TwLetteratura va al cinema

Con TwLetteratura va al cinema il social reading incontra il cinema d’animazione. Ce ne parla Mauro Brondi, curatore del progetto realizzato in due istituti comprensivi romani.

TwLetteratura va al cinema

Con TwLetteratura va al cinema abbiamo applicato per la prima volta il metodo del social reading al linguaggio del cinema di animazione. Quali sono, a tuo giudizio, i principali risultati raggiunti?

Partiamo da una premessa e cioè che film e romanzo sono testi, e in quanto testi possiamo studiarli e analizzarli in modo molto scientifico e rigoroso, ma anche giocare con loro. E questo è quello che abbiamo fatto in classe con gli studenti. Abbiamo preso testi filmici, li abbiamo guardati in classe per poi ritrovarli divisi in sequenze sull’app Betwyll, pronti per essere commentati e ‘riscritti’ dagli studenti.

Abbiamo iniziato con pillole di Storia del Cinema d’Animazione, per poi completare il percorso con La Freccia Azzurra  di Enzo d’Alò, un capolavoro del cinema d’animazione prodotto da Lanterna Magica. Abbiamo commentato personaggi, storia, racconto, in maniera molto coinvolgente proprio perché sull’app, grazie a un lavoro precedente di divisione del film in sequenze e inquadrature, i bambini ritrovavano tutti i punti centrali dell’opera.

Credo che il primo risultato raggiunto sia proprio quello di aver entusiasmato e coinvolto gli studenti perché il progetto ha permesso ai bambini di avvicinarsi ai personaggi e alle storie scrivendo i commenti quasi come se fossero dentro al film, con la sensazione di partecipare appunto ad una vera e propria ‘riscrittura’ del film stesso. Da un punto di vista educativo, è un’esperienza importante perché la comprensione del testo non passa da un riassunto o da un commento astratto, “scollegato” dal contesto, ma dalla precisa individuazione del punto che si vuole descrivere e commentare in un doppio percorso di ricerca e di critica.

L’altro risultato raggiunto è quello di poter parlare a tutti gli effetti di social reading applicato al cinema in maniera strutturata: credo si tratti della prima esperienza assoluta di un percorso formativo in tal senso, almeno in Italia. Lo strumento di Betwyll si è rivelato perfetto per inaugurare una nuova formula di studio collettivo del film in versione social che credo ora possa essere sperimentato su più livelli, con altre scuole elementari ovviamente, ma anche con i licei o in ambito accademico, su altri film, autori e generi cinematografici.

L’importanza di educare all’immagine

Perché il cinema può essere uno strumento educativo importante per i bambini della scuola primaria? E per quale motivo è importante educare alla fruizione delle immagini in un’era in cui viviamo tempestati dalle immagini?

L’immagine oggi non è solo fruita ma è anche, e soprattutto, prodotta. Solo qualche decennio fa il processo era più lungo e in parte più complesso: i bambini disegnavano ma con discreta difficoltà passavano ad utilizzare una macchina fotografica o una videocamera. Per produrre immagini c’era bisogno di tempo. La fotografia, ad esempio, la scattavi ma poi andava sviluppata. Anche le riprese fatte con la videocamera, per vederle, andavano collegate al televisore o trasferite prima su una videocassetta. Tutto questo permetteva anche lo sviluppo di un certo senso “critico” ed “estetico” che in qualche modo si alimentava con l’attesa. Oggi invece tutti noi produciamo e scambiamo immagini in tempo reale, tramite gli smartphone, e le giovani generazioni considerano tutta questa produzione del tutto “naturale”. Per questo è importante educarli all’immagine intesa sia come prodotto culturale, linguistico, storico, sociale ma anche come fatto privato.

Inoltre, credo sia importante lavorare sul “senso” delle immagini, e quindi sul loro linguaggio. Solo conoscendone il linguaggio possiamo essere pienamente consapevoli del messaggio che riceviamo o lanciamo agli altri. Come se noi volessimo comunicare in una lingua solo perché abbiamo a disposizione delle parole, senza conoscerne la grammatica o il senso. Sarebbe assurdo, è evidente. Eppure oggi ci sentiamo tutti autorizzati a produrre immagini, utilizzandole, sentendo questa produzione come “naturale”. Ecco, proprio su questo concetto di “naturalezza”, che può certamente essere positivo, si deve riflettere oggi, partendo dai grandi esempi della storia del cinema, che contiene tutto il nostro sapere (tecnico e intellettuale) in fatto di immagini in movimento.

Il cinema per la scuola

Credi che l’Italia, un paese che ha una grande tradizione cinematografica, faccia abbastanza per tutelare e promuovere la settima arte, in primo luogo a partire dalle scuole e dai luoghi di formazione?

Il bando Cinema per la Scuola di Miur e Mibac – che, fra l’altro, ha permesso proprio la sperimentazione e la realizzazione di questo nostro progetto – ha certamente inaugurato un percorso virtuoso e importante del quale si sentiva l’esigenza da anni. Credo che il bando abbia finalmente “sdoganato” il cinema a scuola come fatto culturale ed educativo in sé. Troppo spesso infatti il cinema è stato usato come semplice corollario o accessorio di materie per approfondire un argomento altro, senza mai andare in profondità su cosa significasse veramente quel film in quanto prodotto culturale e opera artistica. Finalmente invece il Cinema entra a scuola in quanto Cinema, per approfondirne il linguaggio e il suo funzionamento, tecnico e artistico, conoscerne la storia e i suoi autori. Ovviamente si può e si deve fare di più. Credo ad esempio che, insieme alla musica, il cinema potrebbe e dovrebbe essere una materia obbligatoria, ad esempio nelle scuole secondarie di primo grado. Se ci pensiamo è una materia di studio che unisce insieme scienze, tecnologia, arte e tecnica, per cui potrebbe essere una materia scolastica perfetta e trasversale per diversi indirizzi, non solo per quelli artistici e umanistici.

Un format da replicare

Ora che il progetto volge al termine, quali sviluppi pensi possa avere questa esperienza, in Italia e all’estero? In quale direzione si muoverà a riguardo l’attività del Centro di Cooperazione Culturale di Torino?

Credo e spero che l’esperienza del social reading al cinema sia solo all’inizio, anche perché il progetto adesso potrebbe muoversi in tante direzioni diverse. Si potrebbe ad esempio replicare e allargare nell’immediato futuro questo stesso percorso realizzato su La Freccia Azzurra di Enzo d’Alò a più scuole elementari italiane, con appuntamenti di visione “social” e commenti collettivi da realizzarsi lungo un intero anno scolastico. Ma il progetto potrebbe avere anche una vita all’estero in chiave europea, in inglese o in più lingue, studiando e promuovendo il cinema europeo. La sperimentazione potrebbe allargarsi anche ai licei e alle università, ma anche ai festival del cinema e alle piattaforme online. Abbiamo inaugurato un metodo e uno strumento utile non solo per lo studio del cinema, ma soprattutto per provare a ritrovare una dimensione collettiva della visione che oggi si rischia di perdere con il diffondersi delle piattaforme e della distribuzione online. Se vedere un film oggi può essere un’esperienza fatta in “solitaria” davanti a uno schermo di un computer o di un televisore di ultima generazione, parlarne e commentarlo implica condivisione e collettività, e il social reading al cinema può essere una delle risposte a questa umana necessità. 

Mauro BrondiMauro Brondi, laureato in Lettere e Filosofia presso l’Università degli Studi di Torino, si occupa da quasi vent’anni di progettazione e management culturale in qualità di docente e project manager. TwLetteratura va al cinema è un progetto realizzato con l’Istituto Comprensivo di Monterotondo e l’Istituto Comprensivo Dalla Chiesa in collaborazione con il Centro di Cooperazione Culturale di Torino e Lanterna Magica. L’iniziativa è realizzata nell’ambito del Piano Nazionale Cinema per la Scuola promosso da Miur e Mibac.

            

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