grande romanzo borghese. Secondo me Calvino lavora per salvare il romanzo, non per celebrarne la morte. Egli si interroga sulle condizioni che possono rendere il romanzo ancora fungibile nel XXI secolo. E le fissa, queste condizioni, nelle sue Lezioni americane. Esse sono dense di premonizioni positive per il romanzo del nuovo millennio.

Italo Calvino che legge

Ma c’è di più. In modo quasi profetico, Calvino comprende che la sfida non riguarda solo lo scrittore. Una sfida speculare tocca al lettore, cui è dedicato il romanzo per me più bello di Calvino: Se una notte d’inverno un viaggiatore. Da un lato Calvino suggerisce l’impossibilità non solo di scrivere, ma anche di leggere un romanzo nella sua forma tradizionale, con un inizio, uno sviluppo e una conclusione, con una cifra stilistica unitaria e riconoscibile. I numerosi tentativi di leggere in questo modo si rivelano, per il protagonista di Se una notte d’inverno un viaggiatore, altrettante false partenze. Ogni volta è necessario ripartire da capo. E ogni nuovo incipit ci allontana dal punto in cui ci eravamo interrotti.

Oltre a ciò, Calvino presagisce i conflitti determinati dalla saturazione di tempo e spazio che contraddistinguono la condizione postmediale contemporanea. Questi conflitti ci impediscono di leggere come la donna dipinta da Fragonard: nella solitudine della nostra stanza, isolati dal resto del mondo e totalmente immersi nella dimensione esistenziale alternativa della narrazione.

Le tre dinamiche di Wattpad

Torniamo così al punto da cui siamo partiti, ovvero all’esperienza della lettura in un ambiente come Wattpad, e dunque alle possibilità e ai limiti insiti in un’esperienza simile. A me sembra che vi siano almeno tre dinamiche incontrovertibili.

La prima dinamica è costituita dalla frammentazione del tempo della lettura in una serie di brevi episodi. Leggere in mobilità e con uno smartphone significa approfittare degli spazi di volta in volta disponibili: cinque minuti in attesa dell’amico in ritardo, un quarto d’ora mentre si viaggia sull’autobus, altri cinque minuti a scuola, fra una lezione e l’altra. In questo senso la logica seriale, cui è improntata tutta la produzione disponibile su Wattpad, è di aiuto.

La seconda dinamica riguarda la convergenza culturale, ovvero l’integrazione di contenuti, stili e personaggi che tiene insieme Wattpad con altre piattaforme mediali: cinema, televisione, videogiochi. Su Wattpad tale convergenza è praticata da chi scrive – forse anche inconsapevolmente – e premiata da chi legge.

Infine Wattpad ci parla della irresistibile spinta di chi legge a impossessarsi del materiale letterario disponibile per commentarlo e rielaborarlo, senza troppi complessi di inferiorità nei confronti degli autori. Siamo in sostanza testimoni di una progressiva diminuzione di rilevanza della paternità dei testi pubblicati sulla piattaforma. L’unicità dell’autore perde gran parte del suo significato. Identificare chi ha generato un testo conta meno degli obiettivi di chi si trova a manipolarlo, l’originale e le sue intenzioni contano meno della copia, la produzione è meno significativa della postproduzione.

wattpad

Wattpad contiene una serie di lezioni per un’altra piattaforma, nata dall’esperienza della comunità di Twitteratura e dalla crisi di Twitter. Mi riferisco a Betwyll, per il momento disponibile in versione beta e concepita per rispondere a una sfida impellente. L’obiettivo non è inventare il genere letterario che soppianterà il romanzo e che si farà leggere sugli smartphone di domani. Ciò che ci interessa è costruire un ambiente che renda la lettura online in comunità – il cosiddetto social reading – un esercizio ricco, profondo e gratificante. Si tratta di tenere insieme le funzioni cognitive della lettura tradizionale, che rischiano di andare perdute nell’esperienza mobile, e la capacità di produrre empatia, merce anch’essa sempre più rara all’interno del macchinismo di Facebook.

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