#TwInferno: a tu per tu con Dante su Betwyll

#TwInferno è il progetto di social reading ideato dalla professoressa Paola Salatto con cui, dal 9 al 29 aprile, abbiamo letto su Betwyll sei canti dell’Inferno dantesco. La professoressa ci spiega come è nata l’idea e i risultati raggiunti sul piano della didattica.

#TwInferno_PaolaSalatto

#TwInferno è stato il progetto didattico in Creative Commons con il metodo TwLetteratura dedicato ai canti I, III, V, X, XIII e XXVI della cantica. Da cosa è nata la scelta di selezionare questi sei canti?

Ci sono capolavori della nostra letteratura in parte “guastati” dalla necessità di doverli riassumere, commentare e vivisezionare tra i banchi di scuola. Intendendo sperimentare un approccio più personale e diretto con la parola di Dante, ho pensato che sarebbe stato produttivo ridurre la mole della proposta e privilegiare quei passi che, con tutta probabilità, in classe erano stati già affrontati dalla gran parte dei fruitori di Betwyll. Certo, sarebbe davvero interessante respirare la Commedia nella sua interezza, o almeno osare tagli più ampi. Chissà, prima o poi…

Come ha lavorato con i suoi studenti?

Con la terza, classe che ha partecipato con più interesse alla lettura dell’Inferno, si è proceduto più o meno di pari passo con il lavoro proposto a scuola: si affrontavano parafrasi e commento in classe, mentre a casa i ragazzi erano sollecitati a sperimentare e commentare in modo personale. Il canto di Pier della Vigna, però, sul loro libro non è antologizzato e lo abbiamo affrontato direttamente in classe attraverso Betwyll. I loro twyll, in questo caso, hanno preceduto la mia lezione ed è stato piuttosto stimolante. I twyll sono stati prodotti direttamente sull’applicazione, magari con l’ausilio di appunti presi in classe, ma non era un presupposto necessario.

Ai ragazzi di seconda, che avevano per Dante il ricordo di quanto fatto alla scuola media, ho semplicemente presentato i diversi canti con brevi introduzioni in classe: a casa dovevano leggere il testo e inserire twyll in modo spontaneo, meno guidato. L’indicazione era di sperimentare rime, assonanze e figure retoriche e alcuni di loro si sono divertiti a mettersi in gioco. In classe si dava eventualmente spazio a domande o commenti a voce.

Quale aspetto dell’interazione social pensa che abbia coinvolto maggiormente i ragazzi?

Sicuramente i ragazzi si sono sentiti incuriositi dalla proposta, attirati dalla semplicità di utilizzo della app, invogliati dalla possibilità di utilizzare il proprio smartphone o il tablet per un lavoro scolastico. Inoltre, dopo un primo imbarazzo, molti di loro si sono sciolti e hanno messo in atto competizioni spontanee… Dunque, credo si siano persino divertiti, cosa che dubito sarebbe accaduta con l’abituale lavoro di classe.

Da insegnante, qual è il risultato che ha ottenuto con Betwyll e che invece non avrebbe ottenuto con la didattica tradizionale?

Senz’altro quello di mettersi a tu per tu con la parola dantesca, riuscendo a cogliere delle implicazioni che magari con lo studio scolastico non sempre passano. Inserire un twyll significa di necessità affrontare la terzina e muoversi su suggestioni personali che arrivano da lì, senza il filtro imposto da un prof. Anche chi ha provato a “costruire” con meno naturalezza i propri commenti, saccheggiando la rete in cerca di parafrasi già pronte, ha dovuto scegliere cosa cercare, selezionare un pensiero, appropriarsene e incastrarlo nello spazio di un twyll. Credo che, per alcuni, potrebbero restare tracce insospettabili di questo incontro.

Paola Salatto – Si laurea in Lettere Moderne nel 1999 all’Università degli Studi di Siena con una tesi dedicata a Federigo Tozzi, di cui approfondisce l’opera durante il Dottorato di Ricerca in Italianistica, conseguito nel 2003 presso l’Università di Perugia, e che continua a studiare negli anni per lavori saltuari e per inesausto innamoramento (attualmente sta curando l’edizione critica di Giovani). Abilitata all’insegnamento presso la Scuola di Specializzazione dell’Università di Pisa, si trasferisce in Brianza nel 2006, dove lavora come docente di lettere nella secondaria di primo grado fino al 2016-2017. Attualmente insegna all’Istituto Tecnico Hensemberger di Monza, dove, chiacchierando con la prof.ssa Anna Volpi, scopre con interesse la Twletteratura.

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