Musei e stereotipi

Come contrastare il pregiudizio nei luoghi della cultura e innovarne le pratiche? Un’intervista ad Anna Chiara Cimoli e Maria Chiara Ciaccheri di ABCittà.

museums and stereotypes

Un kit antipregiudizio per i luoghi della cultura

Giovedì 27 settembre al Polo del ‘900 di Torino, ABCittà presenterà il kit antipregiudizio realizzato nell’ambito del progetto #Ventotene. Comunità, cittadinanza e identità europea. Potete raccontarci quali sono gli obiettivi del kit e anticiparci qualcosa sull’esito di questo percorso? 

Da tempo pensavamo a un kit agile, di semplice utilizzo, che stimolasse innanzitutto la riflessione su se stessi e sui propri automatismi. Siamo partiti dall’esperienza di ABCittà (attraverso Biblioteca Vivente e tutto il lavoro svolto nelle periferie, nelle carceri, nelle scuole) riflettendo in particolare sui luoghi della cultura, chiamati a rinnovare le proprie pratiche e linguaggi in un’ottica di maggiore consapevolezza della complessità in cui siamo immersi.

Sappiamo bene che il primo passo per combattere il pensiero stereotipato, infatti, è proprio la consapevolezza dei propri meccanismi di pensiero, e la constatazione che nessuno, proprio nessuno è immune dallo stereotipo: sociologi, psicologi, antropologi, neuroscienziati ci hanno spiegato che è un meccanismo di difesa antico, con una sua funzionalità.

Abbiamo voluto testare le attività sui cui si basa il kit – relative alla relazione fra una persona e il suo aspetto fisico, alle scorciatoie del pensiero (i “bias”), alla complessità dell’identità di ciascuno, e così via – con diversi interlocutori, sia ragazzi che adulti. Questo sia per sperimentare la bontà delle attività, sia per raccogliere stimoli, dentro la cornice metodologica della progettazione partecipata con cui ABCittà lavora da molti anni. Abbiamo lavorato con classi di liceo (l’Einstein di Torino e il Gobetti di Genova), operatori museali (Castello d’Albertis di Genova), gruppi misti di adulti alcuni dei quali con background migratorio (Bagni Pubblici di via Agliè) e operatori sociali (ARCI Liguria). Da ogni workshop abbiamo tratto suggerimenti, indicazioni, nuovi stimoli. Abbiamo raccolto anche utili critiche: a questo serve progettare in modo partecipato.

All’incontro del 27 settembre abbiamo invitato profili con diverse professionalità, tutte caratterizzate dall’atteggiamento sperimentale: Cristina Cilli del Museo di Antropologia Criminale “Cesare Lombroso”, Edi Bufalini e Gianluca Truppa del Servizio LGBT del Comune di Torino, Emanuele Russo di CIFA e Alessandra de Antonellis di Parole O_Stili. Ci sembra fondamentale che luoghi della cultura, dell’educazione, della politica
condividano intuizioni ed esperienze.

Musei e stereotipi: un corso internazionale

Il tema della rottura degli stereotipi, in particolare nei luoghi della cultura, vi sta molto a cuore, tanto da dedicargli una full-immersion internazionale che si svolgerà a Torino a fine ottobre. Com’è nato Museums and Stereotypes e perché è necessario fare formazione su questo tema?

Il corso Museums and Stereotypes nasce insieme all’associazione portoghese 4iS-Plataforma para a Inovação Social, all’interno del progetto Tandem Europe. Tre anni fa, infatti, abbiamo partecipato alla prima edizione di questo programma di scambio fra manager culturali, entrando in contatto con una realtà affine ad ABCittà per metodi e ambiti di lavoro. Insieme, nel corso di questi anni abbiamo sviluppato sia in Italia sia in Portogallo diverse attività – soprattutto di formazione – legate all’innovazione museale per il sociale, ambito rispetto al quale il tema degli stereotipi e dei pregiudizi risultava estremamente coerente.

Del resto, se per la società civile si tratta di un argomento sempre più necessario di corretta percezione del reale e delle differenze, per il museo rappresenta un ambito di ricerca e sviluppo imprescindibile legato a temi centrali della rappresentazione e dell’interpretazione. E se il museo vuole essere la misura delle cose, l’archivio di quello che riteniamo più di valore e rappresentativo, sarà davvero imprescindibile sperimentare al suo interno tutta la correttezza possibile.

Quali idee derivano dalle cose che vediamo? Quali associazioni implicite sono suggerite dagli oggetti esposti? Quanto le didascalie usano parole corrette? sono solo alcune delle domande alle quali molti musei di tutto il mondo stanno cercando risposta, offrendo un contributo attivo alla prevenzione delle discriminazioni. Nonostante una certa diffusione soprattutto in quei paesi in cui si parla molto di parità dei diritti, mancano occasioni formative specifiche sul tema. Il corso cerca così di colmare questa assenza, coinvolgendo docenti internazionali che consentano ai partecipanti di associare a una strutturata comprensione teorica strumenti e strategie virtuose.

Contro gli stereotipi: buone pratiche europee

A livello europeo, quali sono le esperienze più virtuose cui istituzioni e realtà culturali possono ispirarsi nell’adozione di strategie e pratiche non discriminatorie? 

La progettualità europea su questi temi è sempre più articolata, anche a partire dalla forte spinta offerta dal Consiglio d’Europa. Due delle esperienze più alte cui facciamo spesso riferimento sono promosse, non a caso sono, proprio da questa istituzione: si tratta di Biblioteca Vivente e del progetto AntiRumor di Barcellona.

Il primo nasce in Danimarca negli anni ’90 e rappresenta uno strumento per favorire il dialogo con persone vittima di pregiudizio: anche ABCittà lavora con questo metodo da molti anni. Il secondo, invece, è un progetto nato dall’intuizione di Daniel de Torres (fra i docenti del corso Museums and Stereotypes) della Municipalità di Barcellona ed è volto a ridurre in modo diffuso le dicerie (i rumor, appunto) utilizzando media diversi e coinvolgendo centinaia di volontari.

Di fatto i progetti esistenti sono molti eppure spesso disarticolati. In ambito museale è sempre più diffusa la definizione di nuovi percorsi interpretativi che ragionino sulla collezione tenendo un focus aperto anche su questi temi; un taglio tanto più efficace quanto capace di agire in modo intersettoriale e incrociare quanti più ambiti di differenza possibili. Un caso forse interessante, perché molto diverso dal contesto italiano, è quello che vede il National Trust britannico impegnato in un progetto volto a valorizzare le storie LGBT dei proprietari di ville e tenute storiche.

Museums and Stereotypes: le iscrizioni sono ancora aperte

A chi si rivolge il corso e cosa bisogna fare per iscriversi?

Museums and Stereotypes si rivolge a professionisti museali, educatori, artisti, insegnanti, operatori culturali: pensiamo che il tema del pregiudizio e dello stereotipo debba essere oggetto di una formazione costante e aggiornata da parte di profili professionali diversi, e ci interessa la presenza di corsisti con background differenziati, purché interessati al museo come oggetto privilegiato di studio. Abbiamo già ricevuto candidature da molti paesi del mondo, dalla Mongolia al Canada al Ruanda: siamo molto contenti perché evidentemente il corso va a riempire un vuoto avvertito da molti. Speriamo che possa essere la prima tappa di un percorso più lungo.

Tutte le informazioni sull’iscrizione, nonché l’application form, si trovano sul sito del corso (la scadenza è il 21 settembre).

Maria Chiara Ciaccheri - DidascalieMaria Chiara Ciaccheri è consulente, formatrice e facilitatrice per diversi musei, istituzioni e associazioni con particolare interesse rivolto al coinvolgimento di pubblici adulti e con disabilità. Ricercatrice e progettista indipendente, si occupa di accessibilità cognitiva, progettazione partecipata e di strategie per facilitare l’apprendimento al museo. Da anni collabora attivamente con ABCittà. Nel 2013 ha completato il Master in Learning and Visitor Studies in Museums and Galleries presso l’Università di Leicester (UK) e, l’anno successivo, ha vinto un bando per un visiting program negli Stati Uniti mappando quasi un centinaio di best practice per l’accessibilità dei musei.

Anna Chiara CimoliAnna Chiara Cimoli è una storica dell’arte specializzata in Museologia all’École du Louvre di Parigi. Dopo un dottorato al Politecnico di Torino e una decina di anni di lavoro nell’ambito della ricerca storico artistica, ha lavorato presso la Fondazione Arnaldo Pomodoro e successivamente per la casa editrice FMR-Art’è. Dal 2001 collabora con ABCittà, di cui è socia. Si occupa di musei e diversità culturale, progettando e conducendo laboratori per varie istituzioni, fra cui il Museo del Novecento e il MUDEC di Milano. Dal 2012 al 2015, nell’ambito del progetto MeLa*-European Museums in an age of migrations, ha studiato i musei delle migrazioni e le retoriche dell’inclusione sociale. È appassionata di educazione, con un’attenzione particolare alla peer education e al contrasto del pregiudizio.

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