#TwSposi a Parigi

Alla conferenza internazionale “Les Fiancés detournés”, l’analisi delle parodie dei Promessi sposi ha mostrato l’attualità del testo di Manzoni: l’intervento di Iuri Moscardi su #TwSposi.

#TwSposi-Parigi

La conferenza internazionale “Les Fiancés détournés. Transpositions, parodies et déformations des Fiancés de Manzoni du XIXe siècle à nos jours” ha richiamato a Parigi studiosi da tutto il mondo per riflettere sulle parodie dei Promessi sposi di Alessandro Manzoni. La conferenza è stata organizzata dall’ELCI, l’Equipe de Littérature et culture Italiennes dell’Università Sorbona, in collaborazione con l’Istituto italiano di cultura di Parigi, il Centro Nazionale di Studi Manzoniani di Milano e l’Université Franco-Italienne. I lavori si sono svolti giovedì 15 novembre all’Istituto di Cultura e venerdì 16 alla Maison de la Recherche della Sorbona.

La parodia come segno dell’attualità di Manzoni

La conferenza, come dimostra il programma, voleva approfondire i “travestimenti” subiti dal capolavoro di Manzoni dall’Ottocento fino ai giorni nostri. In quanto classico, la fama del romanzo e la sua ampia diffusione popolare hanno suscitato fin da subito opere derivate: quadri, sculture, riduzioni teatrali, imitazioni, balletti, opere liriche, film, canzoni e fumetti. Tra queste, le parodie sono state le più numerose perché la notorietà di un’opera ne incoraggia il rifacimento scherzoso.

A rifare il romanzo hanno pensato innanzitutto altri scrittori: il prof. Mauro Novelli, vicepresidente del Centro Nazionale Studi Manzoniani, ha mostrato nelle parodie del “povero Renzo” la satira del contadino lombardo, mentre la prof.ssa Valeria Giannetti ha descritto gli echi manzoniani nelle Confessioni di un italiano di Nievo; Sabina Ghirardi ha invece analizzato la parodia di Guido da Verona, forse una delle più famose, e Alessandro Gazzoli quella più recente – alla Twilight – dei Promessi morsi. Con il prof. Andrea Fabiano abbiamo approfondito il rapporto dei Promessi sposi con la musica, con Simona Lomolino quello con balletto, pittura e musica, con Simona Munari quello con il radiodramma in francese e infine con Martin Ringot abbiamo apprezzato l’ironia dei Promessi sposi in dieci minuti degli Oblivion su YouTube.

Passando al cinema, il prof. Fabio Danelon ci ha parlato di un trattamento del romanzo pensato da Pasolini con Ennio De Concini, mentre Valentina Sturli ha paragonato Alberto Sordi e Paolo Villaggio come maschere televisive di don Abbondio. Con la prof.ssa Francesca Malagnini abbiamo compreso le differenze delle edizioni illustrate, a partire dalla edizione “quarantana” e definitiva del romanzo in cui le immagini di Francesco Gonin completavano il testo, mentre Alberto Brambilla ha analizzato il lavoro di Emilio Isgrò, che ha cancellato porzioni del testo fornendone una interpretazione visiva. Infine, è stata la volta del fumetto: Adriana Vignazia e Laura Fournier Finocchiaro ci hanno mostrato i punti di contatto tra il testo originale e le parodie Disney dei Promessi paperi e dei Promessi topi.

#TwSposi e la contaminazione social

Il mio intervento, dal titolo “#TwSposi, un matrimonio che s’ha da fare”, è stato inserito nel panel dedicato a cinema, televisione e Internet. Ho analizzato il progetto #TwSposi, il primo con cui TwLetteratura coinvolse direttamente scuole e insegnanti e che si svolse dal 25 novembre 2013 al 18 marzo 2014. Ho pensato che il #TwSposi si adattasse bene al tema del convegno, anche se ho cercato di mettere in luce come il filo conduttore di tutta la nostra ‘riscrittura’ Twitter non fu la parodia ma piuttosto la contaminazione di stili, registri, media e persino ruoli, poiché l’idea su cui si basa TwLetteratura permette – con i social network – di rimescolare i ruoli tradizionali di autore e lettore. Anche se TwLetteratura è simile a quelle operazioni che creano un second screen di film o programmi TV, non è un progetto statico e passivo di ricezione ma si pone al confine tra testo e lettura. Ognuno dei partecipanti diventa autore del proprio contributo, espresso via Twitter in maniera originale e non solo come commento o riassunto.l L’obiettivo però non è riscrivere il testo dell’autore ma – restandovi sempre fedeli tramite la lettura – riscoprirlo, esprimendo la propria personale ricezione del testo letterario.

Per fare questo, fondamentale è stato Twitter che ha consentito una partecipazione così attiva, innanzitutto grazie agli account Twitter dei personaggi del romanzo. I partecipanti a #TwSposi potevano discutere di stile e morale con @Manzoni_Ale, appassionarsi alle vicende di @TwLuciaM e @Tw_Renzo (di cui ho mostrato i tweet dell’intenso scambio dopo la “notte degli imbrogli”), convertire anzitempo @TwInnominato oppure confessarsi via DM con @FraCristoforoTw. Questa vicinanza con il personaggio, proprio perché avvertita come fittizia, ha suscitato esperimenti che la lettura del testo tradizionale non avrebbe mai permesso. Ad esempio, gli studenti di molte classi partecipanti hanno criticato il comportamento di @TwDonAbbondio, trovando nuovi paragoni per il suo essere vaso di coccio in mezzo a vasi di ferro. Al contrario, il personaggio della Monaca di Monza (alias @GertrudeTw) ha ricevuto manifestazioni di empatia: gli studenti hanno visto infatti in lei una vittima del maschilismo e dell’interesse della famiglia d’origine e, anche se non sono mancate le critiche, hanno parzialmente rivalutato la condanna morale del Manzoni, esemplificata nel famosissimo aggettivo “sventurata” che da sempre la qualifica. Inoltre, #TwSposi ha permesso ad alcune delle classi partecipanti di addentrarsi in un’analisi profonda del personaggio reale a cui Manzoni si ispirò per la monaca, twittando foto e documenti.

Ognuno degli account dei personaggi si è comportato come un attore, attenendosi al copione scritto da Manzoni. Al tempo stesso, però, in assenza di un vero palcoscenico, l’unico strumento concesso al personaggio era la voce, da esprimere in messaggi scritti di 140 caratteri. Una sfida ma anche una risorsa, che ha avvicinato gli studenti alla lettura stimolandoli a fare proprio il contenuto del romanzo adattandolo al proprio tempo. Come nel caso di #TwSposi/08/Addio, quando gli studenti di due scuole – una di Reggio Calabria e una di Messina – hanno coinvolto @TwLuciaM in una versione contemporanea del suo Addio ai monti in cui, invece del Lago di Como, la terra da salutare era il Mezzogiorno e a partire erano tutti coloro che ancora oggi devono abbandonarlo per cercare lavoro altrove.

Letteratura e social: un matrimonio che s’ha da fare

Nel mio intervento ho tentato di dimostrare che le opportunità offerte da Twitter per #TwSposi hanno reso la lettura molto più piacevole favorendo l’immedesimazione e la partecipazione.  Su Twitter non esistono gerarchie prestabilite ma ogni account e ogni tweet sono uguali a tutti gli altri. Questo ha favorito la partecipazione di chi, in altri contesti, si sarebbe sentito in difficoltà perché giudicato (pensiamo, in primo luogo, agli studenti). Inoltre, ho parlato non a caso di contaminazione perché Twitter offre la possibilità di introdurre foto, video e link, allargando il campo dei riferimenti intra ed extratestuali.

Se tutto questo è avvenuto, se cioè Twitter si è rivelato un ambiente così favorevole al commento creativo ma attento del testo, è stato perché un’esperienza come quella offerta da TwLetteratura può essere studiata all’interno della teoria della ricezione del testo letterario, della quale è una variante diversa perché “attiva”. Se infatti la teoria della ricezione postula una ricezione passiva da parte del lettore, in questo caso ognuno dei partecipanti è chiamato a dare forma scritta alla propria ricezione del testo letterario. Si tratta quindi, secondo me, di un’operazione da studiare con attenzione e per questo ho scelto di incentrare la mia ricerca di dottorato sui progetti di TwLetteratura.

Chiasmi conferenceIuri Moscardi (@IuriMoscardi) – Classe 1986, camuno. Si laurea in Lettere Moderne a Milano, scoprendo grazie alla sua tesi Cesare Pavese, da allora divenuto uno dei suoi chiodi fissi. Grazie a Pavese scopre anche TwLetteratura, che crede sia un modo nuovo di avvicinarsi ai libri e di (ri)scoprirli. Per questo la sua ricerca di dottorato alla CUNY di New York (dopo un Master in Italianistica a Indiana University, Bloomington) è incentrata proprio sulla twitteratura come nuova forma di ricezione del testo letterario. Collabora a TwLetteratura come project manager, oltre a scrivere per giornali di carta (La Stampa, Giornale di Brescia) e online (Il Lavoro Culturale, La Voce di New York). Nel tempo libero legge molto e tifa Juve. Su Twitter è @iurimoscardi e ha un blog con il curiosissimo nome de Il Tubero.

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