#Proverbi a New York

Alla conferenza Peripheral Matters, organizzata dagli studenti del Dipartimento di Letterature Comparate alla City University di New York, ho presentato #Proverbi come un esperimento che ha aiutato a riflettere sulle periferie linguistiche dell’italiano.

#Proverbi

I miei colleghi del Dipartimento di Letterature Comparate del Graduate Center della City University New York hanno organizzato venerdì 27 ottobre la conferenza Peripheral Matters. Si è trattato di una conferenza interdisciplinare il cui obiettivo era riflettere sul significato abituale che associamo al concetto di periferia come una dipendenza del centro, di qualità sostanzialmente inferiore. Al contrario, non solo il rapporto tra centro e periferia può essere ribaltato, ma la periferia stessa si rivela spesso territorio di feconde contaminazioni. Un concetto che, come i vari partecipanti hanno dimostrato, vale in moltissimi e diversi campi, dalla lingua alla storia all’architettura alla musica.

#Proverbi: un progetto tra centro e periferia della lingua

Nel mio caso, ho pensato che il progetto #Proverbi potesse essere presentato come un interessante caso studio di intersezione tra il centro e la periferia della norma linguistica italiana, ovvero tra l’italiano standard e i dialetti. #Proverbi è stato un progetto caratterizzato da molte particolarità. Innanzitutto, è stato proposto a una comunità di parlanti italiani da un gruppo di studenti americani che, come ci hanno dichiarato, erano interessati ad approfondire i dialetti grazie all’aiuto di parlanti italiani. Dunque, tre approcci linguistici si intersecavano: italiano, dialetti italiani e inglese. Inoltre, gli studenti di Harvard che l’hanno organizzato hanno deciso, insieme a TwLetteratura, di stimolare la partecipazione con un’ulteriore contaminazione: quella stilistica dell’OuLiPo, le cui regole dovevano essere seguite dai partecipanti.

Per queste ragioni, ho pensato che l’analisi di alcuni dei twyll dei partecipanti sarebbe potuta essere utile per riflettere su come il tradizionale rapporto tra centro e periferia linguistica sia stato, se non del tutto invertito, quantomeno leggermente modificato. Per questo, importante è stato l’utilizzo di una app come Betwyll che, basandosi sui meccanismi dell’interazione tipici dei social network e sulla sintesi dei 140 caratteri, ha da un lato dato grande rilevanza ai twyll di tutti e dall’altro ha obbligato i partecipanti a essere sintetici e precisi.

La forma si reinventa in un twyll

Ho quindi mostrato una selezione di alcuni dei twyll a mio parere più significativi, che mi hanno permesso di mostrare innanzitutto la combinazione di lingue diverse. A partire dall’originale dialettale, infatti, i partecipanti hanno twyllato mescolando italiano, inglese, latino e altri dialetti, reinterpretando creativamente l’aspetto linguistico dell’originale. Invece, altri twyll che ho mostrato mi hanno permesso di dimostrare la rielaborazione creativa del contenuto originario, che è stato accostato ad altri proverbi, in italiano o inglese, ma che è anche stato rielaborato accostandolo a riferimenti culturali più o meno famosi: Pinocchio, le cookie policies che incontriamo sui siti web, gli avvertimenti e i divieti, l’elezione di Donald Trump, il mito della caverna di Platone e anche Nanni Moretti.

Parlare di #Proverbi è stato quindi un modo di dimostrare come l’utilizzo del Metodo TwLetteratura consenta di lavorare non solamente sul contenuto ma anche sulla forma linguistica dei testi che si leggono insieme, rivelandosi utile proprio per il suo approccio diretto al testo e per la partecipazione libera dei partecipanti.

Il video del mio intervento è disponibile a questo link.

Chiasmi conferenceIuri Moscardi (@IuriMoscardi) – Classe 1986, camuno, laureato in Lettere Moderne a Milano, scopre grazie alla tesi Cesare Pavese e un po’ se ne invaghisce. Grazie a Pavese scopre la twitteratura, che crede sia un modo nuovo e fantastico di avvicinarsi ai libri e scoprirli. È dottorando di ricerca negli Stati Uniti. Nel tempo libero legge molto e tifa Juve.

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