Letteratura e nuovi media: Paolo Massari

Nel suo libro Letteratura e nuovi media, Paolo Massari dedica un intero capitolo alla TwLetteratura. Iuri Moscardi l’ha intervistato per noi.

letteratura e nuovi media

Hai appena pubblicato il volume Letteratura e nuovi media. Come la scrittura cambia dimensione, frutto dei tuoi studi di dottorato. Come mai hai ritenuto necessario approfondire il rapporto tra letteratura e nuovi media e soprattutto all’interno di quale cornice metodologica e critica lo hai approfondito?

La letteratura occupa uno spazio minimo nella dimensione infinita e inesauribile dei social media. Ho avuto interesse a conoscerlo e capirlo sia perché sono rimasto sorpreso dalla sua stessa esistenza, sia perché si trattava di un campo di indagine totalmente inesplorato, instabile e con una riserva possibile di risposte ma soprattutto di domande. La cornice metodologica di cui mi sono servito è stata necessariamente molto vasta e ha richiesto la combinazione di diversi approcci: dalla critica letteraria alla linguistica testuale, dalla filosofia alla semiotica. Rispetto all’impostazione generale aggiungo che si sono rivelati fondamentali due abbandoni. Il primo contro il rischio di incappare negli abbagli tipici di un determinismo tecnologico ormai superato, e che in questo caso avrebbe portato ad un’esaltazione inappropriata dei contenitori multimediali. Il secondo funzionale a evitare le chiusure nette e aprioristiche di chi rifiuta di accettare ogni idea possibile di contatto tra letteratura e nuovi media. Entrambi gli abbandoni si presentano come facili tentazioni che possono portare sulla cattiva strada chi si avventura in un lavoro di ricerca come il mio.

Nuovi media e scrittura

Passiamo ora al sottotitolo, che si focalizza sulla scrittura. Come mai hai voluto approfondire proprio la parte di creazione e produzione per affrontare un argomento che solitamente viene studiato invece nell’ottica della ricezione da parte dei lettori?

L’obiettivo era proprio tracciare una prima panoramica di particolari fenomeni di linguaggio e forme di scrittura che esistono solo in quanto conseguenze della letteratura e che riguardano in prima persona autori e lettori. Grazie ai social media, ad esempio, il lettore che ne ha le competenze può interagire con i testi e con gli autori in modo inedito, arrivando talvolta persino a trovare forme nuove per interi segmenti narrativi. La dilatazione dei confini testuali, la perdita della definitezza dei ruoli, non più immutabili e ben determinati, di scrittore e lettore: in tanti casi gli esperimenti che mi sono trovato ad analizzare hanno dimostrato di contenere in sé caratteristiche e meccanismi che non si sono originati certo dentro a un algoritmo o grazie a Facebook e a Twitter, ma che erano stati indagati e approfonditi già da tanti studiosi del Novecento.

Hai dedicato un intero capitolo del tuo lavoro alle “riscritture” su Twitter e alla metodologia impiegata da TwLetteratura con Betwyll, la app per il social reading. Tale metodologia si potrebbe considerare come la fusione di singolo e community, influenzando praticamente ogni funzione dell’opera letteraria. Quale aspetto ti ha colpito maggiormente, a livello di indagine scientifica, e quale invece ritieni sia più utile e importante?

Trovo che la TwLetteratura rappresenti, prima ancora che una possibilità di scrittura ipertestuale, anche una nuova modalità di lettura, per certi versi più completa e consapevole. È come un divieto a sonnecchiare sulle pagine: i lettori sono chiamati non solo a fare delle scelte, ma anche a prendersi la responsabilità di agire su un testo letterario, di dargli corpo in un’altra dimensione, per tornare al tuo accenno al sottotitolo del mio libro. Non ci avevo pensato: mi viene da dire che in qualche modo la TwLetteratura possa arrivare quasi a rappresentare un tentativo nobile di superare la “vergogna prometeica” evocata così lucidamente da Günther Anders, quel sentimento di profondo disagio e prostrazione che finisce per rendere l’uomo subalterno ai prodotti meccanici che lui stesso ha creato. La TwLetteratura come riscatto possibile per i tanto vituperati social media? Chissà.

Twitter o Facebook?

Nel tuo libro analizzi diversi esperimenti che mescolano letteratura e nuovi media: per esempio, citi progetti svolti su Twitter e altri su Facebook. Quale dei due social secondo te ha le migliori caratteristiche per potere effettivamente influenzare la scrittura, ovvero la produzione del testo?

Anche questa è una bella domanda, a cui però non so rispondere con certezza. Credo che sia Facebook che Twitter abbiano ospitato in questi anni tanti esperimenti utili per tenere viva l’attenzione sulla letteratura e sui libri. Nel suo Il grado zero della scrittura, Roland Barthes fa un paragone che mi ha sempre colpito molto, che dice: “La Letteratura è come il fosforo: brilla di più nel momento in cui tenta di morire”. Non possiamo stabilire quanto oggi si tenga viva anche grazie ai social, questo saremo in grado di dirlo solo tra qualche decennio. Resto scettico però sull’idea che questi spazi possano davvero influenzare così a fondo – anche se forse in parte è già successo – la produzione del testo letterario. E poi penso una cosa: non c’è il pilota automatico, si tratta di strumenti che funzionano più o meno bene a seconda di chi li usa.

Paolo Massari - Letteratura e nuovi mediaPaolo Massari è nato nel 1988 e lavora da anni nell’ambito della comunicazione istituzionale digitale. Nel 2017 ha conseguito un Dottorato di ricerca in Italianistica alla Sapienza di Roma con una tesi sperimentale sul rapporto tra letteratura e nuovi media. Alla Sapienza collabora con la cattedra di Letteratura Italiana Contemporanea come cultore della materia. Ha pubblicato diversi saggi su riviste letterarie come “Avanguardia” e “L’Illuminista” e nel volume a più mani “Roma, punto e a capo”, occupandosi in particolare di Cesare Zavattini e Curzio Malaparte.

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